Recensione Il Quinto Potere

Un film che romanza la storia e i segreti di WikiLeaks e del suo fondatore Julian Assange

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A cavallo del 2007/2008 faceva il suo ingresso sulla scena internazionale WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]"), una società ad 'attività virtuale' senza scopo di lucro che attraverso un sofisticato sistema criptato permetteva l'invio e lo scambio di materiale segretissimo e strettamente confidenziale nonché il mantenimento dell'anonimato delle fonti. Ideatore di questo progetto di hackering volto sostanzialmente alla totale (e totalmente insubordinata) libertà d'informazione (da qui l'appellativo di Quinto potere che succede idealmente al valore ideologico di Quarto potere) è la complessa e controversa figura di Julian Assange, solitario adolescente americano poi destinato a diventare 'oscura' personalità di spicco nella scena politica internazionale. Hacker geniale da un lato, uomo con un'infanzia molto difficile dall'altro, Julian Assange coniuga infatti in sé il valore (relativamente) positivo di una ricerca della verità che ignora (machiavellicamente) i mezzi per raggiungerla, e lo stato pericolosamente narcisistico di un uomo perso nel tentativo di riscattarsi da un passato di profonda e insanabile solitudine. Questi due elementi troveranno poi una loro razionalizzazione (umana) in Daniel Domscheit-Berg, incontrato per caso e presto divenuto il numero due nonché portavoce dell'organizzazione, ed elemento capace di neutralizzare (in parte) l'estrema volatilità del pensiero ‘assangiano'. Un sodalizio che ha portato in pochi anni WikiLeaks a diventare responsabile delle più grandi fughe di notizie della storia, compresa la clamorosa divulgazione di oltre 700mila comunicazioni segretissime tra quasi 300 ambasciate americane nel mondo e Washington, che fece scoppiare un vero e proprio terremoto istituzionale. Un evento che portò di diritto Julian Assange da giovane ed emerito sconosciuto hacker animato da obiettivi rivoluzionari a un vero e proprio fenomeno internazionale e mediatico. Non va in ogni caso dimenticato che all'interno di questo intricato scenario di segreti rivelati e menzogne lungamente secretate, il ruolo di coprotagonista (assieme ad Assange e al suo braccio destro - fino al successivo 'divorzio' - Domscheit-Berg) va riconosciuto senza dubbio al militare Bradley Manning (che oggi sta scontando una pena pari a 35 anni di reclusione), un giovane di soli 25 anni in preda a profonde crisi di identità sessuale e dotato di geniali competenze da hacker che passò a WikiLeaks proprio quei dispacci riservatissimi sulle guerre in Iraq e in Afghanistan, e che rivelarono (oltretutto) la terribile realtà delle cosiddette ‘Morti collaterali' (contenute nel video scandalo pubblicato sempre da WikiLeaks in cui si vede l'uccisione da parte dei militari Usa di una dozzina di civili in Iraq ).

Tra romanzo e verità

Il regista Bill Condon costruisce l'ossatura narrativa de Il quinto potere (soprattutto) attorno alle ricostruzioni di Domscheit-Berg, il quale lasciò la società nel settembre del 2010 in seguito a gravi dissensi sorti con il fondatore Assange, per poi descrivere dettagliatamente la sua esperienza all'interno di WikiLeaks e nei rapporti con lo stesso Assange tra le pagine di un libro: Inside WikiLeaks - La mia esperienza con Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo. E alla base del film vi è anche un altro libro sempre dal titolo WikiLeaks, ma a cura di David Leigh e Luke Harding. Purtroppo, il discorso di Condon fatto in relazione a questi eventi, assume ben presto e troppo spiccatamente un volto parziale, concentrandosi di gran lunga più sulla parabola romanzata del ribelle, scapigliato Assange più che sulle effettive premesse ideologiche/implicazioni che hanno conferito a WikiLeaks un ruolo di primaria importanza nel tessuto politico, mediatico e sociale nonché una funzione davvero rivoluzionaria nel modo di intendere la divulgazione delle notizie. Per questo motivo, nonostante Benedict Cumberbatch (appropriatamente ‘sbiancato' per l'occasione) faccia del suo meglio per mantenere viva la lotta intestina del personaggio tra voglia di verità e la smania di protagonismo e Daniel Brühl si mostri capace di conferire al suo omonimo Daniel una apprezzabile rotondità, il film perde facilmente d'appeal mancando infine di indagare e insinuare laddove un tema del genere dovrebbe (necessariamente) fare. Attenendosi invece a un immaginario quasi puramente visivo e d'intrattenimento il film entra sensibilmente in conflitto con l'ideologia alla base della società di cui vuole raccontare. Perché se è vero che WikiLeaks mirava alla pura trasparenza dell'informazione e alla non manipolazione delle fonti, qui appare invece piuttosto chiaro come le parole di Domscheit-Berg siano state capillarmente giustapposte per creare un ammaliante romanzo sull'antieroe per eccellenza. Una componente senza dubbio presente in questa intricata storia, ma (a voler fare un paragone se non di stile quantomeno di contenuti) senza dubbio più onestamente illustrata nell'opera documentaristica We Steal Secrets: The Story of Wikileaks di Alex Gibeny, dove ogni elemento/protagonista trova un suo spazio pur non lasciandosi ammaliare dal clamore.

Il quinto potere Arriva al cinema Il quinto potere di Bill Condon, ispirato al libro di Daniel Domscheit-Berg (Inside WikiLeaks) e a quello di David Leigh e Luke Harding (WikiLeaks) proprio sulle vicende di WikiLeaks e del suo geniale e folle ideatore Julian Assange. Se da un lato il film riesce (nel bene e nel male) a essere un’onesta opera d’intrattenimento, d’altro canto manca in fondo di rivelarsi opera sufficientemente in grado di creare una panoramica esaustiva sulle numerose ramificazioni (pratiche e ideologiche) di cui la società di WikiLeaks è stata - dal 2007 in poi - assoluta protagonista; e in un film come questo il ruolo informativo non può certo finire in secondo piano.

5.5

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