In a Dark Place, la recensione dell'horror con Leelee Sobieski

La giovane Anna, insegnante vittima di molestie, trova un nuovo lavoro come tutrice di due giovani orfani in un'isolata villa fuori città.

recensione In a Dark Place, la recensione dell'horror con Leelee Sobieski
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Anna Veigh è una giovane insegnante con alcuni traumi legati al proprio passato, e le recenti molestie sul posto di lavoro da parte del preside della scuola in cui lavora non fanno che riacutizzare vecchi dolori. L'offerta di un impiego da tutrice di due piccoli orfani, fratello (Miles) e sorella (Flora), giunge al momento giusto e la ragazza accetta senza remore l'incarico.
Sotto le disposizioni della severa governante Miss Grose, Anna inizia così a prestare servizio nell'isolata villa di proprietà dello zio dei bambini, spesso in viaggio per lavoro, e scopre come chi l'abbia preceduta sia scomparsa in circostanze misteriose; inoltre, pochi giorni dopo essere giunta tra le quattro mura dell'abitazione, inizia a essere vittima di incubi sempre più frequenti e di inquietanti allucinazioni, legate forse alla sua infanzia.
Nel procedere degli eventi di In a dark place, la maestra si troverà a vivere situazioni ambigue e porterà alla luce antichi segreti legati alla famiglia proprietaria, mentre la sua sanità mentale rischierà di andare in frantumi.

Quella villa accanto al cimitero

Una villa a più piani immersa in un luogo sperduto, con tanto di piccolo cimitero nella vicinanze, è luogo quanto mai ideale per un horror, anche se al contempo il rischio di riciclare quanto già fatto da miriadi di produzioni a tema è molto alto. In a dark place, con lo scorrere dei minuti, conferma purtroppo questa sensazione, lasciando che le componenti di genere prendano il sopravvento sulla fase narrativa, via via più confusa e incanalata su sentieri improbabili che trovano nel forzato epilogo un tono quasi da ridicolo involontario, uso maldestro e palese di photoshop incluso. E pensare che sulla carta il film, datato 2006, dell'allora esordiente regista Donato Rotunno, origini italiane ma nazionalità lussemburghese, partiva sotto le migliori aspettative, a cominciare dal casting nel ruolo di protagonista di Leelee Sobieski, attrice conosciuta dal grande pubblico soprattutto quale ninfa lolitesca in Eyes Wide Shut (1999), che pur in un personaggio ben presto caricaturale si dimostra il solo elemento positivo dei novanta minuti di visione, offrendosi anche in un nudo integrale e prendendo parte a una sotterranea tensione saffica con l'altro personaggio femminile della vicenda, interpretato da un'altrettanto sexy Tara Fitzgerald.

Oscuri presagi

In a dark place finisce però per attorcigliarsi su se stesso inserendo sempre false piste e adattandosi senza alcuno spunto di personalità ai dettami dell'orrore moderno, tra flashback e allucinazioni non del tutto chiarificatori e il solito uso dei topoi ambientali e architettonici, con maniglie che si aprono da sole, tende che nascondono chissà quali misteriose presenze e lampi e tuoni a sferzare i momenti di tranquillità. Il rapporto tra le due donne e i bambini, che nascondono qualche turbe nascosta, è troppo fragile per suscitare il necessario slancio emotivo e la regia di Rotunno, autore in futuro del documentario Terra Mia Terra Nostra (2012) e del drammatico Baby(a)lone (2015), è anonima e incapace di generare quel minimo di tensione che la storia avrebbe meritato. E così, tra un'ambientazione perennemente nevosa, cadaveri di topi morti per il gelo e macabri disegni dei bambini, il caso si risolve nel modo più assurdo e improbabile, innestando più dubbi che certezze in uno spettatore probabilmente già spaesato e/o annoiato da quanto assistito in precedenza.

In a Dark Place La bella e brava Leelee Sobieski tenta di "salvare il salvabile" all'interno di un film che paga soprattutto i buchi di una sceneggiatura che, per tentare di risultare originale a tutti i costi e preparare sempre all'inaspettato, finisce per scadere in più occasioni nel ridicolo involontario, epilogo in primis. In a dark place vive di un erotismo sotterraneo di stampo saffico nella relazione tra le due figure femminili e tenta di costruire un idoneo scavo introspettivo e psicologico per la sua protagonista, ma soffre delle ingenuità e forzature dello script dando una sensazione da copia/incolla da altre produzioni di genere nella gestione horror, con jump-scare e trucchetti ambientali incapaci di sorprendere un pubblico ormai assuefatto. L'anonima regia dell'allora esordiente Donato Rotunno, unita alle evidenti ristrettezze di budget per ciò che concerne i comunque rari effetti speciali, confeziona un prodotto assolutamente dimenticabile, privo di quell'atmosfera capace di spaventare o anche solo inquietare il minimo richiesto. Il film andrà in onda stasera, mercoledì 28 novembre, alle 23.45 su RAI4.

4.5

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