Recensione Ip Man 3

Donnie Yen veste nuovamente i panni del leggendario maestro di wing chun in Ip Man 3, ultima incarnazione della saga diretta da Wilson Yip che conta anche la presenza scult di Mike Tyson.

recensione Ip Man 3
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Hong Kong, 1959. Ip Man è ormai universalmente considerato come il maestro detentore del vero wing chun, ed è amato e rispettato da tutti. Con il figlio maggiore trasferitosi a Foshan per studiare, l'uomo continua la sua tranquilla esistenza con l'amata moglie e il figlio più piccolo, studente della vicina scuola elementare. Proprio la struttura viene presa di mira dagli interessi espansionistici del losco uomo d'affari afroamericano Frank, e Ip Man si troverà, insieme ai suoi allievi, a difendere alunni e professori dai tentativi di violenza e ritorsione messi in atto dagli uomini del boss. A dargli inizialmente manforte, oltre all'ispettore di polizia e suo vecchio amico Fat Po, vi è anche Cheung Tin-chi, padre di un altro dei bambini della scuola e aspirante maestro di arti marziali. Proprio le ambizioni di emergere in un campo nel quale Ip Man è considerato quasi una figura divina, spingeranno però Cheung a sfidarlo per decretare chi tra i due è veramente il migliore.

Final fight

Terzo e, almeno a leggere le dichiarazioni di Donnie Yen, conclusivo capitolo della trilogia diretta da Wilson Yip, Ip Man 3 ha fatto parlare di sé già molto prima della sua uscita: oltre ad aggiungere un tassello ad una saga ormai amatissima, diventata un vero e proprio cult del genere, questa nuova pellicola incentrata sul maestro di wing chun ha catalizzato l'attenzione per l'annunciata presenza nel cast di Mike Tyson. Che, per tagliare subito la testa al toro, si è rivelata più un furbo escamotage mediatico che una scelta narrativamente sensata: la permanenza del pugile su grande schermo raggiunge a stento i dieci minuti, e l'attesissima scena di combattimento col protagonista è tra le più deboli dell'intera visione. La figura di Frank soffre di una caratterizzazione pressoché nulla, e si va ad aggiungere ad una sceneggiatura forzata e poco plausibile, con risvolti spesso improbabili a collegare tra di loro i vari duelli. Se la prima parte, con la minaccia tangibile per la scuola e i piccoli alunni, ha infatti un minimo di costrutto, col procedere dei minuti ci si arrovella in un'escalation melodrammatica (con tanto di definitivo addio ad uno dei personaggi chiave della saga) atta solo a giustificare la genesi dei duelli marziali. Se la sceneggiatura quindi non convince, il film si dimostra ancora una volta una perfetta macchina spettacolare, con coreografie di altissimo livello (curate dal re del settore Yuen Woo-ping) che puntano, rispetto al passato, su un maggiore tecnicismo, trovando nell'armonica precisione di mosse e contromosse il suo vero punto di forza; lontano dai fasti mirabolanti, quasi wuxiapian, del secondo episodio, la maggiore concretezza dona giustizia alle abilità di Yen e di Jin Zhang nei panni dell'alleato / rivale Cheung Tin-Chi. Gli altri tratti distintivi della trilogia, come la ormai iconica colonna sonora, la presenza in una piccola parte della figura di Bruce Lee e la gestione degli affetti familiari mantengono quella sana dose di familiarità con la quale i fan andranno a nozze, anche se si sarebbe potuto osare maggiormente con una storia di più ampio ed epico respiro.

Ip Man 3 Donnie Yen veste per l'ultima e definitiva volta (a meno di sorprese) i panni del leggendario maestro di wing chun nel capitolo conclusivo della trilogia firmata da Wilson Yip. In Ip Man 3 la sceneggiatura, già in parte forzata nel secondo episodio, si rivela l'anello debole dell'operazione, con sviluppi improbabili e buchi narrativi che non rendono giustizia all'iconico personaggio, comunque assoluto protagonista degli avvincenti combattimenti: le coreografie tendono per l'occasione a una solida concretezza, prediligendo una raffinata ricerca tecnico/stilistica al mero spettacolo roboante. Non mancano ad ogni modo esaltanti scene di massa, che citano più o meno palesemente i film precedenti, e la sequenza dell'ascensore è già destinata a lasciare il segno nel filone.

6.5

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