Ip Man 4 - Finale, recensione del film con Donnie Yen

La leggenda del grande maestro di arti marziali giunge a conclusione: il quarto capitolo della saga con Donnie Yen farà sognare i fan.

recensione Ip Man 4 - Finale, recensione del film con Donnie Yen
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Per gli appassionati del cinema asiatico la figura di Ip Man, iI leggendario maestro di arti marziali che svezzò nientemeno che Bruce Lee e che morì a Hong Kong nel 1972, può essere sinonimo di due cose soltanto: The Grandmaster, uno dei tanti capolavori di Wong Kar-Wai, oppure Ip Man, con il protagonista impersonato da Donnie Yen, grandissima star orientale diventata celeberrima anche in occidente.
Se il primo è indissolubilmente legato a un certo tipo di cinema festivaliero e autoriale, il secondo è invece emblema della grande saga popolare e nel corso degli anni ha dato vita a un piccolo franchise composto da tre (ora quattro) capitoli ufficiali e uno spin-off, intitolato Master Z: Ip Man Legacy, uscito nel 2018 e che prossimamente avrà anche un sequel.

L'ultimo combattimento

È proprio Donnie Yen a tornare per l'ultima volta nella tonaca nera del maestro di arti marziali che lo ha reso celebre in tutto il mondo, e l'episodio finale - presentato al Far East Festival 2020 - non solo rende giustizia alla spettacolare saga kung fu, ma la chiude come meglio non si poteva fare.
Alla fine del precedente episodio avevamo visto il nostro Ip rimanere vedovo della sua amata moglie, morta di cancro, che lo aveva lasciato a crescere da solo loro figlio Ye He. I fan del grande maestro del Wing Chun sanno già che anche lui se ne sarebbe andato per via di un tumore, ed è proprio con la diagnosi di un male incurabile che inizia la sua ultima avventura.
Il protagonista quindi sa di avere poco tempo per assicurarsi che la vita di Ye He prenda la piega giusta, e il sogno è quello di mandarlo in America, dove ad aspettarlo c'è il suo grande allievo Bruce Lee (Kwok-Kwan Chan).
Proprio il suo rapporto con il divo del cinema, però, gli causerà problemi inaspettati.
I maestri di kung fu negli Stati Uniti non vedono di buon occhio il fatto che la star si stia umiliando facendo da insegnante agli occidentali (qualcuno ha detto C'era una volta a Hollywood?), ma per Ip Man le arti marziali non devono conoscere confini di razza o colore della pelle e lo scontro di ideali (e non solo) diventa via via sempre più inevitabile.

Il dramma, e poi ci si mena

I temi sociali come il razzismo verso gli immigrati cinesi e la necessità di Ip di affilare le sue abilità nel campo genitoriale per riallacciare i rapporti col figlio sono smaccati e diretti, e va benissimo così perché è coi pugni e con pillole di saggezza che vanno compresi e risolti.
Da questo punto di vista Ip Man 4 segue lo stesso trend dei capitoli precedenti, confezionando un problema da risolvere al centro dello sviluppo per posizionarci tutt'intorno diversi ostacoli che il protagonista dovrà superare, possibilmente a suon di calci rotanti.
Preso così rimanere delusi è semplicemente impossibile: a dirigere le coreografie abbiamo infatti il ritorno di Yuen Woo-Ping, che ha diretto lo spin-off Ip Man Legacy e che è conosciuto anche in occidente per Matrix e Kill Bill, e il suo lavoro qui è, come facilmente intuibile, sempre sbalorditivo.
Yen mette ancora una volta in mostra la sua agilità fuori dal comune ma Danny Chan nei panni di Bruce Lee gli tiene testa, riuscendo a catturare alla perfezione la nota spavalderia dell'attore e a restituire col linguaggio del corpo gli sguardi le sue movenze caratteristiche.

Insieme a Yen sullo schermo funziona alla grande, soprattutto perché la star protagonista è abbastanza saggia da non camuffare la sua età (si va per i sessanta, e lo vediamo dal viso imbolsito e dai capelli impolverati), il che aggiunge vigore alla sua interpretazione e anche una certa suspense alla trama. Ip Man, malato e ormai verso il tramonto della sua esistenza, sarà ancora in grado di reggere il confronto con i suoi avversari?

È la risposta a questa domanda che tiene il film sospeso come i meravigliosi corpi senza gravità che menano le mani immersi nella fotografia brillante di Siu-Keung Cheng, che si pone in netto contrasto coi precedenti film della serie.
Se a dominare l'immagine dei primi tre episodi erano i toni desaturati, usati per rispecchiare la depressione della Cina pre e post-bellica, qui c'è una luce diversa, molto fluo e spesso addirittura al neon, una luce da ultima speranza prima della fine.
E infatti nonostante odori di conclusione lontano un miglio, questo ultimo capitolo quel grigiore lo ripudia, è una danza del cigno più che un canto o una festa che alle battute finali sottolinea quest'ambivalenza di palette in maniera magistrale, conferendo un afflato epico al viaggio di Ip Man.

ip man 4 La leggenda di Ip Man giunge a compimento nel capitolo finale della celebre saga con protagonista Donnie Yen, una chiosa più che degna che farà sicuramente la felicità di tutti i fan grazie al perfetto mix di botte da orbi, coreografie impeccabili e un lato umano commovente. Il mix emotivo si concentra sprattutto nell'epilogo, dotato di una carica epica per niente scontata, che ribadisce con eleganza l'importanza del tramandare un racconto e conservarlo tramite i film. Ip Man 4 - Finale non poteva chiudersi meglio.

7.5

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