Insidious: L'ultima chiave, la recensione: faccia a faccia con il passato

Il personaggio di Elise Rainier torna in Insidious: L'Ultima Chiave, pronta ad affrontare il suo pericoloso e doloroso passato

recensione Insidious: L'ultima chiave, la recensione: faccia a faccia con il passato
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La saga di Insidious, nel corso degli ultimi 8 anni, ha sicuramente portato nuova linfa vitale al genere horror, grazie soprattutto al talento di James Wan che ha firmato i primi due capitoli. Film che ancora oggi restano, per atmosfere, tensione e sensibilità, difficili da raggiungere. Un dettaglio però che non ha scoraggiato di certo Jason Blum e Oren Peli, produttori in grado di trasformare in oro praticamente qualsiasi produzione a basso e medio budget che sfiorano, che hanno così portato in sala il quarto capitolo Insidious: L'Ultima Chiave. Questa volta la direzione è stata affidata ad Adam Robitel, già regista di Paranormal Activity - Dimensione Fantasma del 2015, che ha così accettato il difficile compito di tenere in vita una serie che sembrava avesse già dato tutto il possibile ai fan. Sembrava, perché effettivamente potrebbe esserci ancora qualcosa da dire a proposito di Elise Rainier, la medium interpretata sin dal primo capitolo da Lin Shaye. La bionda e gentile signora ha infatti alle spalle un oscuro passato, ricco di segreti che sarebbe meglio dimenticare per non risvegliare sopiti dolori e cattivi pensieri. Spesso però dimenticare è pressoché impossibile, sono le stesse occasioni della vita che ci propongono forzatamente episodi da cui non possiamo sfuggire. In questi casi c'è una sola possibile strada: tenersi stretti il cuore in gola, darsi forza e affrontare a muso aperto l'ennesima sfida.

Viaggio nel tempo

Torniamo così indietro nel tempo fino al 1953 in New Mexico, quando una giovane Elise, ancora adolescente, vive insieme alla madre Audrey, al fratello minore Christian e al padre Gerald. Un uomo che potremmo definire quasi "padrone", un poliziotto di servizio nella prigione della contea che fra le mura di casa fa valere regole ancora più ferree rispetto al penitenziario. C'è però una cosa in particolare che odia più di ogni altra: sentir parlare di fantasmi, spiriti e forze sovrannaturali. Temi che saltano fuori spesso nella sua casa, poiché le donne della sua famiglia hanno proprio il dono di vedere cose che non tutti vedono. Anche Elise, come ben sappiamo, ha una spiccata sensibilità per il mondo dell'aldilà, fattore che rende estremamente difficile la convivenza con il padre. Il costante attrito fra i due genera un evento traumatico che cambia per sempre la vita di Elise, che arriva così ad allontanarsi da tutti gli affetti. Decenni dopo, la nostra bionda protagonista vede riaffiorare tutti gli spettri del passato e non ha altra scelta che affrontarli una volta per tutte, tornando nella sua vecchia casa di famiglia. È proprio questo ritorno al passato il motore degli eventi di Insidious: L'Ultima Chiave, che mescola elementi del tempo andato ad altri di quello presente, in una sorta di scatola cinese che si sviluppa su due piani dimensionali: il nostro mondo e l'oltretomba.

Due dimensioni

Se in Stranger Things abbiamo due mondi speculari, uno standard e uno capovolto, in Insidious abbiamo a che fare con due dimensioni perfettamente sovrapponibili, che condividono gli stessi ambienti pur essendo completamente autonome. Un meccanismo che abbiamo imparato ad apprezzare già con i film precedenti a L'Ultima Chiave, ma che in questo quarto capitolo entra in gioco in maniera esplicita soltanto nelle battute finali. Prima bisogna affrontare la parte forse più interessante dell'opera, il ritorno nella casa d'infanzia insieme a Elise, che deve così fronteggiare paure e vecchi rancori, deve ritrovare oggetti perduti e il coraggio di chiudere per sempre un capitolo doloroso della sua vita. Insieme al personaggio siamo ospiti indesiderati di una struttura che ha respiro e vita propri, che nasconde ancora adesso nelle sue pieghe più remote ricordi strazianti e un'eterna sete di violenza. Ci troviamo però in una situazione di svantaggio, poiché non conosciamo con esattezza forma e desideri del nostro nemico, dunque non abbiamo la più pallida idea di come affrontarlo e sconfiggerlo. Possiamo soltanto procedere per gradi, per tentativi, fino a trovare la soluzione (o la chiave) definitiva.


Due velocità

I primi 60 minuti scorrono così in maniera lineare, senza attriti, con un'ottima tensione di base e una sana voglia di scoprire insieme alla protagonista i dettagli cardine della storia. Inoltre si intavola un'interessante discussione sul mondo dell'aldilà e sulla percezione sovrannaturale, aspetto che solitamente si tende a escludere o a trattare in modo errato. Soltanto nel finale la narrazione subisce un'accelerazione brusca e vengono gettati nella mischia troppi fattori, troppi dettagli, per nulla giustificati da una risoluzione finale sbrigativa e sommaria. L'intero film è poi farcito, com'è lecito aspettarsi, di cliché, jump scare poco efficaci e battute ironiche che smorzano la tensione. Elementi che potrebbero disturbare la visione agli spettatori più esigenti, ma che in generale si incastrano bene in una storia appassionante per la maggior parte della durata. Se solo Leigh Whannell, l'autore della sceneggiatura, avesse curato meglio gli ultimi 30 minuti, avremmo forse parlato di tutt'altro film, ricco di incastri e porte da aprire, con un finale degno della saga che pretende di continuare.

Insidious: L'ultima chiave Insidious: L'Ultima Chiave riporta ancora una volta su grande schermo il personaggio di Elise Rainier, focalizzandosi proprio su di lei e sul suo passato, che riappare a ossessionarla nel presente. Dopo una prima ora ben scritta, che snocciola tutti gli elementi di una storia piena di incastri multidimensionali, ci si perde in un finale troppo sbrigativo, confusionario, composto perlopiù da elementi traballanti. Adam Robitel e il suo sceneggiatore Leigh Whannell mettono le basi per un ottimo discorso sull'aldilà e sul dono della chiaroveggenza, per poi perdersi nei più classici cliché del genere. Se ci si accontenta del divertimento di facciata, e non si scava troppo a fondo nel sotto testo, possiamo parlare di un film che porta a termine il suo compito di intrattenere lo spettatore medio, senza godere però della medesima forza dei capitoli migliori della saga.

5.5

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