Il regno, la recensione del film di Rodrigo Sorogoyen

Il vice segretario regionale di un partito politico, indagato per corruzione, rifiuta di essere usato come capro espiatorio e inizia un gioco pericoloso.

recensione Il regno, la recensione del film di Rodrigo Sorogoyen
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Spagna, 2007. Manuel Lopez-Vidal è un esperto politico nonché vice segretario regionale del suo partito. L'uomo, che vive nell'agio insieme alla moglie e alla figlia adolescente, si ritrova spesso con i suoi colleghi per gestire un giro di corruzione che va avanti ormai da quindici anni all'oscuro di tutti. Ma un giorno i magheggi vengono alla luce e lui e i suoi colleghi Cabrera, Bermejo, Gallardo e Fernando rimangono coinvolti in uno scandalo che rischia di portare al collasso del movimento politico.
Quando Gallardo viene arrestato con l'accusa di frode, Manuel avverte i suoi compagni di mantenere il più stretto riserbo e di non parlare con nessuno, per timore che anche il più piccolo e insignificante dettaglio possa scoperchiare definitivamente l'aura di segretezza e compromettere in maniera ancora più irrimediabile le rispettive carriere.

In Il regno il protagonista è però ignaro che una registrazione in cui egli stesso si riferisce a giri poco chiari sia già nelle mani della polizia, e viene arrestato. La sua esistenza lussuosa e l'appropriazione di denaro sporco finiscono così nel mirino dell'opinione pubblica e il partito stesso è pronto a usarlo come capro espiatorio accusandolo di essere stato la mente dietro tutto. Manuel non è ovviamente pronto a "sacrificarsi" come nulla fosse e tenta in ogni modo di mettere con le spalle al muro i suoi superiori e "addolcire" così la sua posizione giuridica in attesa del processo... la sua manovra si scontrerà con un sottobosco fatto di intrighi e tradimenti che coinvolgono un gran numero di individui ai piani alti della società.

Danni collaterali

Nei primi secondi, con un un piano sequenza di un paio di minuti che segue alle spalle il percorso del protagonista e un'affascinante partitura sonora di matrice elettronica, sembra di assistere a una sorta di omaggio alla scena in discoteca di un classico moderno come Collateral (2004), impressione che poi scema, almeno a livello di genere. Perché se l'azione è qui infatti ridotta ai minimi termini, le assonanze con lo stile di Michael Mann sono invece ben presenti nel corso delle due ore di visione, in una ricerca spasmodica e convincente di rendere ogni fotogramma esteriormente appagante e al contempo consono al contenuto degli eventi.

Candidato a tredici e vincitore di sette premi Goya (gli "Oscar del cinema spagnolo"), il film è diretto dallo specialista Rodrigo Sorogoyen, autore solo una manciata di anni fa di un altro robusto thriller come Che Dio ci perdoni (2016), ed è una perfetta fotografia dei nostri tempi, con la politica colpevole di corruzione e l'opinione pubblica e i salotti televisivi che si sostituiscono alle aule di tribunale: una sorta di amaro e realistico ritratto del mondo odierno, a dispetto dell'ambientazione cronologica che viaggia nel passato dello scorso decennio.

The Kingdom

Il titolo Il regno non è perciò casuale ma bensì atto a rappresentare in un solo termine l'ampio giro di malcostume e criminalità che permea ogni substrato della società, dalla politica alle forze dell'ordine, dai programmi televisivi alle sedi giudiziarie, elemento quanto mai inquietante che caratterizza il sempre più spasmodico e claustrofobico scorrere degli eventi, nei quali il protagonista (anch'egli colpevole) si trova in un tritacarne i cui gli amici di un tempo diventano i peggiori nemici e in cui non ci si può fidare di nessuno se non di se stessi.

Soprattutto la seconda metà dell'opera è caratterizzata da un continuo e progressivo crescendo di suspense, che raggiunge apici maestosi in una manciata di scene madri che mettono a dura prova, in senso buono, i nervi dello spettatore, pronti a vivere ogni singolo batticuore insieme al personaggio di Manuel, magnificamente interpretato da Antonio de la Torre, feticcio del regista, qui punta di diamante di un cast delle grandi occasioni con ogni ruolo che trova il suo perfetto interprete. Tra citazioni a certo cinema di Sorrentino, in particolare la sequenza sullo yacht che riporta alla memoria i fasti de La grande bellezza (2013), dialoghi taglienti e incisivi, perfetto mix tra amara ironia e derive da spy-story, e un'arringa finale, con un serrato faccia a faccia tra due delle figure principali che lascia metaforicamente le conclusioni allo spettatore in un vagito quasi metacinematografico, l'operazione vive su un'orchestratura perfetta dove niente viene lasciato al caso, con le numerose pedine coinvolte gestite con impeccabile equilibrio.

Il regno Un estetismo raffinato che guarda al cinema di Michael Mann al servizio di una storia tesa e ramificata che riflette sulla corruzione, non solo politica, che nasce ai più alti livelli della società: Il regno, grande successo di pubblico e critica (vincitore di ben 7 premi Goya) in patria, arriva in Italia riproponendo una storia dal sapore universale che ci accompagna nel sottobosco di un partito in cui l'illecito è una costante da parte della maggioranza dei suoi membri. Il protagonista, anch'esso colpevole, si ritrova a fungere da capro espiatorio e decide di non accettare il ruolo di vittima sacrificale, tentando di scoperchiare i loschi affari a livelli ben più profondi, rimanendo però ingabbiato in un gioco pericoloso dove non può fidarsi più di nessuno. Il regista Rodrigo Sorogoyen riesce a imbastire una tensione costante, che esplode in scene madri da vivere col fiato sospeso, e impronta uno stile visivo raffinato e istrionico, con giochi di visuali diversificate e un'incalzante colonna sonora di matrice elettronica che aumenta in maniera ancor più incisiva la già pressante suspense narrativa. Le due ore di visione, chiosate da un epilogo perfetto che si rivolge direttamente allo spettatore e lascia volutamente spazio alla sua immaginazione, sanno dove e come colpire, coniugando apparenza e sostanza in maniera avvincente ed equilibrata e offrendo spunti di riflessione per nulla scontati.

8

Che voto dai a: Il regno

Media Voto Utenti
Voti: 3
7.7
nd