Recensione Indiana Jones e Il Regno del Teschio di cristallo

Torna il celebre archeologo

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Dimentichiamo per un attimo timori e aspettative indissolubilmente legate a progetti di riesumazione come questo e poniamoci una domanda: c’era davvero bisogno, nel cinema di oggi, del ritorno di una figura come Indiana Jones?
In un’epoca in cui personaggi carismatici che hanno accompagnato generazioni non trovano degni sostituti su grande schermo, la risposta è probabilmente affermativa. E’ innegabile che icone come il celebre archeologo, ma anche, ad esempio, un Rocky Balboa, abbiano lasciato un vuoto che non è stato colmato: sarà cambiato il pubblico, sarà cambiato il modo di fare cinema, che ora da in pasto ai giovani altri tipi di feticci da mistificare, ma quel che è certo è che chi ha avuto la fortuna di vedere i primi Indiana Jones è talvolta preda della nostalgia.
E’ così dunque che una operazione dal sapore quasi anacronistico come questa riesce comunque a trovare non solo un significato ma, in un certo senso, a portare qualcosa di “nuovo” su grande schermo, almeno per i più giovani. Che Spielberg e Lucas ce l’abbiano fatta di nuovo?

Stati Uniti, guerra fredda: una squadra speciale del KGB, guidata dalla glaciale Irina Spalko (Cate Blanchett), fa irruzione nell’Area 51 alla ricerca di un reperto segretato, che potrebbe permettere alla Russia di ottenere un vantaggio sugli acerrimi nemici capitalisti. Chiave per il ritrovamento sarà proprio il buon Prof. Henry Jones Junior (Harrison Ford), il quale riuscirà rocambolescamente a fuggire ai suoi aggressori.
Di li in poi le cose andranno sempre peggio: mentre l’FBI si interessa al caso, costringendo Indy a interrompere l’attività di docenza, quest’ultimo fa la conoscenza di Mutt Williams (Shia LaBeouf), giovane irrequieto che lo coinvolgerà nella sparizione del Prof. Oxley, compagno di corso di Jones, e soprattutto nella ricerca del prezioso teschio di cristallo di Akator, eredità della civiltà Maya.
Tornato in azione nonostante l’età, Indiana Jones dovrà fare i conti con vecchie conoscenze e naturalmente con i russi, tutt’altro che decisi a mollare la preda. Partenza dunque, destinazione Perù!

Sarà forse anche merito della colonna sonora e della presenza scenica di un Ford che sembra non risentire dell’età, ma il primo impatto è quello di essere davanti al buon vecchio Indiana Jones. A conti fatti c’è tutto: l’archeologo accompagnato dalla sua ironia, un intreccio pieno di misteri, un villain ispirato e ben interpretato, una giovane spalla e tanta azione a tratti rocambolesca.
E tra auto citazionismo ed inseguimenti mozzafiato, la pellicola funziona bene, arrivando quasi a centrare il bersaglio. E’ un peccato infatti che alcune scelte discutibili facciano storcere un po’ il naso: se su alcuni leggeri svarioni nella sceneggiatura si potrebbe anche soprassedere, diventa più difficile mandare giù un paio di scene (una su tutte quella del frigorifero) davvero esagerate e sopra le righe anche per il buon Indy.
Se si riesce a soprassedere su queste sbavature, forse figlie di un cinema d’intrattenimento più moderno che deve stupire a tutti i costi, per il resto è un gran bel salto nel passato, in cui accanto a effetti speciali si ritrovano battute spigliate e personaggi coinvolgenti: è un po’ come ritrovare un vecchio amico, penseranno alcuni.
Felice la scelta di far tornare Marion (Karen Allen) da I Predatori dell’Arca Perduta, così come indovinata è l’interpretazione di Shia LaBeouf con il personaggio di Mutt, che riesce a inserirsi bene nella saga, senza forzature ma dando anche spunto a diversi siparietti che strapperanno più di un sorriso. Sempre parlando del cast, buona anche la prova della Blanchett, sebbene il suo personaggio, forse volutamente, sembri un po’ “ingabbiato”.
Coraggiosa invece la scelta di inserire l’elemento extraterrestre: nonostante Indiana Jones sia stato sempre permeato dall’elemento soprannaturale, in questo caso le preoccupazioni di un passo troppo in là erano comprensibili; per fortuna la tematica aliena è stata gestita con cautela e senza forzature, adattandosi perfettamente allo stile spigliato della narrazione. Innegabile infatti come il quarto (ma non ultimo, a quanto pare) film dedicato al celebre archeologo presenti uno stile e un ritmo tutto suo, per certi versi quasi straniante: il delicato equilibrio, forse naif, tra comicità e avventura (coinvolgente l’inseguimento nella giungla), con il sottofondo delle trombe di John Wiliams, sebbene assente da molto sul grande schermo, riesce ancora a divertire appieno.

Indiana Jones e Il regno del Teschio di cristallo “Non è ancora arrivato il tuo turno” farebbe pensare l’ultimissima scena del film, e difatti prima di lanciarsi in una annunciata nuova saga avente come protagonista LaBeouf, il buon vecchio Indiana Jones è riuscito ancora una volta a dire la sua. Di certo non impeccabile, il Regno del Teschio di Cristallo è un po’ come il nostro archeologo: presenta qualche acciacco, è vero, ma è sempre lui, con il suo cappello e la battuta pronta.

7.5

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