Recensione Immortal Ad Vitam

Il dio Horus torna sulla Terra e prende possesso del corpo di un prigioniero politico per sedurre una ragazza di origine aliena in Immortal ad vitam, film di Enki Bilal tratto dalla sua graphic novel.

recensione Immortal Ad Vitam
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New York, 2095. Sopra la città compare, sospesa in aria, una gigantesca piramide di origine sconosciuta; l'inspiegabile manifestarsi della costruzione ha anche generato una sorta di campo di forza sopra Central Park, ora inaccessibile agli abitanti. Dal mastodontico monumento fuoriesce lo spirito del dio Horus che, prima di subire un processo da parte degli altri suoi simili, ha sette giorni di tempo per compiere la sua ultima missione sulla Terra. Per completarla ha però bisogno di un corpo ospite e, dopo diversi soggetti non all'altezza, Horus trova finalmente il candidato ideale in Nikopol, un prigioniero politico condannato a trent'anni di ibernazione e appena "liberatosi" per un incidente alla sua capsula. L'uomo, ora posseduto dall'entità egizia, è costretto da questa a mettersi sulle tracce della giovane Jill, una bella ragazza di origine aliena che, per gli strani mutamenti del suo corpo, è diventata oggetto di studio da parte della dottoressa Turner. Jill è infatti la prescelta dal dio per generare un figlio, ma intorno a lei e a Nikopol si muoveranno anche interessi di politici corrotti che non esiteranno a risvegliare mostruose creature pur di nascondere i loro loschi traffici.

Of Gods and men

Personalità interessante Enki Bilal, fumettista e regista francese che ci ha regalato opere complesse sia su carta che su grande schermo. La sua creatura più famosa rimane senza dubbio la cosiddetta Trilogia Nikopol, che ha visto dopo la pubblicazione in forma di graphic novel anche delle vere e proprie espansioni/trasposizioni narrative nel videogame Nikopol: Secrets of the Immortals (2008) e prima ancora nel 2004 col film Immortal ad vitam, qui oggetto d'analisi. Se già nelle due precedenti incursioni su celluloide, Bunker Palace Hotel (1988) e Tykho Moon (1996), l'artista aveva mostrato le sue innegabili doti visionarie, in questa sua terza prova dietro la macchina da presa emergono ancor di più i guizzi senza compromessi di una mente votata alla meraviglia visiva, donando ai cento minuti di visione un sapore del tutto unico ed originale. Insieme a Kyashan - La rinascita (2004) e Sky Captain and the World of Tomorrow (2004) il titolo è stato tra i primi ad usare il digital backlot, facendo interagire attori in carne e ossa con sfondi generati al computer. Se l'impatto, soprattutto per via di scelte cromatiche e ambientali dall'indubbio fascino (la struttura cittadina è memore di Metropolis (1927)), si rivela senza dubbio azzeccato e in grado di donare un'atmosfera inquieta e opprimente, che si rifà e non poco agli stilemi del cinema noir, non sempre gli effetti in CG si rivelano all'altezza, con diversi personaggi secondari realizzati in digitale (inclusi gli stessi dei egizi) dalla qualità altalenante. Altro fattore controverso risiede in una trama che, pur non priva di spunti interessanti che vanno a ripescare elementi spirituali e filosofici affidandoli ad una sci-fi che guarda ad istinti di genere, affastella idee e sottotrame in serie finendo per creare un fastidioso senso di confusione spesso fine a se stessa. Bilal sembra perdere in più occasioni le coordinate del racconto, condensando i suoi intenti originari in un minutaggio forse troppo esiguo per quanto vi era in realtà da espletare e affidandosi quasi interamente al controverso e sensuale menage a trois tra Nikopol, Horus e Jill, quest'ultima dotata dell'atipica bellezza di una splendida (e bluastra, per motivi di trama) Linda Hardy.

Immortal Ad Vitam Il dio Horus torna sulla Terra e prende possesso del corpo del prigioniero politico Nikopol con lo scopo di procreare con la bella Jill, una ragazza dalle origini aliene, in Immortal ad vitam, opera visionaria ma incostante del fumettista e regista francese Enki Bilal. Un film in grado di affascinare ed irritare al contempo, che quando vola alto raggiunge vette sublimi ma non è privo di rovinose cadute, soprattutto per ciò che concerne una narrazione sin troppo complessa e confusionaria. Fatto sta che, pur con i suoi evidenti difetti, la visione non lascia di certo indifferenti, ponendo il pubblico di fronte alla scelta se accettare di stare o meno al gioco: in caso di risposta affermativa, le soddisfazioni non mancheranno di certo, tra profonde riflessioni filosofiche sulla vita e sull'universo e un piacevole tocco di genere nelle sequenze più dichiaratamente action sci-fi.

6.5

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