Recensione Il quarto tipo

Ci sono quattro tipi di incontri alieni. Il quarto è l'abduction

recensione Il quarto tipo
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L'abduction, ossia il rapimento alieno. Scettici o meno sull'argomento UFO, è comunque notevole la quantità di persone che ogni anno, in tutte le parti del mondo, sostiene di essere stata  vittima di questi "incontri" involontari, veri e propri sequestri a bordo di tecnologiche navicelle sulle quali sarebbero condotti i più strani esperimenti. Uomini usati come cavie, secondo molti condotti col consenso delle organizzazioni militari terrestri. I presunti rapiti non ricordano quasi nulla se non attraverso seduti di ipnosi regressiva, ed è proprio questo a far sì che il più grande detrattore degli abduction sia proprio la scienza ufficiale, che non riconosce questa tecnica come affidabile. Ognuno è libero di farsi un'idea propria, e per i curiosi e/o gli appassionati dell'argomento, ecco arrivare Il quarto tipo, film sul tema del regista Olatunde Osunsanmi, al suo secondo lavoro dopo il mediocre e inedito Within. Ad oggi il miglior film a trattare specificatamente gli abduction è forse stato Bagliori nel buio con James Garner e Robert Patrick, mentre per quanto riguarda il piccolo scherma era un tema più che ricorrente in X-Files, dove l'agente Fox Mulder sosteneva che proprio la sorella, anni prima, fosse stata rapita. Sicuramente questi incontri del quarto tipo hanno l'indubbio merito, monetariamente parlando, di attirare il pubblico. La pellicola di Osunsanmi è però diversa da una semplice spettacolizzazione della vicenda, ma cerca di mostrare i lati più inquietanti e disturbanti della questione, ispirandosi a una storia vera e dando al tutto un sapore semi-documentaristico, con filmati in parte reali alternati alla finzione.

Abduction

Ci introduce al film la protagonista Milla Jovovich, precisando che ciò che andremo a vedere è ispirato una storia vera, riguardante una dottoressa dell'Alaska (il cui nome vero, come quello degli altri personaggi della storia, non viene svelato per proteggere l'identità delle persone coinvolte), che viene chiamata Abigail Tyler, e che il film si alternerà su due diverse vie, riprese reali con protagonista la donna cui è ispirata la vicenda e la narrazione di finzione. Veniamo così a conoscenza della vera Abigail Tyler, intervistata dal regista, e il ricordo degli eventi passati viene raccontato attraverso l'opera cinematografica. Abigail (Milla Jovovich) si trova nello studio del collega Abel Campos (Elias Koteas) per una seduta di ipnosi regressiva, affinchè possa ricordare cos'è successo la notte che suo marito venne ucciso, e magari riconoscere il volto dell'assassino. Un tentativo vano, visto che non riesce a identificare l'omicida. Nel frattempo viene a sapere, tramite il suo lavoro di psicologa, che tutti i suoi pazienti vengono svegliati la notte da una fortissima luce bianca fuori dalle loro finestre. Quando uno di questi, impazzito, prende in ostaggio la moglie e la figlia, Abigail viene chiamata dallo sceriffo August (Will Patton) a mediare, ma il sequestratore comincia a lanciare urla in un linguaggio incomprensibile, che nemmeno Abigail riesce a comprendere. Ben presto scopre che ciò che sta accadendo sembra essere collegato alla scomparsa di suo marito, e viene aiutata da Abel e dallo studioso di lingue antiche Awolowa Odusami (Hakeem Kae-Kazim) nella ricerca di una verità che, ben presto, si fa sempre più inquietante e spaventosa e mette a rischio la vita della donna e dei suoi due figli.

Tra marketing e realtà

Sicuramente Il quarto tipo non è un film per tutti, e si potrebbe paradossalmente definirlo "alieno" all'odierno panorama cinematografico. Certo non manca un pelo di furbizia, ma il lavoro è carico di un fascino intrinseco che avvolge con una sobria inquietudine lo spettatore. Se la storia narrata si rivelasse vera, si aprirebbero molte domande sugli UFO e la rappresentazione classica degli omini verdi, qui apparentemente raccontati come creature mostruose, che si ergono a semidei padroni degli uomini. Il problema è che i dubbi sulla veridicità dell'effettiva esistenza di una Dr. Abigail e dei suoi "compagni" d'avventura sono molti, dato che le prime informazioni su di lei sono comparse magicamente sul web solamente pochi mesi prima l'uscita della pellicola. Ciò nonostante, non sapendo la verità, limitiamoci a raccontare se quest'operazione, bugiarda o meno che sia, è riuscita nel suo mero intento cinefilo. Si alternano riprese documentaristiche, che sarebbero state girate dai reali protagonisti della vicenda, e quelle del film, comunque predominanti nell'effettiva durata della pellicola (spesso grazie allo split-screen osserviamo in contemporanea la versione originaria e quella cinematografica). Andando ad analizzare le seconde, si può dire che la regia di Osunsanmi ha il giusto fascino e riesce a trasmettere pienamente il senso di oppressione che assilla fin dall'inizio il personaggio della Jovovich. L'uso di una fotografia tendente a colori scuri nelle scene all'aperto, con una forte tendenza verso il blu e viola, è la giusta compagna per un'atmosfera di mistero, amplificata ancor più nelle claustrofobiche sequenze al chiuso, dove tutta l'angoscia provocata dagli abduction esplode nelle impaurite reazioni dei rapiti, con momenti di vero e proprio terrore dovuti ai traumi subiti. Il tutto ciò nonostante concede pochi spazi al puro intrattenimento, rivelandosi come un'operazione atipica, che fa sue alcune soluzioni degli speciali televisivi sull'argomento, amplificando il tutto con la potenza del mezzo cinematografico. Se si esclude il convulso finale infatti l'azione latita totalmente, proponendo un ritmo lento che ha però il merito di non annoiare mai, risultando coinvolgente e che suscita curiosità per il procedere degli eventi. Il cast è di buon livello, e se lo sceriffo di Patton è a tratti davvero "gustoso", anche la Jovovich sforna una prova senza dubbio interessante, oltre a mettere in campo la sua bellezza magnetica.  E' ovviamente una pellicola dedicata agli appassionati degli alieni, mentre sarà probabilmente snobbata dal grande pubblico per lo più popolato da scettici sull'argomento. Permane giusto il dubbio, che potrebbe scontentare anche i primi, legato all'artificiosa creazione di questa "falsa" verità e che stona un pò col taglio dato al progetto. Ciò nonostante ci sentiamo di consigliare Il quarto tipo a chi è sempre alla ricerca di lavori diversi e originali che si distinguano dalla massa.

Il quarto tipo Interessante operazione docu-filmica sul mistero degli abduction, i rapimenti alieni che da ormai cinquant'anni sono saliti agli onori delle cronache. Il regista Osunsamni, facendo sua una storia la cui realtà non è confermata, pone l'attenzione sulle conseguenze che i rapiti riportano nella loro vita, cambiata per sempre dopo que drammatici eventi. L'astuzia nel mescolare presunta verità e finzione si rivela una carta vincente, e la pellicola risulta appassionante nonostante nel film l'azione sia quasi inesistente. Un prodotto particolare, sicuramente affascinante e fuori dagli sche(r)mi.

6.5

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