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Insonnia d'amore, la recensione del film con Tom Hanks e Meg Ryan

Nel cult romantico diretto nel 1993 da Nora Ephron, Meg Ryan e Tom Hanks sono due inconsapevoli anime gemelle che si rincorrono contro ogni logica.

recensione Insonnia d'amore, la recensione del film con Tom Hanks e Meg Ryan
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Così come in un recente cult d'animazione quale Your Name. (2016) i protagonisti di questo film si rincorrono per tutto il tempo, senza mai incrociarsi se non in alcune scene. Certo, in quest'occasione la componente fantastica è assente ma quella "magia" continuamente citata nei dialoghi e relativa al vero amore offre comunque uno stampo favolistico in grado di conquistare il grande pubblico, soprattutto femminile.
Insonnia d'amore ha infatti incassato al botteghino nel 1993, anno della sua uscita, la notevole cifra di 230 milioni di dollari, consacrando la pellicola a vero e proprio classico moderno del cinema romantico.
La trama pigia sin dai primi istanti su un sentimentalismo tipicamente hollywoodiano, con il personaggio di Sam Baldwin che assiste insieme al figlioletto Jonah al funerale dell'amata moglie Maggie, morta in seguito a un cancro incurabile. Per dare una svolta alla propria vita, l'uomo decide di cambiare città e iniziare un nuovo percorso professionale a Seattle, dove si trasferisce in una casa sul fiume.

Diciotto mesi più tardi Jonah, vedendo il padre sempre più afflitto e depresso nell'incapacità di superare il lutto, chiama un programma radiofonico locale e fa interagire il genitore con la conduttrice, specializzata in "problemi di cuore".
La telefonata viene ascoltata da migliaia di ascoltatrici che rimangono colpite dalle parole pronunciate da Sam e tra loro vi è anche la bella Annie, una giornalista di Baltimora prossima al matrimonio con il fidanzato Walter.
La donna non è però convinta della propria relazione e diventa attratta in maniera quasi morbosa dalla conversazione udita nel talk-show, tanto che pur tra mille ripensamenti si mette in testa di dover conoscere Sam a tutti i costi. Quest'ultimo nel frattempo sta però frequentando una collega, Victoria, invisa al piccolo Jonah che fa di tutto per mandare a monte il flirt e "spingere" il padre verso Annie, della quale aveva letto una lettera da cui era rimasto piacevolmente colpito.

All you need is love

Insonnia d'amore è un'operazione incredibilmente "furba" nell'approcciarsi alle proprie platee di riferimento, proponendo tutti gli ingredienti in grado di renderla amabile a un determinato range di spettatori. La compianta regista Nora Ephron era d'altronde una specialista nell'utilizzo di una sana retorica a tema, come dimostrato anche dall'altro grande cult della sua carriera C'è post@ per te (1998), dove aveva nuovamente arruolato Tom Hanks e Meg Ryan per i ruoli dei protagonisti.
Indubbiamente l'alchimia tra i due interpreti è il maggior punto di forza dei cento minuti di visione, impresa ancor più incredibile considerato lo scarsissimo minutaggio nel quale condividono lo schermo. Proprio nella gestione dei parallelismi tra i personaggi, anime gemelle separate dalla distanza e dal fatto di non essersi mai conosciuti, la narrazione riesce a trovare una buona ritmica narrativa e una discreta varietà di situazioni, affidandosi allo sguardo stralunato di lui e al visino imbronciato di lei, "fidanzatina d'America", per catalizzare le emozioni del pubblico.

L'amore nella realtà non è come quello che si vede al cinema: in questo diktat ricorrente, che cita a più riprese un classico quale Un amore splendido (1957) con protagonisti Cary Grant e Deborah Kerr (la pellicola preferita di Annie, vista e rivista in VHS), si staglia un divertente gioco di similitudini tra quanto accadeva nel suddetto e quanto nel presente filmico, all'insegna del "sognare è lecito" anche contro ogni logica razionale.

Un destino scritto

Infiocchettato a dovere per compiacere un determinato range di spettatori, Insonnia d'amore (disponibile anche nel catalogo Netflix) paga oggi un certo spirito démodé e alcuni sviluppi, per quanto sempre gradevoli, risultano figli di una stucchevolezza insistita. Su tutti la figura del figlio "rompiscatole", pronto a tutto pur di mandare alla cieca il padre verso una relazione da lui agognata; può risultare parzialmente fastidiosa e forzata come presenza, così come certi comportamenti da parte del personaggio di Meg Ryan, che va irrazionalmente per istinto su un territorio sconosciuto. Poco sfruttato è anche il potenziale imprinting comico del fidanzato della donna, il Walter (interpretato da un efficace Bill Pullman) i cui spiccati sintomi allergici potevano venire espansi in almeno un'altra manciata di gag a tema.

Le atmosfere natalizie e festivaliere del nuovo anno poi inquadrano la vicenda in un'ambientazione stereotipata, con i "miracoli" pronti ad accadere proprio in momenti prefissati nella canonica tradizione di genere, altro prezzo da pagare per l'attinenza ai cult della Hollywood passata dove spesso tutto era destinato ad avverarsi proprio in chiari giorni simbolo.
Tra contorni caricaturali e toni leggeri, l'insieme possiede comunque una sua spiccata identità d'appartenenza tale da averlo reso un moderno classico del filone, anch'esso preso a ispirazione e omaggiato da molti titoli successivi.

Insonnia d'amore Un amore che supera le distanze e infrange ogni logica razionale al servizio di una delle commedie romantiche cult degli anni '90, firmata dalla specialista Nora Ephron. Insonnia d'amore a quasi trent'anni dalla sua uscita non ha ancora perso un minimo del proprio smalto sentimentale, pur risultando a oggi eccessivamente classicheggiante nella gestione delle dinamiche narrative e d’atmosfera, figlie di una retorica parzialmente stucchevole. Il film, grande successo di pubblico ed entrato nel cuore di milioni di fan (soprattutto femminili), deve la sua riuscita alla scelta dei protagonisti, con Tom Hanks e Meg Ryan amabili e rassicuranti alle prese con un feeling in divenire e che, nonostante appaiano su schermo contemporaneamente in poche sequenze, riescono a trasmettere le corrette sensazioni alle platee di riferimento. E il discorso metacinematografico, che cita a più riprese un passato cult del filone quale Un amore splendido (1957) e il fascino intramontabile di Cary Grant, offre interessanti spunti sulle differenze/similitudini tra finzione e realtà che fanno dimenticare alcune calcate ingenuità di fondo nella messa in scena della love-story. Il film andrà in onda mercoledì 30 ottobre alle 21.10 su RAIMOVIE.

7

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