Recensione In nomine Satan

Il caso delle Bestie di Satana... al cinema!

recensione In nomine Satan
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Esordio nella regia cinematografica per il romano classe 1976 Emanuele Cerman, attore, tra l'altro, negli horror indipendenti Bad brains e Wrath of the crows di Ivan Zuccon e nelle serie televisive Don Matteo e Romanzo criminale, In nomine Satan parte dalle pagine di cronaca nera per concretizzarsi in un dramma - thriller ispirato al discusso caso delle Bestie di Satana.
Un dramma - thriller che aveva inizialmente un altro titolo e che, nato come progetto destinato al piccolo schermo, avrebbe dovuto girare Stefano Calvagna, autore de L'uomo spezzato e Cronaca di un assurdo normale, non al pieno delle forze e penalizzato da problemi di salute proprio nel periodo in cui si decise di dirottare verso il cinema l'elaborato da realizzare.
Una situazione che, a soli dieci giorni dall'inizio delle riprese, ha spinto Cerman, appunto, a prendere in mano la regia del tutto; che parte dal momento in cui due agenti dell'antidroga ritrovano un ragazzo e una ragazza in stato di shock, strafatti di droghe, alcool e psicofarmaci, i quali si scoprono poi coinvolti nell'omicidio della loro amica Angela De Rosa, con le fattezze della Manuela Torres vista ne Il mistero di Laura, diretto da Giovanni Galletta.

Nella città... l'inferno!

E, con il già citato Calvagna nel ruolo del giudice Roberto Pozzo, è la fino ad allora sconosciuta (ai più) realtà del satanismo ad essere portata alla luce durante le indagini relative ad un massacro privo di logica; man mano che gli inquirenti si trovano a dover fare i conti con ulteriori uccisioni e ripetute istigazioni al suicidio attribuibili alla setta in questione.
Nel corso di un elaborato di cui il regista osserva: "Principalmente, ho sentito la responsabilità e il dovere di affrontare l'argomento tenendo conto del dolore che questa vicenda ha provocato (e ancora sta provocando) a decine di famiglie. Non ho realizzato questo film per fare cassetta, ma per far parlare ancora del caso di cronaca nera più agghiacciante che la storia del nostro paese ricordi. L'ho realizzato con umiltà, nel tentativo di far emergere nuove considerazioni, che esulino da quelle scaturite da un unico punto di vista, quello mediatico, che si limita a distinguere i buoni dai cattivi senza porre dubbio alcuno. Quanto raccontato in questo film potrebbe ripetersi ancora nella realtà, restando nuovamente avvolto nel dubbio".
Infatti, pur introducendo chiari omaggi onirici a I segreti di Twin Peaks che hanno al proprio centro il Fabiano Lioi di Eaters, il taglio generale dell'operazione non punta affatto all'horror, bensì - come già accennato - al dramma con analisi del caso annesse, tanto che si arriva quasi a sfiorare il look da inchiesta su celluloide.
Dramma i cui titoli di testa manifestano i componenti della setta che camminano al rallentatore, per poi costruirsi su lenti ritmi di narrazione atti a scandire i novantasei minuti totali di montaggio (frutto dello sforbiciamento della versione iniziale del film, che toccava le due ore e dieci circa).
Man mano che troviamo in scena anche un ispettore Sabàto (riferimento all'Antonio interprete di diversi spaghetti western e poliziotteschi?) e che il prima e il dopo si alternano in continuazione al solo fine di lasciare intendere una precisa morale: il male, sicuramente, si nasconde in quei volti che, spesso, sembrano tutt'altro.
Con una recitazione non sempre convincente ed una tendenza generale all'infiacchimento che ne rappresentano le uniche pecche, in quanto, tenendo in considerazione la non poco travagliata lavorazione, il risultato finale sarebbe potuto essere decisamente peggio.

In nomine Satan Il giudizio numerico sull’operazione indipendente in questione è 5.5, ma precisiamo che è orientato molto più verso la sufficienza che la mediocrità, in quanto, dalla recitazione non sempre convincente al ritmo incerto (dovuto probabilmente anche ai molti ritocchi del montaggio), tutto ciò che la penalizza, di sicuro, è riconducibile alla sua travagliatissima lavorazione. Poi, aggiungiamo che si tratta del primo lungometraggio che ha avuto il coraggio di affrontare il discusso caso delle Bestie di Satana, quindi, prima di soffermarci sui difetti di natura tecnico-cinematografica, sarebbe il caso di prestare particolarmente attenzione a ciò che racconta.

5.5

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