Recensione Io sto con gli ippopotami

Il cult ecologista con Bud Spencer e Terence Hill

recensione Io sto con gli ippopotami
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Ultimo titolo del decennio '70 per la coppia Terence Hill - Bud Spencer, Io sto con gli ippopotami è uno dei film della coppia più piacevoli al ricordo, vuoi per la favola ecologista che fa da sfondo alla vicenda, vuoi per il suggestivo cambio di ambientazione rispetto ai cult precedenti, o ancora per l'irresistibile canzone portante Grau Grau, presente in più occasioni in versione strumentale e in un passaggio cantata dallo stesso Bud Spencer (con la sua vera voce). E pensare che la volontà di Mario "Terence" Girotti era quella di girare la pellicola tra i ghiacci dell'Alaska, opzione bocciata sia per problemi logistici che per intenti commerciali dal produttore Italo Zingarelli (suoi i soldi dietro il dittico di Trinità e altri successi della coppia), subentrato anche in cabina di regia in seguito all'abbandono dello storico regista Giuseppe Colizzi, ai tempi già in gravi condizioni di salute un anno prima della sua scomparsa. E alla fine la scelta del Sudafrica si è rivelata un vero e proprio valore aggiunto al carisma del racconto.

Tom & Slim

In Io sto con gli ippopotami nel 1966 nella nazione dello Swaziland Tom organizza safari per turisti, armandoli di nascosto con fucili a salve in modo che nessun animale rimanga ucciso. Al ritorno del cugino Slim, in viaggio per il mondo da diversi anni, i due si attirano le antipatie del losco uomo d'affari Jack Ormond, a capo di un imponente traffico di animali. Quando Ormond invia alcuni dei suoi scagnozzi a minacciare un medico locale, amico di Slim e Tom, che gestisce un piccolo giornale di denuncia, i due cugini si ribellano e iniziano una vera e propria battaglia contro il potere di Ormond, arrivando a liberare molti degli animali catturati dal trafficante.

Noi stiamo con gli ippopotami

Con una forta connotazione new-age, Io sto con gli ippopotami trasmette più che in altre occasioni un messaggio di fondo che, seppur nella sua ovvia banalità, trascina con una forte empatia gli spettatori in questa comedy-adventure che ricicla con gusto i punti cardine della coppia. Dalle classiche risse che vedono impegnati Bud e Terence (ritorna anche l'ormai classico pugno dall'alto verso il basso di Pedersoli) ai battibecchi tra i due, il film è ricco di situazioni che strappano risate e sorrisi, trasportando verso un finale di grande impatto visivo ed empatico nella liberazione liberatoria di decine di animali. Zingarelli gestisce al meglio l'affiattamento tra i due protagonisti, non disdegnando scene e gag ispirate: dalla sequenza del casinò (dove Hill è "sostituito" nei giochi di carte dal prestigiatore Tony Binarelli) al momento in cui Slim si fa trasportare da Tom fingendosi svenuto, le situazioni gustose non mancano di certo. E se si gioca, senza malizia e "cattiva" ironia, su certi stereotipi della cultura africana, è anche vero che il bad guy è esclusivamente l'uomo bianco, interpretato in quest'occasione dal massiccio Joe Bugner, già apparso in altri film di Bud. Il fascino dell'ambientazione, tra foreste e deserti, e la presenza costante della variegata fauna africana (le scene coi leoni sono state girate non senza rischi dagli stessi Spencer e Hil) contribuiscono ancora maggiormente a rendere la visione un must nostalgico che non risente il peso degli anni.

Io sto con gli ippopotami Bud & Terence "volano" in Sudafrica per un'avventura esotica di stampo ecologista che ripropone il classico mix di risate, sganassoni e buoni sentimenti, ampliato qui però da una maggior varietà nell'ambientazione e in una trama, seppur in parte scontata, che strizza l'occhio all'avventura più gustosa. Io sto con gli ippopotami è la solita ricetta vincente, un po' più speziata del solito, diretta con rigore e una certa inventiva dallo storico produttore Italo Zingarelli e accompagnata dal contagioso motivetto sonoro di Grau Grau.

8

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