Il Vegetale, la recensione: Fabio Rovazzi alla ricerca del suo posto nel mondo

Il complicato mondo del lavoro diventa una favola per giovani e giovanissimi ne Il Vegetale, debutto cinematografico di Fabio Rovazzi.

recensione Il Vegetale, la recensione: Fabio Rovazzi alla ricerca del suo posto nel mondo
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Se vi chiedessimo di nominare a bruciapelo il nome di un personaggio scomodo, sopra le righe, pescando dal panorama attuale fra web e TV, probabilmente molti di voi risponderebbero Fabio Rovazzi. Parliamo di un fenomeno social che è riuscito a mettere le zampe un po' ovunque negli ultimi anni: da YouTube al piccolo schermo, passando per la musica e adesso il cinema, scelto per essere protagonista de Il Vegetale. Una decisione complessa quella portata avanti dalla Disney, poiché parliamo per l'appunto di una figura particolare, amata e odiata dal pubblico in egual misura. Da una parte abbiamo un'audience variegata, multiforme, che va dai 5 ai 90 anni e comprende giovanissimi costantemente incollati a YouTube come anziani appassionati di televisione; dall'altra un pubblico più attivo, che si sente più consapevole e sceglie accuratamente la musica da ascoltare, i film e i programmi TV da guardare e predilige contenuti "fuori dal coro".
Proprio per questo motivo il nuovo film firmato Gennaro Nunziante, il regista che ha portato sul grande schermo il campione di incassi Checco Zalone per ben quattro film, rappresenta un interessante esperimento, probabilmente la prova definitiva per capire se le star del web possono effettivamente funzionare anche altrove, lontane dal mondo effimero di YouTube e dall'ambiente protetto della TV. Per queste due forme di intrattenimento non bisogna sborsare neppure un centesimo, discorso completamente diverso invece al cinema, dove ovviamente bisogna pagare il biglietto per accedere in sala.
Questo meccanismo ha frenato i sogni di gloria di diversi youtuber e case di produzione che hanno tentato il colpo grosso al cinema, pensiamo al caso Game Therapy, a 10 Regole per Fare Innamorare, Tutto Molto Bello e Classe Z. Prodotti che, a vedere i follower dei protagonisti, avrebbero dovuto sbancare il botteghino e che invece hanno raccolto risultati deludenti. Proprio per questo motivo abbiamo parlato di "prova definitiva", Il Vegetale potrebbe riaprire i giochi o far chiudere i rubinetti forse per sempre. Vediamo verso quale strada stiamo andando.

So di non sapere

Iniziamo, ovviamente, dal principio. Lontano dai riflettori, Fabio Rovazzi potrebbe tranquillamente essere un ragazzo di 24 anni come tanti, in quella delicata e complicata fase "passeggera" della vita che riguarda la ricerca di un nuovo lavoro. In poche parole il perfetto capro espiatorio e simbolo di un'intera generazione allo sbando, alle prese con stage mal retribuiti, contratti precari, ingiustizie, soprusi e quant'altro. Un personaggio che rappresenta un barlume di onestà e correttezza in un mondo invece oscuro, corrotto, senza valori morali. Il Vegetale dunque mira a essere una commedia leggera ma allo stesso tempo impegnata, con tematiche sociali importanti e una critica forte a chi gestisce oggi il mondo del lavoro. Questo però rappresenta soltanto la base di un soggetto, bisogna poi sviluppare una trama e cucire insieme delle idee, cosa che purtroppo il nuovo film di Gennaro Nunziante fa a stento. Il Vegetale infatti manca di carattere, non riesce a brillare di luce propria ma si limita a riflettere di bagliori esterni, di commedie già scritte e viste. Lo stile della sceneggiatura si avvicina molto ai precedenti lavori della ditta Nunziante/Checco Zalone (collaborazione ora tramontata), a mancare però sono proprio i colori e le sfumature date dall'artista pugliese.

Il lavoro come cliché

Il personaggio creato da Luca Medici (Zalone per l'appunto) ha solitamente un grande dono, riesce a trasformare ogni situazione banale in divertente, atipica, esagerata e folcloristica. Fabio Rovazzi purtroppo non ha - per forza di cose - la medesima verve, del resto come direbbe lui stesso non stiamo parlando di un attore "formato e pronto".

Il suo impegno è palese, si nota come faccia di tutto per rendere il suo lavoro credibile e di assorbire dai colleghi più navigati (come Ninni Bruschetta e Luca Zingaretti) quanti più insegnamenti possibile, ma ovviamente non è impresa semplice e gli eventi del film non aiutano. Sono poche le sorprese della storia, quasi inesistenti i guizzi, si procede quasi per inerzia aggrappati a cliché di ogni tipo legati al mondo del lavoro, della vita cittadina e provinciale. Non manca neppure una sotto trama romantica che aggiunge ulteriore carne su una brace tiepida, senza tizzoni incandescenti - e provate soltanto a immaginare il gusto di una grigliata tiepida, con bocconi freddi e per nulla cotti a dovere.
A salvarsi è uno dei temi cardine del film: Nunziante dice esplicitamente al suo (giovane) pubblico di non arrendersi mai e di non sottostare a tutto ciò che gli viene offerto in cambio di uno stipendio da fame, anche se questo insegnamento arriva soltanto nel finale e a mo di favola della buonanotte. Ogni uomo ha una sua dignità, non è un oggetto in svendita, e a volte può essere fondamentale rimboccarsi le maniche e darsi da fare in autonomia, creando un'azienda propria anziché essere schiavo di qualcun altro.

Strade già percorse

Oltre questo chiaro messaggio fra critica e buoni propositi, e una svolta veggie nelle battute finali, de Il Vegetale resta molto poco. Si fa fatica a entrare nella storia, i personaggi appaiono slegati fra loro in più occasioni e i 90 minuti di visione sembrano 180. Inoltre l'eccessivo buonismo è a tratti fastidioso, esagerato, una scelta che tutela il pubblico più giovane ma che rende meno credibili alcuni snodi di trama.

Attenzione però a puntare subito il dito: Fabio Rovazzi è soltanto l'olio di un motore pieno di acciacchi. La strada per diventare un attore vero e proprio è ancora lunghissima, e il pupillo di Fedez è il primo ad ammetterlo, ma questo è un problema che poteva finire in secondo piano con una sceneggiatura più accattivante, con più carattere, che aggiungesse qualcosa di nuovo al panorama anziché ricalcare la mano su tracce già seguite. Diverte in maniera genuina soltanto Pinuccio, nome d'arte che abbiamo già imparato a conoscere su Facebook, in TV e in libreria, che nei panni del coinquilino di Rovazzi regala un po' colore al tutto - declamando freddure con accento barese nei momenti più opportuni a spezzare e ravvivare la conversazione. Non classificati Luca Zingaretti e Ninni Bruschetta, impegnati a interpretare caricature dall'impatto limitato.

Il vegetale Il Vegetale prova a raccontare lo spinoso mondo del lavoro contemporaneo dal punto di vista di un ragazzo 24enne alla ricerca di un suo posto nel mondo. Nonostante l'impegno, Fabio Rovazzi è un interprete che scorre lungo i binari di una storia già vista, già sentita, che aggiunge poco o nulla al panorama contemporaneo. È proprio la sceneggiatura l'anello più debole del progetto, priva della giusta passione e di qualche guizzo che avrebbe potuto cambiare le carte in tavola. Lontano da Checco Zalone, Gennaro Nunziante appare più spento, con meno sfumature da regalare al suo pubblico; esegue il compito assegnato con estrema linearità, senza mai osare, consegnando ai cinema un prodotto che purtroppo verrà dimenticato in fretta. L'obiettivo del progetto non era certo presenziare ai festival internazionali e raccogliere premi, l'ultima parola - come sempre in questi casi - spetta al pubblico che ha la possibilità di scegliere quale biglietto comprare.

4.5

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