Io Sono Leggenda, la recensione: l'ultimo uomo sulla Terra

La storia dell'ultimo uomo sulla Terra raccontata in Io Sono Leggenda, la nostra recensione.

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Precursore

Uno degli scrittori contemporanei che più ha saputo influenzare il panorama horror/fantascientifico degli ultimi cinquant'anni è sicuramente Richard Matheson che, con i suoi romanzi (Nato da Uomo e Donna, Tre millimetri a giorno, Al di là dei Sogni), basati sulla tematica centrale dello shock, è riuscito ad essere una fonte di ispirazione per grandi maestri come King e Romero (il famosissimo film La Notte dei Morti Viventi, è ispirato al libro da cui è tratto il film oggetto della recensione). A differenza di quello di tanti suoi colleghi, il curriculum di Matheson può vantare anche numerose sceneggiature di telefilm (ad esempio la serie cult Oltre i Limiti, trasmessa anche in Italia nel '96) nonché diversi adattamenti cinematografici.
Un autore di tale portata è sempre stato oggetto di svariate trasposizioni, scatenando un vero e proprio filone d'oro che prosegue quasi ininterrotto dal 1957 fino ai giorni nostri (Al di là dei Sogni ed Echi Mortali sono i film più recenti). Il film oggetto della recensione è il terzo adattamento di uno dei suoi romanzi più famosi, Io Sono Leggenda.

Perché Robert Neville non esce la notte?

In seguito ad un terribile virus che ha contagiato l'intero pianeta, il brillante scienziato Robert Neville è l'ultimo uomo rimasto sulla Terra. Ma non è solo. Il virus infatti non ha ucciso la popolazione del pianeta, bensì l'ha trasformata in un'orda di terribili mutanti simili ai vampiri, che si muovono solo di notte. Da più di tre anni Robert cerca di mettersi in contatto con altri sopravvissuti e di trovare una cura al virus basandosi sul suo sangue, che ne appare immune. Ma non è cosa facile, dovendosi anche difendere dalle schiere di mutanti che bramano il suo sangue.

Partire bene, finire peggio

Quando ci si trova a dover recensire un film tratto da un libro, spesso si tende ad essere eccessivamente severi, in quanto non si è mai di fronte ad una perfetta trasposizione e molte situazioni vengono letteralmente stravolte. Consci del fatto che non è possibile travasare l'intero contenuto del libro, quello che si chiede, legittimamente, è che rimanga inalterato lo "spirito" dell'opera originaria, ed il messaggio che essa vuole trasmettere (V per Vendetta e L'Alba dei Morti Viventi di Snyder sono degli ottimi esempi). Detto questo, ci duole constatare che questa trasposizione è decisamente incompiuta, risultando ben al di sotto delle enormi potenzialità di cui è dotata.
Prima di descrivere cosa non ha funzionato, è giusto sottolineare i meriti indiscussi della pellicola. Per prima cosa, a livello registico il film è decisamente ben congegnato e, tramite l'utilizzo di inquadrature panoramiche, alternate ad altre più tremolanti e confuse, riesce nell'intento di cogliere il senso di solitudine che attanaglia il protagonista, ed a evidenziare le scene più concitate con dovizia. Ottima l'interpretazione di Will Smith che risulta verosimile nonostante la difficile prova del one-man show. Il merito principale del film però sta nel riuscire a rendere su pellicola la tematica dello shock tipica delle opere di Matheson, nelle quali anche i gesti e le azioni più banali e quotidiane riescono ad assumere un'aura inquietante, perchè continuamente rapportati con il problematico e l'ostile, e parte della psicologia di Neville, mediante degli ottimi espedienti cinematografici. Dal film infatti traspare benissimo il profondo stato d'ansia del protagonista ed il forte legame che si crea col cane Sam, risultando a tratti molto commovente.
Tutte queste buone premesse, però, vengono in gran parte affossate dai numerosi difetti che ci hanno portato a giudicarlo incompiuto. Al di là delle licenze sulla scelta del cast (il Neville del romanzo è alto e biondo) e sul riadattamento di alcuni eventi (ad esempio la presenza del cane, o il fatto che il protagonista ascolti Bob Marley al posto della musica classica), quello che più pesa sulla qualità è la pretesa di separare buoni e cattivi distruggendo lo spirito originario.
Il vero punto di forza del romanzo è una perpetua sensazione di ambiguità, che porta a riflettere sulla reale natura del protagonista e sul senso stesso della sua vita (non a caso il titolo è proprio Io Sono Leggenda). Nel film, il Neville turbato e pieno di domande sul senso della sua esistenza è stato sostituito da uno scienziato si turbato, ma costantemente dalla parte del bene e sicuro che ogni suo gesto è per una giusta causa. Questo pesante appiattimento psicologico genera altri difetti che ne compromettono ulteriormente la qualità globale della pellicola. Il primo di essi è dato dalla pessima caratterizzazione dei vampiri, che risultano dei semplici mostri urlanti con l'unico scopo di succhiare il sangue di Neville. Sebbene questo sembri un difetto da niente, realizzarli in questo modo ha definitivamente eliminato i rimorsi (misti a pulsioni sessuali represse) scaturiti nello scienziato al momento di dover uccidere donne e bambini, e perfino persone a lui molto care (è infatti stato eliminato il famoso vicino vampiro Ben Cortman). Il secondo si palesa esplicitamente nel finale, che risulta eccessivamente bigotto e patriottico anche a chi non avesse letto il libro, lasciando un amaro in bocca che non può essere cancellato facilmente.

Io sono leggenda Il film è un classico esempio di come tante potenzialità vengano mal sfruttate in favore di una vicenda banalissima e scontata. Dopo una prima parte molto sentita, lo spirito dell’opera originale viene completamente stravolto, e le belle scene presenti sono messe in ombra da troppe licenze pseudo patriottiche e religiose. Chi non ha letto il libro risulterà sicuramente affascinato dalla recitazione di Smith e dalla vicenda post apocalittica, ma per chi lo conosce e lo ama sembrerà la solita occasione mancata. Un vero peccato.

5

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