Instant Family, la recensione del film con Mark Wahlberg

Una coppia senza figli decide di adottare la quattordicenne Lizzie e i due fratelli più piccoli, affrontando le difficoltà dell'essere genitori.

recensione Instant Family, la recensione del film con Mark Wahlberg
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Pete ed Ellie Wagner sono felicemente sposati e hanno da poco comprato una casa, che hanno completamente rimesso a nuovo. La donna però sente che nel loro tran-tran coniugale manca qualcosa e vorrebbe adottare un bambino; il compagno, inizialmente reticente (nonostante fosse stato il primo a tirare in ballo l'argomento, salvo poi etichettarlo come una battuta), si convince dell'idea dopo aver guardato un sito internet contenente annunci d'adozione.
I due visitano così un centro d'affido dove due operatrici sociali, Karen e Sharon, guidano i potenziali genitori nei vari passaggi relativi alla scelta. Gli aspiranti mamma e papà vengono condotti in una sorta di evento all'aperto dove poter fare la conoscenza dei papabili figli adottivi, le cui età variano dalle più tenere fino a quelle adolescenziali.

Proprio qui Pete ed Ellie rimangono colpiti da una ragazzina di quattordici anni, Lizzie, la quale è conscia che per i candidati della sua età è difficile trovare persone disposte a compiere quel tipo di sacrificio.
La coppia però non si fa scoraggiare e decide di prendersi cura proprio di lei, ignorando che la teenager abbia due fratellini più piccoli, tra loro gemelli, e che la madre (in carcere per dipendenza da droga) sia intenzionata a riprenderne la custodia alla fine del periodo di detenzione. In Instant Family, tra mille difficoltà e incomprensioni, i protagonisti cominceranno a capire le difficoltà e le gioie del creare una vera e propria famiglia.

Pro e contro

Grande successo di pubblico nelle sale d'Oltreoceano, con quasi 70 milioni di dollari d'incasso (per un totale di oltre 100 con gli introiti esteri), arriva anche nei cinema italiani questa commedia familiare impostata su una narrazione leggera e su tematiche edificanti, da sempre in grado di far presa sullo spettatore medio. Non che questo sia sempre un male, visto che in quest'occasione ci troviamo davanti a un titolo relativamente fresco e frenetico in cui la pur ovvia retorica di genere risulta meno melensa del previsto, dominando la scena solo nella parte finale, in cui tutti i nodi vengono finalmente al pettine. E ad un film come Instant Family è difficile chiedere più di un mix di buoni sentimenti per grandi e piccini (il target effettivo di riferimento) e una serie di gag che giocano tutte le loro carte sull'improbabile convivenza tra i due genitori improvvisati e le piccole pesti appena arrivate a scuotere la quiete domestica.

Naturale aver puntato su una comicità fisica, soprattutto nella gestione dei due piccoli gemelli combinaguai (in particolare la bambina è al centro di alcune scenette esilaranti, con tanto di citazioni ai classici dell'horror) e su una chiave più melodrammatica nel rapporto con l'adolescente Lizzie, al centro di un difficile percorso di formazione e sempre speranzosa di poter riabbracciare la vera madre.

Gruppo di famiglia in un interno

Il regista Sean Anders, esperto del tema dopo aver firmato il dittico di Daddy's Home, parte sin dai primi minuti con un ritmo forsennato, tra dialoghi e battute al fulmicotone, pronunciate dai due protagonisti sin dall'arrivo nella nuova dimora, e una rapida introduzione ai rispettivi background, per poi concentrarsi sulle vera e propria fase preparatoria alla possibile adozione. Qui ha modo di caratterizzare le numerose figure secondarie (che compaiono nell'epilogo conciliatorio) in maniera piacevolmente caricaturale, tirando in ballo anche parodiche citazioni a titoli molto diversi tra loro come The Blind Side (2009) e Avatar (2009). Instant Family guarda anche a una certa commedia degli equivoci e non sono poche le incomprensioni che danno il via a sequenze paradossali nei loro esiti umoristici, ma anche quando si gioca con il politicamente scorretto non si spinge mai il piede sull'acceleratore, al fine di non uscire dal tranquillo seminato spacca-botteghini.

Le due ore di visione, forse una lunghezza eccessiva, regalano comunque una discreta dose di divertimento, a patto di accettare l'inevitabile lieto fine e qualche eccesso "smielato" che sono da sempre parte integrante delle produzioni commerciali del filone. Il buon ed eterogeneo cast, formato da Mark Wahlberg, Rose Byrne e dalla giovane attrice e cantante Isabela Moner (17enne ai tempi delle riprese), star televisiva di 100 cose da fare prima del liceo e prossima interprete di Dora l'esploratrice nel live-action in produzione, nei panni della peperina Lizzie, si adatta con buona duttilità ai rispettivi ruoli, tra spunti originali e altri invece stereotipati.

Instant Family Una commedia familiare sui generis che punta tutte le proprie carte sulla simpatia degli attori (Mark Wahlberg, Rose Byrne e la giovane Isabela Moner) per raccontare una storia edificante sulla tematica delle adozioni (non è un caso che prima dei titoli di coda compaia un link per informarsi sull'argomento). Instant Family diverte grazie alla rapida successione di gag e siparietti con protagonisti i genitori improvvisati e i tre figli adottivi, due gemelli di tenera età e una ragazzina adolescente, e al ritmo frenetico imposto dall'efficace regia dello "specialista" Sean Anders, ma paga al contempo l'adesione ai luoghi comuni del filone che strizzano abbondantemente l'occhio al grande pubblico nel prevedibile sentimentalismo retorico. Per due ore di visione pensate principalmente, e non poteva essere altrimenti, proprio per mamme-papà con pargoli al seguito.

6.5

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