Recensione Iron Man

Ora è tempo di spargere paura per l’Uomo di Ferro

recensione Iron Man
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"Ha perso la testa? Può vedere o è cieco? Può camminare o se si muove cade? E' vivo o morto? Vedo pensieri nella sua testa [...] Ora è tempo di spargere paura per l'Uomo di Ferro". Così dicevano nell'ormai lontano 1970 i Black Sabbath, capitanati dal buon vecchio Ozzy Osbourne. E nel 2008 sull'eco di questa canzone Iron Man è tornato a spargere paura (per i cattivi) e letizia per gli appassionati dei fumetti Marvel, ma anche per coloro che non conoscendolo non perderanno l'appuntamento con lui al cinema.

Anthony "Tony" Stark è un venditore di morte o, per meglio dire nel gergo politically correct che tanto ci piace, un mercante d'armi al soldo dell'esercito americano. Spregiudicato, senza scrupoli, arrogante, donnaiolo, alcolista... non proprio una brava persona diciamo, ma comunque al timone della Stark Enterprises (che originalità!) e per questo qualcuno che conta nella mondanità americana, dove anche un armaiolo guerrafondaio può essere la persona più retta del mondo, se è schierato dalla parte del suo paese (gli U.S.A., cioè il bene per antonomasia) e organizza grandi banchetti a favore di questo o quell'ente di beneficenza. Svegliatosi dopo un incontro non troppo professionale con una giornalista, il Nostro si reca in Afghanistan per una dimostrazione di quella che, come suo padre amava definire l'atomica del progetto Manhattan da egli stesso progettata e finanziata, sarebbe stata la nuova arma da "utilizzare una ed una sola volta" per ottenere rispetto e timore (i nuovi valori sui quali la politica estera statunitense sembra basarsi). Ma si sa che non sempre i piani vanno a buon fine e Tony, nel suo convoglio corazzato, viene assalito e conseguetemente rapito da un gruppo organizzato di terroristi equipaggiati di tutto punto che, utilizzando le stesse armi del "povero" Stark, lo riducono in fin di vita e lo segregano in una grotta nelle ridenti valli di roccia e sabbia afghane. Risvegliatosi non certo in formissima, il nostro eroe capirà ben presto di non trovarsi nella sua casa di Malibù e di avere qualche problema al cuore, ora collegato ad una batteria per automobile per impedire alle schegge fuoriuscite da un razzo di penetrargli il fragile miocardio. Quello che i terroristi vogliono da lui è ben presto svelato: una copia artigianale dell'arma definitiva mostrata poco prima all'esercito dello Zio Sam, per poter continuare lo spargimento di sangue. Ed è qui che comincia la vera storia di Iron Man, dal cambiamento dell'uomo Tony Stark. Costretto a costruirsi un minigeneratore per il suo cuore (portarsi una batteria in giro non è tanto comodo) dalla potenza non indifferente (un gigajoule, ossia la potenza sviluppata da duecentosettantotto kiloWatt, capace di tenerlo in vita per molte più vite di quante un uomo possa viverne o di muovere un gigante d'acciaio di alcune tonnellate per 15 minuti), egli deciderà di ribellarsi e di non costruire il letale armamento per gli aguzzini, ma di sviluppare invece in segreto una potente armatura con la quale riuscirà a liberarsi. Tornato negli States dopo aver distrutto (o così almeno crede) la cellula terroristica, il buon Stark si ravvedrà dalle proprie cattive azioni e farà cambiare rotta alla sua azienda, ma soprattutto continuerà ad apportare modifiche alla sua invenzione, perfezionandola sempre più fino ad arrivare all'armatura rossa e dorata che tutti conosciamo. Con essa Tony si farà carico di aiutare i più deboli e di cancellare tutti gli errori che fino a quel giorno aveva commesso.
C'è possibilità per tutti di fare qualcosa, sembra dirci la morale del film, soprattutto se si è dei geni dalla mente formidabile con un patrimonio semillimitato. Ma, cosa assai importante, c'è sempre tempo per poter correggere i propri misfatti. Vuoi mettere poi farlo con un'armatura di oro-titanio?

Iron Man è un fumetto della Marvel e questo lo avrete capito notando tra gli attori Stan Lee, ormai quasi più conosciuto per i suoi cammei che per le sue produzioni cartacee. Il fumetto di Iron Man nasce negli anni settanta con un solo scopo: spingere l'opinione pubblica, soprattutto i più giovani, ad accettare la guerra al comunismo e quindi ad abbracciare con vigore l'ideale capitalistico americano contro quello bolscevico vietnamita.
Nella produzione hollywoodiana (e fortunatamente anche alla Marvel, a partire dai novanta) questo spirito bellico è capitolato in favore di una più confortante e politically correct corsa al disarmo (delle nazioni) e ricerca di una spiritualità che oramai si sta perdendo. Tony Stark farà un vero viaggio alla ricerca di se stesso nei giorni di prigionia, come un moderno Enrico di Ofterdingen di novalisiana memoria. Capisce che un uomo non è ciò che possiede, interiorizza, grazie a qualche aiuto, che se non si ha uno scopo nella propria vita non si fa altro che sprecarla. Così Iron Man (l'armatura in sè e per sè), prima fine, diviene poi mezzo per liberare la mente ed il cuore di Stark dalle proprie cattive azioni. Vedremo se poi, con i prossimi capitoli della serie filmica, Tony diventerà l'uomo disposto a tutto per arrivare ai propri scopi, come avviene ormai da più di trent'anni sulla serie a fumetti, o se l'ambiente hollywoodiano lo svuoterà dalle due parti ossimoriche del proprio carattere, magnate senza scrupoli e difensore dei più deboli.
L'opera di Jon Favreau è di tutto rispetto. Un comparto visivo curato ed accattivante, con effetti speciali così veri e naturali da far gridare al miracolo (soprattutto a chi ha letto l'eccezionale serie di albi sull'uomo di ferro "Extremis", dal quale il film riprende il mecha design), vi porterà ad una immersione quasi totale nel plot, sottolineata ed avvalorata da una colonna sonora praticamente perfetta (gli Ac-Dc nel deserto sono una chicca, per non parlare della succitata Iron Man dei Black Sabbath che ovviamente non poteva mancare). Robert Downey Jr. è Tony Stark. Uomo e personaggio sembrano coincidere, rendendo così credibilissima la recitazione, quasi naturale, di Mr. Downey, molto a suo agio nella parte del seduttore miliardario (in quella dell'alcolista...) ed anche nelle vesti del ravveduto benefattore. Da menzionare positivamente anche i personaggi secondari dell'epopea, Jeff Bridges e Gwyneth Paltrow in primis. Il film è diretto ottimamente da Favreau che riesce a mantenere in quadro sempre in maniera spettacolare ma non eccessiva l'operato dell'uomo di ferro, mettendo in luce sia l'armatura che l'uomo con lo stesso accento.
In definitiva un ottimo film da un ottimo fumetto, una pellicola che rende onore alla serie di albi da cui è tratta senza però rendersi ostica (o peggio ancora ridicola, come certe opere di marvelliana ispirazione in cui pupazzoni e uomini di gomma fanno da cornice alla mancanza di idee ed a uomini d'argento) per il neofita e quindi di facile fruizione anche per chi del fumetto non ha mai sfogliato neanche una pagina.

Iron Man Un ottimo film che non tradisce il fumetto ma lo esalta. In definitiva, insieme a pellicole quali Spider Man e Sin City, può essere posto al top delle conversioni cinematografiche di collane a fumetti e, per chi non ne ha mai sentito parlare, può essere visto come semplice opera hollywoodiana piena di stupendi effetti visivi ed azione mozzafiato. Assai consigliato, non ve ne pentirete.

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