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Il rituale, la recensione dell'horror originale Netflix

Quattro uomini partono per un'escursione nei boschi svedesi per ricordare un amico scomparso nell'horror di David Bruckner.

recensione Il rituale, la recensione dell'horror originale Netflix
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Dopo una serata trascorsa al pub tra amici, progettando la prossima meta delle vacanze, Luke, Gayle, Hutch, Phil e Dom escono per comprare un'ulteriore bottiglia di alcolici ad un mini market. I primi due entrano nel negozio salvo poi scoprire che questo è luogo di una rapina e durante la successiva colluttazione, con Luke nascosto dietro uno scaffale, Gayle viene brutalmente ucciso a sangue freddo da uno dei due criminali. Ne Il rituale sei mesi dopo i quattro compagni decidono di celebrare la memoria dell'amico recandosi a fare un'escursione nelle montagne svedesi, luogo prescelto da Gayle la sera prima della tragica scomparsa. Quando Dom prende una storta provocante una distorsione del ginocchio che gli impedisce di camminare normalmente, i Nostri scelgono di optare per una scorciatoia che gli consenta di giungere in minor tempo al primo luogo abitato, ma non sanno che il percorso prescelto, attraversante una fitta foresta, li condurrà in un vero e proprio incubo ad occhi aperti.

Quell'orrore in fondo al bosco

Dopo aver partecipato al notevole horror antologico Southbound - Autostrada per l'inferno (2015), David Bruckner torna al genere con un film solido e inquietante che, pur appoggiandosi ad alcuno topoi di stampo classico, regala emozioni e spaventi in serie nei novanta minuti di visione. Ne Il rituale, esclusiva Netflix, si respira infatti una straniante atmosfera sin da quando ha inizio il viaggio dei protagonisti nel selvaggio panorama scandinavo e quando gli spazi aperti vengono abbandonati in favore della fitta boscaglia, la tensione inizia a crescere notevolmente col procedere dei minuti in una vera e propria apoteosi rifacentisi ad antichi culti e miti pagani. Tremendi incubi, macabri ritrovamenti di carcasse animali, rune incise sugli alberi non fanno certo presagire il meglio ma la narrazione ha il merito di approfondire non solo gli istinti tipici del filone ma anche il rapporto tra i quattro amici che si fa via via sempre più teso in seguito alla discesa nell'orrore, con rimorsi e non detti che esplodono in una deflagrazione emotiva resa ancora più pulsante dalle ottimali caratterizzazioni di questi quattro uomini costretti a lottare contro un nemico sconosciuto ma, prima ancora, contro loro stessi. Ed ecco così che anche le parziali forzature, come la distorsione al ginocchio, risultano giustificate ai fini dei tragici eventi in quanto il racconto si pone come apologo morale sulla gestione della colpa, qui declinata in un'ambientazione che guarda a classici come The Blair Witch Project (1999) per la gestione della cupa boscaglia, con tanto di sussurri e ombre circondanti le tende del provvisorio accampamento o ancora a sacrificali e seminali cult quali The Wicker Man (1973). L'ottima fotografia permette di gestire al meglio le numerose scene notturne, dove hanno luogo gli eventi (di origine umana o sovrannaturale a voi scoprirlo) più incisivi, e l'efficace e silente colonna sonora disegna un bello spartito di avvolgente disagio intorno al destino dei nostri, trovanti adeguata forza nelle convincenti performance dell'eterogeneo cast "comandato" dal figlio d'arte Rafe Spall.

Il rituale Un horror che avvince e convince creando un'atmosfera inquieta ed ansiogena per novanta minuti di visione in cui l'affascinante atmosfera delle foreste scandinave e il rimando ad antichi culti indigeni si adatta alla contemporaneità del filone, tra inquietanti incubi e colpe da espiare, in maniera equilibrata e coerente. Il rituale sfrutta al meglio la selvaggia ambientazione, con i boschi nascondenti pericoli di incerta origine dietro ogni angolo, e si premura di caratterizzare con la giusta profondità il gruppo di quattro protagonisti, riuscendo a generare un sano terrore di genere in maniera non così scontata.

7.5

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