Invasion, la recensione del thriller sci-fi con Nicole Kidman e Daniel Craig

Un virus alieno si diffonde sulla Terra privando di emozioni le persone contagiate in Invasion, quarto adattamento del romanzo sci-fi di Jack Finney.

recensione Invasion, la recensione del thriller sci-fi con Nicole Kidman e Daniel Craig
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Tutto ebbe inizio con il romanzo pubblicato da Jack Finney nel 1954, al quale seguì solo due anni dopo il primo adattamento per il grande schermo, diventato un cult assoluto, L'invasione degli ultracorpi (1956). Tra gli anni '70 e '90 la storia è stata recuperata in altre due più che convincenti trasposizioni quali Terrore dallo spazio profondo (1978) e Ultracorpi - L'invasione continua (1993), fino ad arrivare nel nuovo millennio in cui la Warner Bros. decide di realizzarne una nuova versione per il pubblico contemporaneo. Nel 2007 invade così le sale di tutto il mondo Invasion, un progetto travagliato già prima del deludente incasso al botteghino: nonostante la regia affidata al regista tedesco Oliver Hirschbiegel, noto per aver filmato il solido drama-war movie La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler (2004) e qui al suo primo lavoro hollywoodiano, il final cut non venne avallato dai produttori che decisero di rendere più action la sceneggiatura e girare scene aggiuntive affidandole agli allora fratelli Wachowski e a James McTeigue. Scelta che ha probabilmente compromesso il risultato finale, a cominciare dagli stessi risvolti narrativi. La trama vede un virus di origine aliena diffondersi a macchia d'olio tra la popolazione mondiale, con gli infetti che vengono privati delle emozioni dal DNA extraterrestre. Una bella psicologa, con l'aiuto dell'amico dottore, cerca di salvare il figlioletto (affidato all'ex marito, già vittima del contagio) e al contempo di trovare un possibile antidoto...

Epidemia globale

Un film slegato, frutto delle citate controversie produttive e privo del fascino inquieto che permeava i precedenti adattamenti: la curiosità di ciò che potrebbe essere stata la visione originale del regista rimane alta, ma a conti fatti ci dobbiamo accontentare di un b-movie dal budget e dal cast sopra la media. In Invasion si respira un fastidioso senso di approssimazione che rende gli sviluppi narrativi e i relativi comportamenti dei protagonisti una forzata corsa contro il tempo alla ricerca di una cura, lasciando cadere in sottofondo le non banali digressioni etiche presenti in alcuni dialoghi, qui penalizzate in favore di una svolta da action/thriller di stampo sci-fi che sfiora più volte il ridicolo, tra rocamboleschi inseguimenti a piedi o su quattro ruote (con tanto di macchina in fiamme tranquillamente guidata dalla Kidman nell'adrenalinico finale) e un gioco di finzione che si basa su evidenti buchi di sceneggiatura. Coloro i quali sono scampati al contagio infatti cercano di nascondere le loro emozioni di fronte alla maggior parte della popolazione, ormai infettata dal virus alieno, dando vita ad un susseguirsi di sguardi seri ed impersonali atti a non svelare la momentanea immunità: sulla carta uno spunto di notevole interesse, capace di mettere anche a nudo l'essenza maligna che risiede nell'essere umano, ma messo in scena con una banalità sconcertante che trasforma il tutto in una sorta di film di morti viventi, senza gore o una sana violenza di genere che ne giustifichi almeno la componente ludica. Nicole Kidman e Daniel Craig appaiono inoltre, complici anche caratterizzazioni appena abbozzate dei rispettivi personaggi, in due ruoli figli di un vero e proprio miscasting e il lato emozionale/empatico ne viene conseguentemente meno in un racconto che non rende giustizia all'opera originale e che si affloscia definitivamente nell'implausibile epilogo.

Invasion Questo quarto e ad oggi ultimo adattamento del romanzo cult L'invasione degli ultracorpi è anche il meno riuscito, nonostante un cast e valori tecnici produttivi sulla carta di tutto rispetto. Invasion è un film figlio delle imposizioni della major, con l'idea originale del regista Oliver Hirschbiegel mutata in corsa con cambiamenti di sceneggiatura e riprese aggiuntive atte a dare un'impronta più action all'operazione: peccato che in questo modo il risultato non convinca né nella fase drammatica/psicologica, appena accennata, né in quella spettacolare/sci-fi con una tensione pressoché assente e uno stantio susseguirsi di inseguimenti sempre più improbabili. La stessa Kidman risulta paradossalmente più anonima dei contagiati dal virus, privi per sceneggiatura di qualsiasi emozione.

4.5

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