Recensione Into The Woods

Cosa succederà ai protagonisti delle più classiche fiabe una volta inoltratisi nel bosco? Canticchiando impareranno qualcosa di importante sulla vita e il potere dei desideri, su come il lieto fine, spesso, non sia la soluzione migliore per loro stessi.

recensione Into The Woods
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Prima che la mania di adattare e reinterpretare le favole classiche affliggesse il mondo, nell’ormai lontano e dimenticato 1987, il compositore Stephen Sondheim e il paroliere James Lapine unirono nel loro forze per creare qualcosa di davvero unico: Into The Woods, pregiatissimo musical teatrale in cui si intrecciavano alcune tra le più popolari fiabe, scelte tra quelle dei fratelli Grimm e di Charles Perrault. Da quel momento l’opera ha fatto il giro del mondo, acclamata ovunque, e si è guadagnata un posto d’onore nella memoria degli amanti del genere, come Rob Marshall, che ha già dimostrato al cinema il suo smisurato amore per il musical con Chicago. “La storia intreccia alla perfezione le canzoni emozionanti, divertenti e brillanti di Sondheim con l’intricato e sapiente libretto di Lapine, che è una rivisitazione di diverse fiabe amatissime, ed è divertente nonostante esamini temi complessi come le conseguenze dei propri desideri, il rapporto tra genitori e figli, l’avidità, l’ambizione e, più di tutto il resto, l’amore incondizionato e il potere dell’animo umano”, racconta il regista spiegando la sua scelta di riproporre oggi al cinema un lavoro come Into The Woods. Dimenticate ogni conoscenza che avete del mondo della favole, soprattutto di come Disney ve le ha raccontate, perché questa storia si prefigge di raccontare allo spettatore molto di più, di infrangere il dorato specchio del lieto fine e accompagnarci, canticchiando amabilmente, all’interno del bosco, dove tutto può succedere. “Il bosco della storia è universale e simboleggia molte cose”, afferma Marshall. “È il luogo in cui si va per inseguire i propri sogni, fronteggiare le proprie paure, perdersi, ritrovarsi, crescere e imparare ad andare avanti. Fa tutto parte delle vita. e allora ogni volta ritorniamo nel bosco, in continuazione, Into The Woods”.

Può accadere di tutto nel bosco

Il fornaio e sua moglie (James Corden ed Emily Blunt) desiderano ardentemente un figlio ma, nonostante tutti i loro sforzi, proprio non ci riescono. Forse perché la Strega (Meryl Streep) che vive nella casa accanto alla loro, dopo un torto subito dal padre del fornaio, ha lanciato una maledizione sulla loro casa. Ma la situazione si può risolvere. Tre giorni prima che la luna blu appaia nel cielo, un evento eccezionale che avviene solo ogni 100 anni, i due dovranno recuperare quattro oggetti: una mucca bianca come il latte, capelli biondi come il grano, un mantello rosso come il sangue e una scarpetta pura come l’oro. Per cercarli si recheranno nel bosco, dove il loro cammino si intreccerà con quello di Cenerentola (Anna Kendrick), Cappuccetto Rosso, Rapunzel e Jack, tutti intenti alla disperata realizzazione dei propri desideri (voluti o imposti). Ma, quando finalmente tutto sembra andare per il verso giusto, i protagonisti di Into The Woods dovranno affrontare le conseguenze di quanto desiderato, unirsi e assumersi le responsabilità delle proprie azioni, per riuscire a sconfiggere qualcosa di molto più grande (letteralmente) di loro. Solo allora scopriranno il significato di ciascuna delle loro avventure.

Mi hanno insegnato a essere affascinante, non sincero

Le streghe possono essere giuste, i giganti possono esser buoni. Decidi tu cos’è giusto, decidi tu cos’è buono”: come in ogni musical classico che si rispetti, sono le parole delle canzoni a mandare avanti la storia e a conferirle il giusto significato, il punto di vista dal quale analizzare gli accadimenti. E mai, come in Into The Woods, il destino di ognuno di questi personaggi è consegnato esattamente nelle loro mani. Dimentichiamoci di quello che Disney ci ha insegnato con tanto amore: il fato, così come crediamo di conoscerlo, non esiste, ma siamo noi stessi a forgiarlo con i nostri desideri, i tentennamenti, le insicurezze e le azioni, anche quelle che all’inizio appaiono più semplici ed innocue. E bisogna stare davvero molto attenti a cosa si desidera, perché il suo avverarsi può portare a delle conseguenze a cui, chi lo ha espresso, non ha mai pensato. Atipici, vittime degli stereotipi e accecati dai propri sogni, i personaggi che si muovono nel bosco di questo film sono degli esseri umani imperfetti, costretti a crescere e cambiare esattamente come chiunque altro.
Mescolando alcune fiabe tradizionali con la storia originale del fornaio e sua moglie, Stephen Sndheim e James Lapine hanno creato un intreccio originale e accattivante, che assolve alla perfezione al suo ruolo educativo e morale, parafrasando ogni passo compiuto all’interno dell’impervio bosco e trasformandolo in una effige delle nostra esistenza, senza però ricoprirlo di gratuiti giudizi. Ognuno segue il proprio istinto e mette in moto il cervello, per cercare di accompagnare il desiderio a giusto compimento. Cenerentola vuole essere padrona del proprio destino e il Principe, per sua stessa ammissione, è stato cresciuto per essere affascinante, non sincero: due stereotipi che si infrangono per costruire l’idea di un mondo molto più complesso di quello che abbiamo sempre creduto, dove i sogni sono belli in quanto tali ma che, una volta divenuti realtà, possono condurre a decisamente inaspettate e non sempre piacevoli conseguenze.

Destini che si scontrano

Molti i punti di forza di Into The Woods, a cominciare dalle interpretazioni dei suoi protagonisti. La storia prevede un grande numero di personaggi a formare una performance corale perfettamente sincronizzata. Tutto si intreccia alla perfezione, con il discorso parlato che si incastra a quello cantato senza mai soffrire il distacco, grazie anche al brio e alla freschezza con i quali gli attori riescono a recitare con tutto il loro corpo. Eccezionale, come previsto, la presenza scenica di Meryl Streep, capace di creare una strega talmente cattiva ed egoista da essere irresistibile; così come totalmente assurdo e pieno di sé è il principe di Chris Pine, che dimostra elevate capacità comiche e altissima ironia. A loro si uniscono Emily Blunt, James Corden e Anna Kendrick, davvero deliziosi nel dare vita ai dilemmi che guidano Cenerentola (per una volta davvero artefice del suo destino) e la famiglia del fornaio. Sicuramente più in ombra Johnny Depp nei pani di un lupo accattivante ma troppo classico per spiccare davvero all’interno di un cast fatto di contraddizioni e scoperte, macchinazioni e sfide egoistiche.
Affascinante anche il modo in cui Rob Marshall costruisce il bosco, riempiendolo di zone d’ombra che producono una luce fiabesca, di chiarori incerti e di colori che appaiono saturi e luminosi anche in pieno buio. Il tutto a donare a Into The Woods un aspetto piacevolmente patinato, irreale e leggiadro nonostante l’assoluta serietà degli argomenti trattati in profondità.
Divertente, mai banale e, a tratti, commovente, la traccia narrativa si mescola con intelligenza a quella musicale, i cui richiami echeggiano nella memoria dello spettatore per tutta la durata del film. Eppure il "ma" è dietro l’angolo: Into The Woods si divide palesemente in due parti. La prima è quella, se vogliamo, che segue una direzione più classica, dove gli eroi combattono per il raggiungimento del lieto fine. La seconda, decisamente più interessante e originale, ne mostra l’altro lato della medaglia e li costringe e fare i conti con le proprie scelte e le catastrofiche conseguenze, a crescere e comprendere delle necessarie verità assolute che servono a tutti per affrontare la vita. È nel passaggio da un percorso all’altro che la regia di Marshall inciampa, si perde e distrugge il senso di incantata sospensione dello spettatore, facendogli improvvisamente sentire il peso di un racconto forse troppo lungo, che avrebbe dovuto scegliere a quale dei due aspetti della storia dare maggiore peso e concentrarsi su di esso con ardore.

Into The Woods Perdersi nel bosco di Into the Woods è un piacere ma, a un certo punto, si inizia a pensare che non ritroveremo mai più la strada per tornare a casa. Troppi impedimenti, troppi accadimenti, troppi inceppi da risolvere: tutto diviene estremamente macchinoso e a rischio di noia. Sicuramente alla narrazione cinematografica di questo musical non avrebbe fatto male un leggero lavoro di sintesi, che mettesse in luce solo determinati aspetti della storia, piuttosto che porre il tutto sullo stesso piano di importanza. Nel compresso, però, Into The Woods procede con una sua peculiare fluidità, tra il prevedibile e il reale, portando a destinazione il messaggio finale di speranza che non si è mai veramente soli. Ovviamente, inutile dirlo, il film è sconsigliatissimo a tutti quelli che, appena un qualsiasi personaggio inizia a intonare una nota, vengono assaliti da un impreciso ma davvero molto forte senso di noia. Into The Woods è un musical nel senso classico del termine: cantano sempre, cantano tanto!

5.5

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