It - Capitolo Due, la recensione: ritorno a Derry 27 anni dopo

La seconda parte dell'adattamento del romanzo di Stephen King si dimostra un horror maturo e coinvolgente, trasposizione ancor più efficace della prima.

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Nell'estate del 1988 i Perdenti guidati da Bill Denbrough riuscivano a ricacciare nel buco infernale da cui era fuoriuscito l'inquietante Pennywise il Clown, affrontandolo nelle fogne di Derry. A seguito di una lunga caccia terminata nei meandri dei Barren, in quella che si credeva essere la tana del Pagliaccio Ballerino, i Perdenti vincevano le loro paure con una volontà solitamente irrintracciabile in bambini di quell'età, assistendo alla fine di un lungo e terrificante incubo.
Alla fine di tutto, una promessa, suggellata col sangue: ritornare in città semmai un giorno Pennywise fosse tornato a palesarsi per saziare nuovamente la sua fame. Si salutavano (e ci salutavano) così, Bill, Richie, Beverly e gli altri: giurando di rivedersi in caso di pericolo, come dei veri eroi, consapevoli del loro ruolo all'interno di un disegno ben più grande di loro, figlio di un raro e inestimabile legame d'amicizia capace di salvare vite e di mettere una volta per tutte la parola fine all'ingordigia di IT. Ventisette anni dopo, quel momento raggiunge tutti i protagonisti come un vero fulmine a ciel sereno, scatenando emozioni e ricordi repressi rispondendo alla chiamata di Mike Henlon, l'unico di loro rimasto a Derry con un solo, terribile messaggio da riferire: "È tornato!".

I frutti maturi dell'orrore

Rispetto al primo, riuscito ma a suo modo innocuo capitolo di questa mastodontica operazione di adattamento del romanzo di Stephen King, IT: Capitolo Due è un film che muta forma e intenzioni di genere al mutare dei suoi protagonisti. Che fosse più maturo lo si intuiva già dai trailer, eppure non era quantificabile l'effettivo distacco stilistico dal capitolo precedente, che nella sua costruzione si presentava come un progetto del tutto introduttivo a qualcosa di più denso, grande e stratificato, sia in senso visivo che contenutistico.
Vedendo finalmente questa seconda parte ci si rende conto di quanto in effetti mancasse all'adattamento una formula narrativa su piani temporali alternati, esattamente come quella di King pensata per il libro. Nonostante mantenesse inalterato lo spirito e il cuore del romanzo, il primo film analizzava e ricopriva sostanzialmente una minima parte della storia, dovendo inoltre giostrarsela in uno slalom di scelte cinematografiche per eludere con lungimiranza il possibile effetto doppelganger con il secondo capitolo. I soli protagonisti bambini funzionavano alla grande e anzi, il film si reggeva interamente sulle loro spalle e su alcune trovate visive molto interessanti, da soft horror misto a cinema d'avventura per ragazzi alla Goonies.

Era IT ma edulcorato e sintetizzato, a fronte di un'operazione venduta come drastica suddivisione dei due piani temporali che - a ben guardare - non è poi così risoluta. Il nuovo film di Andy Muschietti contribuisce infatti a ricoprire con una leggera aura di inutilità il film precedente, dimostrandosi con le sue quasi tre ore di durata (2 ore e 49 minuti tondi) e l'alternanza narrativa 1988 - 2015 una diretta e finalmente completa trasposizione dell'opera originale, persino più fedele al clima orrorifico e immaginifico del romanzo, cose di cui effettivamente IT: Capitolo Uno era risultato mancante.

C'è più angoscia e una struttura jump scare che finalmente fa davvero schizzare sulla poltrona lo spettatore, come un brivido improvviso che arriva con la paura e culmina in una liberatoria risata isterica. Esteticamente parlando, poi, l'aumento del budget e la volontà di rendere tutto più maturo e spaventoso, allontanandosi da quel clima goliardico e giocoso con cui i bambini affrontano la vita, hanno aiutato IT: Capitolo Due a riproporre sul grande schermo alcune delle sequenze più violente ed esplicite del romanzo e a inventarne addirittura di nuove (una in particolar modo davvero raggelante).

Appare tutto formalmente al posto giusto, con idee visive, compromessi e cambi d'adattamento estremamente validi e funzionali, questo anche grazie alla passione con cui lo stesso Muschietti si è avvicinato a un progetto tanto pericoloso, capace di rimodellare alcuni aspetti più critici del libro senza tradirne l'essenza, rifacendosi a un concetto di entropia cinematografica che - specie nelle trasposizioni - ammette un disordine fisiologico generale partendo dalla struttura originale. E poi ci sono loro: i Perdenti adulti che non fanno rimpiangere nemmeno per un secondo le controparti adolescenziali.

Losers stick together

Come spiegavamo, in IT: Capitolo Due tornano i protagonisti bambini del primo film, e la trovata per riproporli sul grande schermo a due anni di distanza dal loro "momento" è quella di approfondire quella parte dell'estate del 1988 in cui i ragazzini si sono separati dopo un grande litigio. Non è in alcun modo la più sostanziosa, né è paragonabile in termini di "run time" alle parti con i Perdenti adulti, ma nella loro specifica individuazione (e cioè sempre e comunque in relazione ad affrontare Pennywise in solitaria a turno) danno modo di esplorare parte del passato di Bill, Richie, Ben, Mike, Beverly, Eddie e Stan così da correlarlo direttamente al presente e alla loro ultima battaglia. Ovviamente tutti i piccoli protagonisti sono ancora una volta eccezionali, così come d'altronde lo sono le loro versioni adulte, su tutti il Richie Tozier di Bill Hader (che ha uno dei cambi più importanti) e l'Eddie Kaspbrak di James Ransone con i loro continui battibecchi, le psicosi, le battute e le paure meglio esternate degli altri. C'è da sottolineare comunque la perfezione dell'intero casting e delle idee legate al loro ammodernamento: da un James McAvoy davvero in parte nel ruolo di Bill, capace anche di gestire una balbuzie che sembra reale, fino alla grande espressività della Beverly Marsh di Jessica Chastain, che è anche protagonista di una delle sequenze con più sangue dai tempi dell'ascensore di Shining, gestita inoltre magistralmente lato visivo e creativo dal regista, il cui occhio dà qui ancora più soddisfazioni rispetto al passato.

Al netto di un taglio più orrorifico, di un impianto stilistico meglio calibrato per il genere, per l'età adulta dei protagonisti e di una riuscita tendenzialmente superiore al primo film, le uniche perplessità che permangono sono legate in parte alla durata, che poteva risparmiarsi parti di girato "ridondante" per asciugare delle lungaggini un po' fini a loro stesse, e in altra parte a un terzo atto completamente stravolto rispetto al romanzo pur rispettandone nomenclatura e senso. Ci sono le Luci Mortali, c'è il Rito di Chud e c'è la Vera Forma di IT, ma pur mantenendo intatto il senso e il nome di ogni elemento costitutivo della fine della storia, Muschietti e la produzione decidono di non osare fino al limite esasperato dell'adattamento, tirando un po' i remi in barca proprio verso la fine e modificando al cuore e con astuzia tutta una serie di fattori che potrebbero far storcere il naso ai puritani e ai fan di vecchia data, persino irritarli.

A nostro avviso sono scelte coerenti con la direzione del progetto, che pur essendosi trasformato in un horror meno acerbo e più impattante resta comunque un titolo che non giustifica totalmente la presenza di quell'agognato Rated-R, senza contare la paura dei produttori di non riuscire a superare gli esorbitanti incassi del primo capitolo, piaciuto anche agli estimatori di Stranger Things proprio grazie al suo stile orrorifico ma edulcorato dall'avventura per ragazzi.
In definitiva IT: Capitolo Due teme meno del Capitolo Uno la violenza esplicita e i virtuosismi di forma, dimostrandosi un adattamento capace di rispettare le grandi aspettative del pubblico, che siamo certi lo amerà con le dovute riserve. È un film più profondo e articolato rispetto a quello di due anni fa, a tratti più attento al dramma dei protagonisti e alle loro relazioni, anche se a mancare è l'effetto nostalgia e quella incantata leggerezza che descrive il ricordo di un'estate, per quanto terribile e dolorosa.

IT Capitolo Due Il ritorno dei Perdenti a Derry in IT: Capitolo Due è un ultimo viaggio tra i sepolti ricordi d'infanzia che, nelle meccaniche e nella forma, si dimostra un horror più complesso e spaventoso del primo film. Andy Muschietti ha più coraggio nello sperimentare giochi visivi dal concept più elaborato ed efficace, mentre i protagonisti adulti sono perfetti nelle loro parti, su tutti Bill Hader nel ruolo di Richie Tozier e James Ransone in quelli di Eddie Kaspbrak, complice il loro rapporto disfunzionale, agli antipodi, pieno di battute e confronti. Fa più paura, questa seconda parte, perché più matura, articolata, e meglio radicata nel genere d'appartenenza, decisamente più lontana dall'avventura per ragazzi alla Goonies o Stranger Things, nonostante si avverta qualche vibrazione commediata, come d'altronde sensibilità tipica di un horror jump scare. La psicologia e la drammaturgia dei personaggi sono infine in linea con il resto del progetto, che non delude assolutamente le aspettative ed è pronto a catapultare il pubblico in una Derry ancora più cupa e tossica, finalmente vicina ad essere liberata dal male incarnato rappresentato da Pennywise il Clown. Si spera per l'ultima volta.

8

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