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Il ragazzo che catturò il vento, la recensione del film originale Netflix

Un ragazzino originario di un povero villaggio del Malawi cerca un modo per garantire l'irrorazione dei campi coltivati.

recensione Il ragazzo che catturò il vento, la recensione del film originale Netflix
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William Kamkwamba è un ragazzino originario di Kasungu, un centro abitato del Malawi situato nella Regione Centrale, il cui territorio arido è spesso vittima di periodi di lunga siccità che impediscono ai raccolti di procurare il cibo necessario alla sopravvivenza. In Il ragazzo che catturò il vento l'adolescente, figlio di un contadino che vive nel piccolo villaggio di Wimbe, si diletta nell'aggiustare radio e altri apparecchi elettronici per gli abitanti della comunità ed è prossimo a frequentare per la prima volta la scuola locale.
Il padre però non ha i soldi necessari per pagargli la retta e dopo qualche giorno William, insieme ad altri coetanei inadempienti, viene escluso dalle lezioni in attesa della somma necessaria, che tarda comunque ad arrivare. Il giovane non si dà per vinto e, ricattando l'insegnante di scienze minacciandolo di rivelare la relazione di questi con sua sorella, riesce almeno a frequentare la biblioteca dell'istituto, ottenendo così l'accesso ai volumi tecnici sulla produzione di energia.
E mentre le promesse del governo vengono disattese e le piogge appaiono come un lontano miraggio, il protagonista fa di tutto per trovare un metodo con il quale riuscire a irrorare i campi e garantire un futuro a se stesso e alla propria famiglia.

Prima della pioggia

L'attore britannico, di origini nigeriane, Chiwetel Ejiofor vanta una notevole carriera davanti la macchina da presa, con il successo arrivato in particolar modo nell'ultimo decennio grazie ai ruoli in 12 anni schiavo (2013), per il quale è stato candidato all'Oscar e al Golden Globe, e nel cinecomic Doctor Strange (2016), dove ha vestito i panni di Karl Mordo. Ora per l'interprete è arrivato il momento del grande salto in cabina di regia, con l'adattamento dell'omonimo romanzo autobiografico del vero William Kamkwamba, protagonista di questa incredibile storia ambientata in terra africana. Un film all-black nella sua interezza che ci trasporta nelle aride terre del Malawi mettendoci di fronte alle difficili condizioni di vita della popolazione, con la politica che nulla fa per le classi più povere ("la democrazia marcisce velocemente" è una delle battute più emblematiche che racchiude bene il senso della società indigena e non solo) le quali vengono sfruttate senza pietà per interessi economici.
Il sogno del giovane William diventa così l'unico appiglio di speranza, ma il percorso per raggiungere l'agognato lieto fine sarà ben più complicato del previsto, tra litigi e rappacificazioni che caratterizzano le due ore di visione.

Fino alla fine

"Ho compreso di trovarmi davanti a una storia degna di essere portata sul grande schermo mentre stavo leggendo il libro. C'è stato un momento, quando lui si intrufola a scuola, in cui ho cominciato a pensare alla mia relazione con lo studio a quell'età. Era interessante per me mostrare questo tipo di esperienza a un'audience variegata e mettere a confronto la diversità di decisioni in mondi lontani tra loro e con diversi punti di vista. Mi è parso molto drammatico, ricco e perfetto per il cinema grazie a questo insieme di combinazioni." L'esordiente cineasta ha commentato così il momento in cui ha compreso di voler realizzare in prima persona la trasposizione su grande schermo del libro, presentata all'ultima edizione del Sundance Film Festival e distribuita dal 1 marzo su Netflix come originale. Il ragazzo che catturò il vento porta con sé un messaggio edificante come la reale vicenda da cui è tratto, e la messa in scena è diligente quanto basta per intrattenere il grande pubblico.
La personalità di Ejiofor si lascia però intravedere solo a tratti, soprattutto nella gestione scenografica delle sporadiche scene madri, con la scelta, comprensibile ma poco coraggiosa, di adagiarsi su una facile retorica drammatica per nascondere le falle stilistiche. L'insieme scorre con una certa monotonia, tra situazioni che forzano eccessivamente la mano sui contrasti e altre interpersonali non sempre approfondite a dovere, con qualche passaggio visionario che riprende alcune usanze folkloristiche a speziare la prevedibile messa in scena.
La suddivisione in capitoli tematici, tutti incentrati sullo stato dei campi (dalla semina alla coltivazione, dal raccolto alla carestia fino al vento risolutore), segue le vicende di questa famiglia in un arco di tempo di qualche mese e la forza dei personaggi rischia in più occasioni di essere messa in secondo piano dal ripetitivo turbinio degli eventi, fino all'abituale resoconto fotografico allo scoccare dei titoli ci coda che ci informa dell'effettivo destinopresente dei reali protagonisti.

Il ragazzo che catturò il vento L'incredibile storia vera di un ragazzino del Malawi che ha inventato un metodo per procurare l'acqua al suo villaggio è al centro di questo film, originale Netflix, che segna l'esodio dietro la macchina da presa dell'attore britannico Chiwetel Ejiofor. Il ragazzo che catturò il vento è un'operazione diligente alla quale però manca quel "qualcosa" capace di elevarla da semplice compitino biografico: il contesto pur affascinante delle zone povere del Paese africano risulta solo abbozzato, così come gran parte dei numerosi personaggi che ruotano intorno al protagonista, e la monotonia fa ben presto capolino all'interno delle due ore di visione (cui una sforbiciata avrebbe indubbiamente giovato). Il messaggio edificante e alcune sequenze suggestive, unite alle comunque ottime performance del cast, rendono la visione godibile ma al giungere dei titoli di coda si sente la mancanza di quel guizzo di coraggio e personalità in più che avrebbe potuto impreziosire ulteriormente l'onesta messa in scena.

6

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