Il mostro della laguna nera, la recensione del fanta-horror di Jack Arnold

Grande classico del cinema fantastico Anni Cinquanta, Il mostro della laguna nera ha lasciato un'eredità che perdura ancora oggi.

Il mostro della laguna nera, la recensione del fanta-horror di Jack Arnold
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Il geologo Carl Maia durante una spedizione in Amazzonia rinviene uno strano fossile all'interno di una roccia, la mano artigliata di una creatura fino ad allora sconosciuta.
Lo scienziato condivide la sua scoperta con amici e colleghi, incluso il suo ex studente e ittiologo David Reed, attualmente impegnato con la sua fidanzata Kay in un istituto di biologia in Brasile. Mark Williams, il capo di David, resta subito affascinato dal sensazionale ritrovamento ed è pronto a tutto pur di trovare le prove relative all'esistenza di quest'inedita creatura.
Il team, approntato in fretta e furia, si reca così in Amazzonia salvo trovare il campo base devastato dalla furia di qualche presunto animale, che ha causato anche diverse vittime. Compreso come il mostro possa abitare nell'attigua Laguna Nera, marinai e scienziati procedono a passo d'uomo su un'imbarcazione per scoprire dove questi si nasconda, ma finiscono per andare incontro a situazioni sempre più pericolose. E il particolare interesse della creatura nei confronti della bella Kay complica ulteriormente la situazione.

Caccia negli abissi

Ancora scottati dalla cancellazione della serie basata sul fumetto Swamp Thing? Per tornare alle origini e scoprire dove già l'opera cartacea prese ispirazione, l'ideale è fare un salto temporale fino agli Anni Cinquanta e riscoprire uno dei grandi classici del cinema fanta-horror di quel periodo, ossia Il mostro della laguna nera.
Un cult imperituro che ha generato sequel ed epigoni, dando vita a un personaggio divenuto una sorta di archetipo come sottolineato anche dalle moderne riletture, una su tutte quella di Guillermo del Toro nel pluripremiato La forma dell'acqua - The shape of water (2017), e dalle svariate citazioni del cinema di genere - molti dei passaggi ambientati nella palude sono stati ripresi pari passo da Anaconda (1997).
In realtà il film è anch'esso debitore nei confronti di opere cardine, sia del cinema che della letteratura: stiamo naturalmente parlando del primo mitico King Kong (1933) e de La bella e la bestia, con cui condivide il tema del particolare rapporto tra la creatura e la donna del gruppo.

L'idea alla base della narrazione venne al produttore William Alland in seguito a una discussione con il direttore della fotografia messicano Gabriel Figueroa, il quale gli raccontò come molte leggende locali del suo Paese fossero incentrate su misteriosi uomini pesce che si aggirerebbero nelle acque dell'Amazzonia.
Una formula sulla carta vincente e in grado di attirare il grande pubblico a caccia di emozioni forti, che si rivelò poi effettivamente redditizia tanto da far sopravvivere la pellicola allo scorrere del tempo.

I vecchi e cari mostri di una volta

Certo molti spettatori odierni, abituati a effetti digitali sempre più ricercati e a una cura per il design di pari passo, potrebbero rischiare di trovarsi spiazzati davanti alla realizzazione del mostro, con un semplice costume di lattice unito da cerniere lampo indossato da varie controfigure, ma il fascino vintage del suddetto è in grado ancor oggi di conquistarsi un buon numero di fan.
Il regista Jack Arnold, autore di diversi gioiellini del cinema di genere come Destinazione...Terra! (1953) e Tarantola (1955), sa come gestire il nucleo di personaggi principali e le relative dinamiche tensive, trovando poi il modo di creare un susseguirsi di suggestive sequenze nelle fasi in cui è effettivamente presente la squamosa nemesi.
Soprattutto la scena in cui Julia Adams nuota a pelo d'acqua, ignara che pochi metri sotto di lei, sotto la superficie, la creatura la stia seguendo e osservando, è di quelle che rimangono impresse, così come l'intenso, seppur rapido, epilogo.
Perché, anche in sottofondo, il messaggio ambientalista è chiaro e preciso: ancora una volta è l'uomo a mettere in pericolo la natura e la necessità di imprigionare per loschi interessi economici delle entità che vivono in pace, da chissà quanto tempo, appare una costante destinata a perdurare in eterno, non soltanto nei fittizi mondi cinematografici.

Il mostro della laguna nera Oggetto da anni di voci su possibili remake/reboot, risoltesi poi in un nulla di fatto per i più svariati motivi, Il mostro della laguna nera è un classico del fanta-horror Anni Cinquanta, ancor oggi meritevole di visione non soltanto da parte dei cinefili più oltranzisti. Ci troviamo infatti di fronte a una nemesi archetipica che, pur prendendo spunto da altri suoi illustri precedessori, possiede un fascino del tutto unico e particolare, con l'ambientazione acquatica a regalare ulteriore suspense nelle diverse sequenze al di sotto della superficie. Il regista Jack Arnold sa come creare la giusta tensione e l'incisiva sceneggiatura, semplice nelle basi ma con parecchie sfumature nell'interazione tra i vari personaggi principali, si concede anche un messaggio a sfondo ambientalista che non guasta mai. Il film andrà in onda giovedì 4 marzo alle 00.50 su RETE4.

7.5

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