Il marito che non ho mai conosciuto, la recensione del thriller con Sunny Mabrey

Erin, moglie di un giudice distrettuale dal carattere irascibile e violento, fugge con i figli ma l'uomo è ben presto sulle loro tracce.

recensione Il marito che non ho mai conosciuto, la recensione del thriller con Sunny Mabrey
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Erin, madre di due figli (la maggiore adolescente e il piccolo malato di epilessia), è sposata con il rispettato giudice distrettuale Darren. Il loro matrimonio, all'apparenza perfetto, è in realtà infelice e la donna è spesso vittima degli scatti di violenza dell'uomo.
Dopo l'ennesima, ingiustificata sfuriata, la moglie decide di abbandonare il talamo coniugale e, dopo aver aperto la cassaforte coi documenti personali e le finanze del compagno, va a prendere la prole e fugge lontano in macchina.
In Il marito che non ho mai conosciuto, il legale non esita a impiegare tutti i suoi contatti e i suoi mezzi pur di rintracciare i fuggitivi, i quali nel frattempo hanno trovato l'aiuto di un bel camionista.

La grande fuga

Con un inizio giocato sul culto dell'apparenza, come ben esplicato dallo specchio in cui appaiono gli infelici coniugi, è prevedibile che il perfetto matrimonio sia solo la maschera di una più complessa situazione familiare, in cui anche gli stessi figli sono succubi della turbolenta figura paterna.
Facile quindi intuire le linee guida che questo thriller prodotto dall'instancabile Lifetime prenderà col procedere degli eventi: la fuga disperata che si trasforma in un road movie di stampo classico, in cui fa capolino anche un'anima romantica nel platonico rapporto tra la madre e l'aitante camionista. Rispetto ad altri lavori a tema, dal punto di vista registico l'operazione è più convincente del previsto e la stessa resa dei conti finale possiede una sana tensione di genere.
Tra decrepiti motel di provincia, yacht di lusso e il panorama delle tipiche highway americane, i novanta minuti di visione offrono così qualche discreto spunto, purtroppo non sempre favoriti dalle scelte di sceneggiatura che - almeno nello schema basico - si affida fin troppo alla formula a lieto fine che rassicurerà le platee di riferimento, ma che farà storcere il naso a chi si sarebbe aspettato qualche variazione più originale dal classico canovaccio.
Il cast è popolato da facce giuste al posto giusto e vanta la presenza della figlia d'arte Grace van Dien, già convincente e doppia protagonista di Cattive gemelle (2016), nei panni della primogenita.

Il marito che non ho mai conosciuto Madre e prole in fuga da un marito/padre violento sono al centro di questo thriller televisivo che vanta una regia e un cast superiori alla media, almeno per quanto riguarda produzioni a tema per il piccolo schermo. Il marito che non ho mai conosciuto soffre purtroppo di difetti congeniti tipici del media di destinazione, con una sceneggiatura che spegne ben presto tutte le potenzialità di partenza in risvolti narrativi prevedibili, con tanto di improbabile love-story on the road ad addolcirne l'anima tensiva. Il film andrà in onda stasera, domenica 8 luglio, alle 21.05 su RAI2 in prima visione TV.

5.5

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