ROMA 2016

In Guerra per Amore Recensione

In Guerra per Amore, dopo La Mafia Uccide solo d'Estate Pif dirige un nuovo film sulla mafia tra incanto e disincanto

recensione In Guerra per Amore
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Se con La Mafia Uccide Solo D'Estate Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, era riuscito a raccontare una favola ambientata nel periodo più buio della storia contemporanea della sua Sicilia e dell'Italia intera, con In Guerra per Amore il cineasta fa la stessa operazione andando un po' più indietro nel tempo. In Guerra per Amore, infatti, è l'ideale prequel di La Mafia Uccide Solo d'Estate dove non è di certo un caso, o la mancanza di fantasia del suo regista, a volere che la coppia protagonista abbia gli stessi nomi di quella dell'opera prima di Pierfrancesco Diliberto. Pif è regista e interprete - sornione solo all'apparenza - di una nuova storia d'amore che funge da mero escamotage narrativo di un film denuncia della (per molti solo presunta) collaborazione diplomatica che ci fu tra gli americani e la mafia quando, nel 1944, Roosevelt inviò le truppe statunitensi in Sicilia al fine di liberare l'Italia.


'O surdato 'nnammurato

1943, l'America è nel pieno del suo boom economico. Arturo (Pif) è un lavapiatti siciliano che vive a New York, dove quello della Seconda Guerra Mondiale è solo un'eco lontano per chi, come lui, è immerso nel sogno americano. Per amore di Flora (Miriam Leone), lo stralunato antieroe decide di arruolarsi con le truppe di Roosevelt al fine di poter tornare in Italia e chiedere la mano dell'amata al suo morente padre, rimasto in Sicilia, per coronare il suo sogno di felicità con la giovane donna, suo malgrado, promessa in sposa dallo zio all'erede di un boss mafioso.

Tra incanto e disincanto

Vedere i mali della guerra raccontati dagli occhi di un bambino mai cresciuto non può che riportare alla mente quel capolavoro senza tempo che è La Vita è Bella. Come Benigni infatti, tra il reale e il surreale, Pierfrancesco Diliberto filtra gli orrori del secondo conflitto mondiale soffermandosi su un evento che ha permesso a Cosa Nostra di diramare il suo potere fin nelle viscere del Belpaese. Belpaese che Pif ama, a partire dalla sua Sicilia, e che omaggia nella "tornatoriana" fotografia sfruttata dal cineasta per immortalare gli scorci e la vita di Crisafullo. L'amore, quello vero, non è però cieco come si suol dire: ed ecco che con il suo cinema Pif, ancora una volta, usa l'incanto della commedia per disincantare gli spettatori e (di)mostrare che la mafia non è solo una leggenda. A partire dalla sua ascesa.

Esordienti registi crescono

Il Pif regista è cresciuto e In Guerra per Amore ne è la conferma. L'epopea di Arturo, infatti, non è volutamente coerente dall'inizio alla fine e, oltre ad essere un viaggio - come annuncia il titolo - intrapreso per amore, è anche un percorso di conoscenza e di conseguente presa di coscienza in cui il protagonista si cimenta portandosi dietro il pubblico. Un cammino che ci trova, a noi e ad Arturo, impreparati e lontani dalla realtà poi svelata e che, piano piano, impone con grazia e ironia di guardare in faccia la verità sul nostro passato.

In guerra per amore Con In Guerra per Amore Pierfrancesco Diliberto dirige l'ideale prequel della sua opera prima, La Mafia Uccide Solo d'Estate. Tra righe di una storia d'amore, il film nasconde una denuncia e mostra - tra realtà e surrealtà - la verità sull'inizio della perpetua ascesa della mafia nel nostro paese, in un viaggio verso la consapevolezza che in cui il cineasta, anche protagonista della pellicola, accompagna gli spettatori. Tra sorrisi e riflessione.

7

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