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Isola nera Recensione: su Netflix un mystery privo di idee e personalità

L'arrivo sull'isola di una nuova insegnante che nasconde inquietanti segreti è al centro di un mystery poco riuscito.

Isola nera Recensione: su Netflix un mystery privo di idee e personalità
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Amrum, un'isola appartenente al gruppo delle Frisone Settentrionali sulla costa tedesca del Mare del Nord: questo è il luogo scelto per le riprese di un film che cerca di farsi forza proprio sull'ambientazione, mettendo in scena una storia di stampo mystery, che ricalca molte produzione cinematografiche e televisive di un passato più o meno recente.

Scritto e sceneggiato da Miguel Alexandre, regista molto attivo sul piccolo schermo teutonico, Isola nera vede un cast di protagonisti più o meno giovani che si muovono all'interno di una storia atta a catalizzare l'attenzione di un pubblico eterogeneo fin dalla sua sinossi, la quale strizzando l'occhio alle produzioni più moderne sul tema parrebbe garantire una buona dose di emozioni e colpi di scena. Ma come spesso accade, le apparenze rischiano di ingannare.

Isola nera: l'ombra del desiderio

L'adolescente Jonas Hansen vive su una piccola isola, dove accade poco o nulla di entusiasmante e la vita procede nel solito tram-tram quotidiano. Almeno fino a quando il ragazzo perde entrambi i genitori, morti in un tragico incidente stradale, e si ritrova a vivere con il nonno, con il quale ha un rapporto a dir poco contrastato per via di rancori passati.

Jonas si è da poco fidanzato con Nina, una dolce compagna di classe che è innamorata di lui fin da quando erano bambini, e il suo mondo sembra lentamente tornare ad una sorta di normalità.
Ma l'arrivo nell'istituto di una nuova insegnante, l'affascinante Helena Jung, rischia di rimettere in gioco tutte le certezze che Jonas si era finalmente costruito. La donna infatti nasconde più di un segreto e inizia con il suo allievo un gioco di seduzione che rischia di condurre a conseguenze sempre più estreme: l'isola non sarà più la stessa e così la vita dei protagonisti.

Calma piatta

L'impressione è quella di un classico titolo riempitivo, aggiunto al folto catalogo Netflix esclusivamente per "far numero" e attirare gli spettatori meno informati sulla reale qualità del prodotto. Un pubblico poco esigente potrebbe anche far scorrere senza troppi problemi gli eventi a cui assiste, ma chi è più smaliziato difficilmente finirà per interessarsi ad un film stanco che già dalla sua genesi narrativa denota una mancanza di idee e personalità a dir poco disarmante.

In Isola nera infatti tutto è già visto e rivisto e la messa in scena di stampo televisivo non fa che rendere lo svolgersi degli eventi ancora più difficile da digerire: se si escludono un paio di suggestive soggettive, la regia è piatta e incolore e segue pari passo la monotonia di una storia che già dai primi minuti si intuisce dove voglia andare a parare.

I colpi di scena risultano infatti ben più che prevedibili, così come quell'epilogo che sembra aprire nuove porte per l'ingenuo protagonista, perfetto emblema del motto "chi è causa del suo mal, pianga se stesso".
Una figura con la quale è difficile identificarsi proprio per via di una cronica mancanza di carisma, che d'altronde caratterizza anche il resto dei personaggi: la stessa figura dell'insegnante, per quanto incarnazione dell'atavico desiderio adolescenziale, non ha il fascino necessario per ergersi a dark lady di un racconto che spreca miseramente le proprie cartucce di stampo mystery nel vuoto complessivo.

Isola nera Non sorprende, non coinvolge e non soddisfa dal punto di vista qualitativo. Isola nera è un prodotto di stampo televisivo che si infila nel moderno filone mystery senza alcuna idea originale, limitandosi a riciclare in serie spunti già visti senza un minimo di personalità tale da garantirgli almeno l'onore delle armi. Il regista e sceneggiatore Miguel Alexandre pensa erroneamente che basti il fascino dell'ambientazione e dirige con il pilota automatico, senza un guizzo tensivo degno di nota, colpa da condividere con la banalità di colpi di scena che prendono a piene mani da altre produzioni a tema senza preoccuparsi troppo dell'interesse di chi guarda. Cento minuti a dir poco superflui e ingenui, dove regna la fiera delle banalità.

4.5

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