L'inganno perfetto, la recensione del film con Ian McKellen e Helen Mirren

Bill Condon dirige una coppia di magnetici interpreti in un film dal sapore classico ed elegante e dall'intreccio curato ma poco avvincente.

recensione L'inganno perfetto, la recensione del film con Ian McKellen e Helen Mirren
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Siamo nel 2009, periodo d'inizio del boom degli incontri online. I social network come Facebook e Twitter hanno cominciato da pochi anni il loro processo d'assestamento nel mercato e il vecchio truffatore Roy Courtnay (Ian McKellen) approfitta delle nuove modalità d'appuntamento per ingannare le sue vittime. L'ultima è la dolce e sensibile Betty McLeish (Helen Mirren), ex insegnante di storia a Oxford e vedova ormai da un anno, con un libretto di risparmi da due milioni di sterline.
I due si incontrano a casa di Roy e scatta subito qualcosa: si studiano, si piacciono e si comprendono. In poco tempo i due iniziano a frequentarsi più assiduamente, a visitare uno la casa dell'altra, a organizzare dei viaggi fuori città e passare più tempo insieme.
Da una parte c'è il carnefice e dall'altra la sua vittima, in un percorso che attraverso l'approfondimento storico crea un intreccio elegante, in un thriller raffinato diretto con mano clinica da Bill Condon, purtroppo largamente prevedibile e fin troppo scapestrato nel delimitare i confini delle proprie ambizioni.

Il truffatore e la vedova

L'inganno perfetto (in inglese The Good Liar) trova il suo assoluto punto di forza nelle interpretazioni dei due straordinari protagonisti, un Ian McKellen e una Helen Mirren in stato di grazia, specie lei, già nominata per la sua performance anche ai Satellite Awards di quest'anno (premio ancora pendente). Il fascino e la signorilità british di McKellen aiutano a renderlo credibile nel ruolo dell'anziano truffatore, mix intrigante tra un Lupin III e un omicida di basso rango, tanto violento ed eccessivo riesce a diventare. È un'anima mai in bilico e certa della volontà di ingannare e arricchirsi, ma in Betty c'è qualcosa che lo incuriosisce particolarmente, che scopre irresistibile e che lascia il dubbio se si tratti o meno di un ulteriore trucco, dell'ennesima bugia. La Mirren è invece sorprendente nel delineare tanto delicatamente e con classe così sopraffina i tratti emotivi della donna, rivelandocela tenace e anche fragile, un target considerato erroneamente perfetto da un uomo brutale e sicuro di sé come Roy. Va riconosciuto a Condon il merito di aver finalmente fatto recitare insieme questi due enormi talenti del cinema britannico nello stesso film, tratto peraltro dell'omonimo romanzo di Nicholas Searle, di cui si rivela fedele adattamento.

Diretto poi con visione classica e un gusto privo di troppi eccessi dal regista de La Bella e La Bestia e Mr. Holmes, ne L'inganno perfetto non si riscontrano chissà quali problematiche sul piano tecnico, che si rivela anzi estremamente godibile. La maggior criticità del film è invece riscontrabile in una narrazione fin troppo dilatata, che appiattisce senza rigore il ritmo del racconto, già di per sé molto dialogato, prolisso. Condon vuole strutturare su schermo un inganno evidentemente molto più funzionale sulla carta, cercando di lavorare sui dettagli e dunque rendendo il film a tratti fin troppo esplicativo nella sua natura dialogica, specie quando tutto comincia a intrecciarsi con la storia del mondo e arrivano gli immancabili ribaltamenti e risoluzioni della trama (ad alcuni ci si arriva con largo anticipo).

Un film godibile che sa comunque alimentare la curiosità dello spettatore per circa due ore, che trascorrono serene in un susseguirsi di bravura recitativa dei due protagonisti, in un concatenarsi di eventi imprevisti, scomode verità, bugie e inaspettati sentimenti che rendono L'inganno perfetto un titolo discretamente riuscito, senza raggiungere però quell'incisività sperata dal regista, che da un certo momento in poi smarrisce il senso dell'intrattenimento in un'ambizione storica e tematica fin troppo fine a se stessa.

Mistifica curiosamente il senso stesso del film, trasformandolo in qualcosa di inatteso ma non troppo penetrante, senza riuscire ad avvincere come invece avrebbe potuto. Funziona senza sapere il suo fine ultimo, un ingranaggio tecnico alla volta, qualcuno meglio oliato dell'altro, con qualche acuto stridio narrativo ma in fondo un buon giocattolo cinematografico.

L'inganno perfetto Un thriller elegante e dall'intreccio interessante, L'inganno perfetto di Bill Condon, che non riesce però a delimitare i confini delle sue stesse ambizioni, risultando spesso prolisso e non così avvincente come vorrebbe. C'è raffinatezza nella regia e soprattutto incredibile bravura nelle interpretazioni di due straordinari Ian McKellen e Helen Mirren, rispettivamente truffatore e vittima, eppure il film fatica spesso a ingranare e quando lo fa mistifica la sua essenza, che da thriller diventa quasi un dramma storico, miscelando i due aspetti in un amalgama non del tutto riuscito. Un buon giocattolo cinematografico e fedele adattamento del romanzo omonimo da cui è tratto, con alcune risoluzioni e ribaltamenti prevedibili - opposti ad altri invece inattesi.

7

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