Recensione Il Monaco

La trasposizione di un classico della letteratura gotica con protagonista Vincent Cassel

recensione Il Monaco
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Considerato tra i classici della letteratura gotica europea, Il monaco venne scritto nel 1796 dall'inglese Matthew Gregory Lewis. Il grande successo di pubblico fu però pari allo scandalo che il testo suscitò, soprattutto tra le autorità ecclesiastiche, per via dei suoi contenuti ritenuti da più parti blasfemi. Il libro, che in passato avrebbe dovuto esser trasposto su celluloide da maestri come Luis Bunuel e Antonin Artaud, trova la sua prima versione cinematografica soltanto nel 2011, grazie al regista tedesco Dominik Moll (Harry un amico vero, Due volte lei). Co-produzione franco-spagnola, Il monaco vanta come protagonista d'eccezione Vincent Cassel, accompagnato da un cast di volti più e meno noti come Geraldine Chaplin (The Orphanage, The Impossible), Déborah François (Tutti pazzi per Rose), Joséphine Japy (Cloclo) e Sergi Lopez (Il labirinto del fauno, L'amante inglese).

Sympathy for the devil

Un bambino, con una strana voglia sulla spalla, viene abbandonato dinanzi ad un convento di cappuccini. Adottato dai religiosi, e battezzato Ambrosio, il piccolo cresce e diviene anch'egli un frate, il più rispettato della comunità per la sua totale abnegazione al Signore. Ma un giorno nel convento arriva Valerio, un giovane che porta da tempo un inquietante maschera a causa di un incidente che gli ha sfigurato il volto. Questi chiede ai frati se può vivere con loro all'interno delle mura, trovando una risposta positiva da parte di Ambrosio. Poco dopo però il religioso scopre che Valerio non è chi sostiene di essere e la verità rischia di mettere in crisi la sua fede e condurlo verso la dannazione...

L'ombra del peccato

Tanta carne al fuoco sviluppata in un film dai due volti, fortemente imperfetto ma non privo di un fascino particolare che accompagna la lenta e sinuosa narrazione. Un'opera dalle due facce come quelle del Bene e del Male tra cui il protagonista si troverà a dover scegliere. Il testo di partenza, forse infilmabile secondo i canoni classici, pur perdendo molta della sua potenza originaria, che emerge prepotente solo in alcune occasioni (i dieci minuti finali sono Cinema di gran classe), viene trasposto sul grande schermo in maniera troncata ma non dispersa, con un magnetismo esoterico di una certa presa sullo spettatore nonostante i colpi di scena risultino in questa nuova forma abbastanza scontati. Un onirismo cupo e sottilmente inquieto aleggia durante tutta la visione, grazie anche ad una messa in scena scarna ed essenziale che si rivela discretamente efficace, complice le molte scene d'ambientazione notturna che godono di un'ottima fotografia. Anche dal punto di vista registico Moll non eccede in virtuosismi, concentrandosi sugli attori e sugli ambienti con una mano quasi invisibile che accompagna il decadimento morale del suo personaggio principale. In un'epoca nella quale le stesse autorità religiose non erano estranee alle crudeltà (vedasi l'impietoso supplizio della fame e della sete cui è sottoposta una giovane suora, rea d'esser rimasta incinta), non è poi così difficile cedere agli istinti più disumani, ancor meno quando è lo stesso Diavolo a metterci lo zampino. In un cast di bellezze innocentemente fatali, Vincent Cassel lavora saggiamente proponendo diverse sfumature, tra un tormento interiore e il desiderio proibito che lo dilaniano progressivamente sino al visionario epilogo.

Il Monaco Vincent Cassel è un frate che cade negli abissi della perdizione in questo adattamento de Il monaco, romanzo gotico di fine settecento che suscitò diverso scalpore alla sua pubblicazione. Ed è facile capirne i motivi in una storia che mette un uomo di Chiesa di fronte alle sue peggiori paure. La sceneggiatura, seppur impoverendo il testo originale con sviluppi non sempre chiarissimi, mantiene comunque un fascino arcano che si riflette anche in una regia silente (capace di regalare però un finale magnifico) e nella non semplice interpretazione del suo bravo protagonista.

6.5

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