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Il terzo occhio, la recensione dell'horror originale Netflix

Due sorelle tornano nella casa natia dopo la morte dei genitori ad affrontare la presenza di anime senza pace che aleggiano tra le quattro mura.

recensione Il terzo occhio, la recensione dell'horror originale Netflix
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La giovane Alia decide di lasciare Bangkok e fare ritorno nella natia Giacarta in seguito alla scomparsa dei genitori, morti in un tragico incidente d'auto. Qui la ragazza deve prendersi cura della sorella minore Abel, ancora una teenager, ed è costretta ad abitare nella casa nella quale è cresciuta e dove la consanguinea avvertiva una costante presenza di entità spettrali.
Poco dopo essersi trasferite, insieme al fidanzato di Alia, il fotografo Devin, Abel comincia a soffrire nuovamente di inquietanti allucinazioni notturne e, dopo aver rifiutato di farsi vedere da uno psichiatra, chiede l'aiuto di Mrs. Windu, una donna dotata di poteri psichici che spiega loro il motivo dietro alle continue apparizioni.
L'adolescente ha infatti, fin dall'infanzia, aperto Il terzo occhio che permette di comunicare con il mondo dei morti, Alia è però scettica e per tranquillizzare la sorella decide di aprire a sua volta le sue "porte della percezione".
Dopo il cerimoniale però la ragazza scopre in prima persona che Abel non stava mentendo e viene continuamente assalita da fantasmi in cerca di aiuto. Tra le stesse mura della loro dimora vi è poi una famiglia di spiriti dall'indole violenta che non intende lasciarle in pace...

Vista sull'inferno

Il terzo occhio (conosciuto anche come l'occhio interiore) è un organo segreto che, secondo la tradizione esoterica di svariate culture, permetterebbe di percepire realtà invisibili normalmente. Localizzato al centro della fronte, questo concederebbe la possibilità di entrare in contatto con il mondo degli spiriti, come scopre ben presto anche la protagonista di questo horror indonesiano.
Un film che nel suo impianto base guarda agli stilemi tipici del florido filone orientale, trovando in alcuni passaggi anche l'occasione di citare/omaggiare i classici del genere esorcistico, come nella sequenza della violenta possessione in cui un letto si trova sollevato a diversi metri d'altezza.
Diretta da Rocky Soraya, già autore del dittico a tema di The Doll, l'operazione guarda anche ad altri cult più o meno recenti, come il The Eye (2002) dei fratelli Pang, e proprio nella sua essenza derivativa paga i maggiori limiti a livello narrativo e di messa in scena, riciclando nei novanta minuti di visione tutti i più canonici topoi.
Dalla scena nell'ascensore agli specchi che nascondono inquietanti presenze, dalle improvvise apparizioni con relativi jump-scare all'utilizzo di teloni bianchi per coprire i mobili (per nascondere ovviamente possibili pericoli), i cento minuti di visione regalano poche sorprese agli appassionati.

Niente di nuovo

Anche dal punto di vista tecnico Il terzo occhio (distribuito da Netflix come originale) non brilla, con un make-up posticcio che rischia di scadere in diverse occasioni nel ridicolo involontario, soprattutto per ciò che concerne i passaggi più macabri e violenti.
La solita storia di anime dannate la cui morte improvvisa ha scatenato un'irrefrenabile furia contro i viventi, tipica del folklore di quelle parti del mondo, appare nel cinema contemporaneo ormai trita e ritrita a uno sguardo che, dal periodo d'oro dei j-horror, è ormai saturo di maledizioni e spiriti vendicativi.
Anche lo stesso legame tra le due sorelle è parzialmente forzato e il colpo di scena finale sull'identità di uno dei personaggi principali è costruito in maniera troppo meccanica per risultare minimamente credibile. Al netto di questi limiti e difetti, anche pesanti, l'atmosfera riesce a generare una discreta dose di suspense, aiutata in questo dalla più che discreta impronta registica che, tra soggettive in prima persona, improvvisi movimenti di camera e una convincente gestione degli ambienti, recupera almeno dal punto di vista estetico le succitate imperfezioni, offrendo così qualche spunto d'interesse soprattutto a un pubblico neofita che, poco avvezzo all'orrore orientale, potrebbe sobbalzare per una manciata di volte sulla sedia.
Un sequel che prevede il ritorno delle due "illuminate" protagoniste è già previsto per i prossimi mesi, nella speranza di assistere a un'opera più matura e consapevole rispetto all'originale.

Il terzo occhio Horror di produzione indonesiana che, rifacendosi alle tradizioni locali, ci trascina nella vita delle due sorelle protagoniste, entrambe alle prese con inquietanti presenze spettrali dopo l'apertura, per chi naturale per chi forzata, del terzo occhio, organo segreto che permetterebbe di poter comunicare con il mondo dei morti. Un film derivativo che cita classici del filone, sia presenti che passati, e non eccelle per qualità tecniche e attoriali, con un make-up approssimativo e una violenza quasi gore a tratti gratuita. L'atmosfera generale crea una discreta suspense e una manciata di jump-scare, per quanto prevedibili, sono degni di nota, ma Il terzo occhio rischia per gli appassionati di rivelarsi una semplice produzione copia/incolla.

5

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