Recensione Io sono Mateusz

Dalla Polonia la toccante storia di una vita nata 'silenziosa', e in costante lotta per la proria ri-affermazione

recensione Io sono Mateusz
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Mateusz è solo un bambino quando gli viene diagnosticata una paralisi cerebrale che gli precluderà non solo di camminare ma anche di comunicare con il resto del mondo. All'occhio esterno questa sua incapacità di parlare, dialogare, farsi capire, verrà sbrigativamente (soprattutto dai presunti esperti ‘in materia') associata a uno ‘stato vegetale'. Nonostante ciò, il padre e la madre di Mateusz continueranno a interpretare tutto quello che nel figlio sembra indicare un meta-linguaggio, una capacità di empatia e sinergia in contrasto con quel suo presunto stato ‘inanimato', e dunque a coinvolgerlo quanto più possibile nelle attività famigliari. Sarà infatti proprio la loro gioia e il loro affetto genitoriale a garantire a Mateusz un'esistenza tutto considerato normale e serena, incurante di quel suo modo ‘diverso' di stare al mondo. Molti anni dopo, poi, la ‘svolta'. Dopo essere stato costretto a soggiornare (quando la famiglia non sarà più in grado di seguirlo) presso una struttura adibita all'accoglienza dei disabili mentali, degli esami specialistici riveleranno come in realtà Mateusz sia in grado di comprendere e - a suo modo - comunicare. Una scoperta assai ‘sconvolgente' che riabiliterà in parte non solo l'esistenza del ragazzo (permettendo infine la riaffermazione di Io sono Mateusz), ma anche quella di tante altre esistenze che come lui che appaiono agli occhi del mondo ‘parlante' come ‘spente', e che invece non lo sono affatto.

L’imprevedibile virtù dell’ottimismo

Dalla Polonia arriva Io sono Mateusz, diretto dal regista Maciej Pieprzyca (già autore di numerosi lavori largamente apprezzati) e basato sulla storia vera (quella di Przemek) di un vita ‘bollata' come incapace di intendere e di volere e poi riscopertasi assolutamente capace di farlo. Un film che segue la falsa riga di molti altri film che hanno portato sul grande schermo storie di vite fortemente limitate da un punto di vista fisico, psichico o entrambi (viene da pensare a opere celebri come Buon compleanno, Mr. Grape, Lo scafandro e la farfalla, ma anche a tantissimi altri lavori che hanno indagato il valore dell'autismo piuttosto che di sindromi più specifiche come quella di Asperger - Il mio nome è Khan o Adam). Non a caso tutte opere che tendono a ristabilire sin dal titolo la preminenza di un nome, di un'esistenza che ha il diritto come tutte di esprimersi. Io sono Mateusz dal canto suo ha nell'approccio al tema la ferma volontà di vedere la luce che si nasconde dentro una vita apparentemente buia. Grazie soprattutto al lavoro straordinario fatto dai due attori protagonisti Dawid Ogrodnik e Kamil Tkaczris (forse ancor più sorprendente la prova d'esordio di questo piccolo attore in un ruolo fisicamente e psicologicamente così complesso) rispettivamente nei panni di Mateusz piccolo e Mateusz adulto, la storia di Mateusz assume il profilo di un dramma rischiarato dalla voglia di vivere e dal sorriso nascosti dietro a quello sguardo e a quei tic spesso - per il mondo esterno - assai difficili da decifrare. Il film ripercorre questa difficile ma intensa parabola umana attraverso un grande flash back tramite cui Mateusz può dare voce a quei suoi pensieri rimasti lungamente inespressi, raccontandoci la disperata voglia di uscire da quel silenzio, il suo inesauribile interesse verso il sesso femminile (tanto da stilare una classifica dei ‘davanzali' più interessanti), e l'alternarsi di stati d'animo che fanno parte della sua come di tutte le altre vite al mondo. Maciej Pieprzyca sceglie dunque la giusta chiave (quella interiore) e la giusta tonalità per un film che poteva invece rivelarsi molto più scontato e lacrimevole, e che invece cavalca con apprezzabile originalità e sincerità il tema di una diversità apparente che ha il diritto di essere compresa, partecipata, specie in un mondo dove il diverso è sempre visto con sospetto e paura e mai come un potenziale arricchimento. Un film che sin dal titolo mira a restituire identità e voce al suo protagonista, costretto per alcuni lunghissimi anni della sua vita a non poter rivelare chi veramente fosse, e a sottolineare quella mirabile motivazione esistenziale che può spesso essere il vero discriminante nelle nostre vite e che - parafrasando l'ultimo premio oscar - potremmo definire L'imprevedibile virtù dell'ottimismo.

Io sono Mateusz Già forte dei numerosi riconoscimenti ottenuti (al Polish Film Awards 2014, e al 36° Festival des Films du Monde di Montreal), Io sono Mateusz del regista polacco Maciej Pieprzyca racconta (basandosi sulla storia vera di un ragazzo definito ‘vegetale’ e poi riscopertosi invece tutt'altro) il limite umano attraverso l’inaspettata capacità di superarlo grazie all’ottimismo e alla voglia di credere, in sé stessi così come nell’altro. Un film intenso ma dall’impianto volutamente non drammatico che ci ricorda come a volte anche le piccole abitudini del nostro vivere possano rappresentare per altri l’obiettivo di una vita. Ciò che a gran parte di noi appare scontato, sarà infatti per il protagonista del film una grande conquista, quella di poter finalmente riaffermare il semplice fatto di esistere: “Io sono Mateusz”. Cogito ergo sum.

7.5

Che voto dai a: Io sono Mateusz

Media Voto Utenti
Voti: 3
7.3
nd