Recensione Independence Day: Rigenerazione

Vent'anni dopo gli eventi di Independence Day, due generazioni di eroi uniscono ancora una volta le forze per far fronte a una nuova invasione aliena

recensione Independence Day: Rigenerazione
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Nel 1996 Roland Emmerich estrasse dal cilindro un grande frullatore nel quale inserì La Guerra dei Mondi, X-Files, un fiume di riferimenti all'immaginario fanta-complottistico, una buona dose di gigantismo, un'innata capacità di produrre spettacolo e un pizzico di saggia ironia. Quando premette il pulsante ON, gli ingredienti della sua insana e gustosa ricetta iniziarono a zampillare in un calderone agitato e opportunamente mescolato. Independence Day funzionava alla grande proprio perché tutto, al suo interno, era "grande": gigantesche le astronavi che oscuravano il cielo, enorme la distruzione che causavano, immediata la risposta che il mondo (rigorosamente a guida americana) partoriva nel fare tempestivamente la propria contromossa. Era tutto talmente grosso e goliardicamente chiassoso da allontanare dal pubblico la malsana curiosità di sapere come un virus lanciato da un Mac potesse infiltrarsi in un sistema operativo extraterrestre e mandare a zampe all'aria una delle più devastanti invasione aliene mai viste sul grande schermo. Poco importava: la confezione perfetta e il cast affiatato trasformarono il baraccone pirotecnico in uno straordinario successo. A distanza di 20 anni, Emmerich ci riprova con l'idea di riportare al cinema sia il pubblico del '96 che i suoi discendenti. Gli alieni tornano, ma nel frattempo qualcosa è cambiato.


Sono tornati!

La prima parte di Independence Day: Rigenerazione funziona, soprattutto in termini di atmosfera. Se Independence Day era ambientato nel nostro stesso mondo, il suo seguito non può che avere luogo in una realtà differente, che presuppone l'avvenuta, e poi sventata, invasione aliena. Ecco dunque che il nostro pianeta appare indelebilmente mutato dall'applicazione della tecnologia aliena alla nostra vita quotidiana. Di per sé, l'idea è un buon veicolo per dare freschezza e continuità a una storia semplice, che ha fatto della contrapposizione frontale tra umani eroici e alieni malvagi il proprio punto focale, infarcito di quella retorica e di quei buoni sentimenti volutamente lontani dalla spregiudicata geopolitica del nostro tempo. E sempre nel primo atto riemergono, conservati con una certa cura, i vecchi personaggi di David Levinson (Jeff Goldblum), del Presidente Whitmore (Bill Pullman) e, soprattutto, del Dottor Brackish Okun (Brent Spiner). Il primo è divenuto uno scienziato di prestigio ed è a capo dell'Earth Space Defense (è lui, ormai, a chiedere al prossimo "Scusi, lei chi è?"); il secondo ha perso il potere ma non il prestigio, ed è rimasto ossessionato dalla mente aliena di cui ha visto le sinapsi; il terzo si risveglia dopo un coma ventennale, ignorando il tempo passato e comportandosi come fosse trascorsa solo una notte. Poco, in effetti, è il contributo emozionale alla storia da parte della nuova generazione di eroi: i ragazzi e i loro personaggi non bucano lo schermo, limitandosi a stare sulle spalle dei giganti della Guerra del '96 e a vivere la seconda devastante invasione più come una giostra che come un'occasione di vendetta. Purtroppo, la quasi totalità del capitale narrativo seminato nel primo atto si sgretola, paradossalmente, proprio a partire dal momento in cui gli invasori fanno ritorno. Proprio quando la storia dovrebbe decollare, il film fatica a trovare un equilibrio: da un lato cerca di omaggiare legittimamente il suo illustre predecessore (dalle singole inquadrature ai temi musicali, riproposti da Harald Kloser in una colonna sonora più sobria e meno ridondante delle partiture di David Arnold), dall'altro tenta di seminare nuove aperture della trama senza mai approfondirle, rimandando con una certa fretta ogni potenziale sviluppo a un eventuale terzo capitolo.

Uno dei pregi del primo Independence Day era stato proprio quello di incuriosire il pubblico mostrando relativamente poco gli stessi alieni, concentrando gran parte del potenziale cinematografico degli invasori nella famosa scena dell'autopsia fuori controllo. In Rigenerazione, oltre a sostituire i puppet con la CGI, Emmerich sembra eternamente indeciso tra l'approfondire le origini e l'identità degli invasori e l'inevitabile necessità di pompare l'azione a scapito di spiegazioni lasciate a metà. Il risultato è un misto né di carne né di pesce, che a tratti somiglia a una puntata di Falling Skies nella quale si attende disperatamente un colpo di scena. Non aiuta, in particolar modo, uno script che si sviluppa "a collo di bottiglia", che parte da scenari e vicende di ampio respiro e che poi si restringe in soluzioni e ambientazioni sempre più circoscritte, nonostante gli eventi epocali. Con un po' di sospensione dell'incredulità, nel pieno spirito del film del '96, si possono anche accettare le raffazzonate idee grazie alle quali l'umanità cerca, ancora una volta, di salvarsi la pelle. Quello che è più difficile da mandare giù è la sensazione di aver assistito a una replica più sbiadita di Independence Day, narrativamente più sciatta e meno frizzante dell'originale, che alla fine immerge il film in un noioso anonimato. Da un lato tutto si limita soltanto a essere "più grande" ("È decisamente più grande della precedente" esclama David vedendo arrivare la nuova astronave), dall'altro lo script si sbriga a introdurre frettolosamente gli ingredienti per proseguire in capitoli futuri, dimenticando che il pubblico è "qui e ora" e risolvendo la vicenda in maniera affrettata e grossolana. Resta la sensazione di aver visto una montagna partorire un topolino, e che tutto, dalla prima all'ultima scena, abbia puntato quasi esclusivamente sulla riproposizione di eventi e personaggi (al netto dell'assenza, enorme, di Will Smith) di 20 anni fa.

Independence Day: Rigenerazione A distanza di due decenni dal successo di Independence Day, Emmerich confeziona un sequel che parte con buoni propositi narrativi ma che si perde progressivamente nell’anonimato, soprattutto per via di uno script che prima mette parecchia carne al fuoco e poi va a diluirsi in una sorta di compito a casa, perdendo gran parte del suo potenziale e risolvendosi in una riproposizione fiacca del suo predecessore. Senza trovare un equilibrio tra il gusto di omaggiare il primo capitolo e la necessità di portare in avanti vicenda e personaggi, e senza un vero ed esaustivo passaggio di consegne a una nuova generazione di eroi in grado di bucare lo schermo, Independence Day: Rigenerazione rischia di lasciare insoddisfatto sia chi ha amato il primo capitolo sia chi semplicemente è in cerca di un buon blockbuster intriso di entertainment e spettacolo. Tutto è un ritorno, grande nella confezione ma più piccolo nelle emozioni.

5

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