Recensione Il Settimo Figlio

Alcune saghe fantasy, a volte, forse sarebbe meglio lasciarle in libreria...

recensione Il Settimo Figlio
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A volte veniamo attratti da un progetto che ci sembra interessante, un film che tratta un argomento a noi caro, si inserisce nel nostro genere preferito o ha un cast che ci incuriosisce e, poi, questo sparisce dal radar delle uscite cinematografiche. A molti, per esempio, è successo con Il Settimo Figlio, di cui si era iniziato a parlare ormai troppo tempo fa. E quando l'uscita di un film viene posticipata così tanto, un'antica leggenda metropolitana viene alla mente: una di quelle storie che tutti raccontano e alle quali sarebbe meglio non credere, ma tutti questi ritardi spesso tendono a nascondere qualcosa; una sceneggiatura poco convincente, dei primi risultati di pubblico non proprio positivi, un progetto finale dalla dubbia validità...
Il Settimo Figlio nasce come adattamento cinematografico di una davvero molto longeva saga fantasy inglese: 13 libri a formare la serie base, The Wardstone Chronicles (conosciuta negli Stati Uniti come The Last Apprentice), ai quali si aggiungono spin-off e storie parallele che rendono davvero imponente la mole del lavoro di Joseph Hanry Delaney. Forse non ne avete mai sentito parlare, ma per gli amanti del genere è una piccola pietra miliare, che segue le caratteristiche base del fantasy e accompagna il lettore in un viaggio di crescita che si muove parallelamente con quello del protagonista.

Rivendica il tuo destino

La regina Malkin (Julianne Moore) è la strega più potente delle tenebre: per questo maestro Gregory (Jeff Bridges), dopo averla sconfitta, l’ha rinchiusa in una gabbia nel sottosuolo. Ma quando nel cielo inizia a sorgere la potente luna rossa, la strega riesce a liberarsi, desiderosa di soggiogare la terra e vendicarsi del mago. L’occasione di affrontarlo si presenta davvero molto presto e Malkin, pur inizialmente sopraffatta, riesce a ucciderne l’apprendista, costringendo Gregory a partire alla ricerca di un nuovo ragazzo da iniziare alle arti magiche. Il suo ordine richiede che il nuovo discepolo debba essere il settimo figlio di un settimo figlio, proprio come Tom Ward (Ben Barnes) , che dovrà essere addestrato per circa dieci anni, prima di diventare un mago. Ma l’ascendere di Malkin non offre il tempo necessario e Tom si lancerà fin da subito nel battaglia contro il male al fianco di maestro Gregory, imparando sul campo la differenza tra ghost, ghast, streghe malvagie e...

Rivendica il tuo libro

E anche questa volta le leggende metropolitane non mentono: il ritardo nell’uscita de Il Settimo Figlio nasconde tantissimi piccoli problemi, soprattutto sul piano dell’adattamento del libro a favore della sceneggiatura. E non stiamo parlando della classica guerra del fan disperato perché, nel processo di trasformazione per il grande schermo, molti dei suoi particolari preferiti sono stati cancellati e caratteristiche peculiari mutate. Anche se ce ne sono parecchi: per esempio, nel libro Tom ha solo dodici anni e, alla fine dell’avventura, riprende il suo apprendistato, seguendo un percorso evolutivo creato appositamente per far appassionare ed immedesimare il lettore... cosa che ovviamente nel film viene stravolta, trasformando il protagonista in un attraente Ben Barnes con le prime ribellioni all’autorità tipiche di un adolescente e una corsa all’amore impossibile a tutti i costi che richiama palesemente alla mente quello dei ben noti Romeo e Giulietta. Di base, durante tutta la visione de Il Settimo Figlio, sembra di assistere a una lotta perpetua tra testo e macchina da presa, tra quello che si vorrebbe dire e quello che si riesce davvero a comunicare. Intuiamo che dietro i personaggi si nascondono psicologie e moventi di una certa importanza, che conducono a sconti e vendette, ma non riusciamo a scorgerli da nessuna parte, perdendo ogni possibilità di approfondimento emotivo e trainante. È un po’ come se sceneggiatura e regia andassero in due direzioni differenti, lasciando che la voglia di presentare azione e spettacolarità a tutti i costi della seconda, offuschi completamente gli intenti della prima. Ed è un peccato vedere come una buona occasione di creare un franchise dalle molteplici possibilità di successo, con a disposizione un cospicuo budget e un cast di alto livello (qualcuno ha detto Julianne Moore e Jeff Bridges?), si sia perso nella nebbia di una confusione data dalla fretta di creare un prodotto che fosse fruibile subito, alla ricorsa di un’adrenalina e passione che non vengono mai completamente fuori.

Il Settimo Figlio Il Settimo Figlio sembra, per impostazione narrativa, visiva e uditiva, una di quelle bellissime cutscene che si inframmezzano tra un livello e un altro di un videogioco tripla A, quei raccordi storici che servono da ambientazione alla storia. Ma ricorda anche un buon prologo per una campagna di Dungeons&Dragons da giocare con gli amici (e tra palesi avanzamenti di livello del protagonista, divisione delle classi dei mostri e combo tra artefatti magici i riferimenti ci sono davvero tutti!): un piacevolissimo fantasy da primi anni Novanta, ma assolutamente inadatto alla cinematografia contemporanea.

5

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