Recensione Il sentiero

Jasmila Zbanic percorre il grigio sentiero di un integralismo religioso che si frappone all'amore

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In una Bosnia di confuse e smarrite identità, è ancora il riverbero della guerra che allunga la sua ombra sul presente a condizionare le vite umane. Una guerra che nasce e si sviluppa sotto l'ala di un integralismo religioso così ostinato da insinuarsi perfino in rapporti umani di assoluto amore come quello tra una madre e una figlia o quello tra due innamorati (sinceramente) felici. Era infatti così per la volitiva Esma che nascondeva dentro di sé un segreto inconfessabile divenuto ostacolo insormontabile nel rapporto con sua figlia, ed è così per la dolce Luna, che vedrà sgretolarsi l'amore per - e con - Amar sotto il peso della conversione a un islamismo ortodosso che, in teoria e di fatto, smantella il rapporto paritario tra uomo e donna, ostacolando il comune progetto di una relazione equilibrata. Dopo l'apprezzata opera prima de Il segreto di Esma la regista bosniaca Jasmila Zbanic si sofferma dunque con Il sentiero (On the path o Na putu) ad analizzare il controverso legame tra integralismo islamico e amore (viscerale), due ‘posizioni' che sembrano di fatto non trovare alcuna conciliazione e che finiranno per trasformare la strada condivisa da una coppia affiatata in due sentieri polverosi e ben distinti.

Amore o religione?

Luna e Amar sono una coppia di bosniaci musulmani giovani ed innamorati. Lei fa la hostess, gira per il mondo elegante e risoluta nella sua divisa, e sogna il figlio che non riesce ad avere. Lui è controllore di volo, con il vizio dell'alcol, rifugio o evasione concessi al trauma di una guerra etnica che ha lasciato nella popolazione intera molte e profonde cicatrici. Il loro amore scorre placido in quella pace che è volontà ostinata di lasciarsi gli orrori alle spalle. Poi Amar perde il lavoro, e qualcosa s'interrompe, perché lui riallaccia i rapporti con un ex commilitone (divenuto nel frattempo un seguace della dottrina wahabita) che gli offre un lavoro presso una reclusa comune sulle sponde di un suggestivo lago. Il momento di crisi personale aprirà in Amar il varco a quel fondamentalismo religioso che avvolge la donna in un'informe sagoma nera, negandole qualsiasi libertà d'espressione fisica e mentale, e confina l'uomo nell'abbaglio della sua stessa superiorità. Ma Luna, rimasta ancorata all'idea liberale dell'amore che avevano condiviso fino a poco prima, non piegherà il capo a quel mutamento. Così, tra le mura di una casa divenuta d'improvviso ostile, i loro corpi si allontanano, e a questi fanno seguito menti e cuori, mentre gli spazi - un tempo luminosi rifugi di amore e intimità - mutano in asfissianti cunicoli di tensione e ostilità.

L’integralismo dell’amore

La storia de Il sentiero si snoda tramite il racconto in soggettiva di Luna che muta lo sguardo da donna innamorata (così teneramente da riprendere Amar mentre russa e rivederselo a letto nei momenti di solitudine) a donna  determinata a non voler rinunciare a ciò in cui ha, fino a quel momento, creduto. L'improvvisa conversione di Amar a un islamismo ortodosso secondo cui i rapporti prematrimoniali non sono consentiti, e il ruolo della donna è quello di ‘compagna' obbediente, scardinerà l'equilibrio di una coppia fino a quel momento felice nella propria insubordinazione religiosa. Jasmila Zbanic ritrae con accortezza e candore la discesa di una donna verso una presa di coscienza dolorosa quanto necessaria e il cammino di un uomo verso un ‘oscurantismo' religioso che facilmente prospera quando la vita sembra mancare d'appigli e la ‘fraterna' intimità di regole e principi - che sono limite alla libertà - acquistano paradossalmente il calore di un'apparente sicurezza frammista a senso di protezione. Ed è attraverso il lucido sguardo di Luna, donna di cuore ma solida, che quella 'confraternita' così protettiva agli occhi di Amar si mostrerà per quello che realmente è: un'inquietante congrega di fanatici che costringe le donne a vivere nell'ombra dei niquab e concede agli uomini il beneficio di matrimoni multipli, nonché il ‘lusso' di spose minorenni. Di fronte a una tale aberrazione umana lo sguardo di Luna sostituirà, per forza di cose, la fermezza della ragione alla volatilità dell'amore, convertendosi a un integralismo sentimentale che non scende a compromessi, imboccando infine il proprio sentiero.

Il sentiero Jasmila Zbanic ripercorre il filo delle cicatrici di una guerra etnica che ritrova il suo volto in un integralismo religioso che limita, di fatto, la libertà individuale, ostacolando anche e soprattutto l’amore, sentimento libertario per eccellenza. Dietro ai volti prima felici e poi tesi di Luna e Amar, si celano la saggezza di un futuro scevro da condizionamenti e la necessità di subordinazione di chi non riesce a trovare una propria strada, per fragilità o traumi passati sempre pronto ad aggrapparsi a qualcosa (l’alcol) o a qualcuno (i fratelli musulmani), sacrificando perfino un amore speciale che potrebbe - in realtà - essere redentore più di qualsiasi religione. Un interessante spunto per riflettere sul ruolo - e soprattutto l'ingerenza - delle religioni nelle società coeve.

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