Il Sole a Mezzanotte: la recensione del film con Bella Thorne

Si torna a parlare di amore e malattia in questo film per adolescenti che racconta la storia tra Charlie e Katie, affetta da una grave patologia.

recensione Il Sole a Mezzanotte: la recensione del film con Bella Thorne
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Due adolescenti: lei, affetta da una grave malattia, si innamora di lui, che l'aiuta a far fronte alle difficoltà e godere delle piccole gioie. No, non è Colpa delle stelle e nemmeno il più recente Noi siamo tutto: parliamo invece de Il sole a mezzanotte - Midnight Sun, in uscita nelle sale italiane il 22 marzo. Il film, diretto da Scott Speer e interpretato da Bella Thorne e Patrick Schwarzenegger, è il remake occidentale del giapponese Taiyou no uta, uscito nel 2006. Dodici anni dopo, la trama risulta stantia e decisamente già vista, considerando la popolarità di altri film e romanzi su temi simili. Katie Price ha diciassette anni e ha vissuto tutta la sua vita da reclusa perché è affetta da una grave malattia - lo xeroderma pigmentoso - che la rende eccessivamente sensibile ai raggi ultravioletti, impedendole quindi di uscire di casa durante il giorno. Dopo il tramonto è solita andare a suonare la chitarra in stazione, ed è qui che incrocia Charlie Reed, vicino di casa che lei ha sempre guardato camminare davanti alla sua finestra durante infanzia e adolescenza. Dall'incontro nasce una prevedibile storia d'amore, con tutte le conseguenze del caso. In storie come questa, il rischio di scadere nella romanticizzazione della malattia è altissimo. E, purtroppo, Il sole a mezzanotte ci casca più volte.

Realismo vs. realtà romanzata

Lo xeroderma pigmentoso - o semplicemente XP - è una malattia rarissima in cui l'ipersensibilità ai raggi UV porta a complicazioni più o meno gravi: tumori della pelle, difficoltà di coordinazione motoria, cancri delle palpebre e della cornea, e ancora problemi neurologici (che si presentano solo in alcuni ceppi della malattia). Soltanto il 40 percento dei malati vive oltre i vent'anni d'eta, ed è possibile avere un'aspettativa di vita più lunga solo evitando l'esposizione al sole e sottoponendosi a continui screening e controlli. Eppure Katie (Bella Thorne) sembra perfetta anche quando pochi secondi di esposizione al sole mettono in moto la degenerazione della malattia; al massimo la vediamo pallida e con le occhiaie, ben diversa da come sarebbe una persona che presenta i sintomi dello xeroderma pigmentoso. E persino la degenerazione della malattia è romanzata: avviene tutto a una velocità inaudita e irrealistica per ottenere il massimo pathos, per un risultato grottesto che annulla la sospensione di incredulità e rischia anzi di ridicolizzare una seria patologia.

Sceneggiatura e montaggio raffazzonati

A questo si aggiunge un altro grosso problema: per la maggior parte del tempo, il film semplicemente non funziona. I due attori protagonisti non hanno alcuna chimica, un dettaglio sul quale si potrebbe soprassedere se almeno i dialoghi fossero in qualche modo genuini e autentici, ma questi risultano spesso forzati e non convincono fino in fondo. Fotografia e montaggio ricordano più uno spot pubblicitario che un film (addirittura la carica emotiva di una scena viene sacrificata per uno spudorato product placement), e in generale nella sceneggiatura si legge un mix di ingenuità e superficialità (un personaggio viene introdotto come potenziale antagonista nei primi minuti, per poi scomparire completamente dal resto della pellicola). Più interessanti ma purtroppo non approfonditi sono i personaggi secondari di Jack Price (Rob Giggle) e Morgan (Quinn Shepard), rispettivamente il padre e la migliore amica di Katie. È quindi un peccato che proprio a quest'ultima venga dato così poco spazio.

Eppure potrebbe funzionare

La romanticizzazione della malattia e i difetti tecnici del film non lo rendono in automatico un insuccesso: il pubblico di riferimento è infatti quello adolescenziale tra i quattordici e i diciott'anni, non propriamente un range d'età in cui si presta attenzione all'autenticità dei dialoghi o alla direzione della fotografia di un film. Ai ragazzini che potrebbero interessarsi a Il sole a mezzanotte quindi cosa resta? Resta una storia d'amore senza fronzoli o improbabili gesti romantici, fatta di piccole gioie quotidiane e di semplicità. Resta forse la commozione per il - prevedibile e narrativamente mal gestito - finale, restano i sentimenti genuini. Per gli adolescenti, quindi, è un film che potrebbe funzionare e piacere. E per fortuna a quattordici anni possono anche andare al cinema senza genitori.

Il Sole a Mezzanotte Protagonisti senza alcuna chimica, dialoghi spesos forzati e montaggio da spot pubblicitario che sacrifica i momenti ad alto impatto emotivo in virtù di banale product placement: "Il sole a mezzanotte" è un film zeppo di difetti, ma per il suo pubblico di riferimento - gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni - può comunque essere una toccante storia d'amore in grado di coinvolgerli e appassionarli.

6

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