Recensione Il Grande Lebowski

Torna nelle sale, per un evento specialissimo, il cult dei fratelli Coen

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Lunedì 15 dicembre, nel circuito The Space Cinema, in 44 multisale UCI Cinemas e in diverse altre sale italiane (trovate l'elenco completo a quest'indirizzo) torna ll Grande Lebowski, lo straordinario film cult diretto da Joel ed Ethan Coen, uscito nelle sale nel 1998 e oggi riproposto in versione rimasterizzata digitale per festeggiare i 60 anni di Joel Coen. Il pubblico potrà rivivere le disavventure di Jeffrey “Dude” Lebowski, da noi detto il Drugo, interpretato dal formidabile Jeff Bridges, e ritrovare tutti gli altri protagonisti del film, come Walter Sobchak, Maude Lebowski, Donny e Jesus. Il film sarà in programmazione anche il 16 e 17 dicembre.
Si tratta di un vero classico moderno che, diretto nel 1998 da Joel Coen e dal non accreditato fratello Ethan, insieme al quale firma anche la sceneggiatura, si svolge sette anni prima a Los Angeles, mentre è in pieno svolgimento la guerra in Iraq. Non si tratta, tuttavia, di un lungometraggio a carattere bellico, bensì di una commedia dai toni grotteschi che vede il futuro premio Oscar Jeff Bridges concedere anima e corpo al disoccupato giocatore di bowling del titolo, il quale, detto "Drugo" e rimasto legato agli anni Settanta, prima finisce scambiato per un magnate miliardario che ha il suo stesso cognome, poi si ritrova coinvolto in un vortice di rapimenti e riscatti.

A volte sei tu che mangi l'orso e altre volte è l'orso che mangia te

Magnate miliardario che possiede il volto del veterano David Huddleston de La storia di Babbo Natale, il quale rappresenta soltanto uno degli elementi atti a impreziosire il ricco cast; comprendente la Tara Reid della serie American pie e Julianne Moore rispettivamente nei panni della sexy amante e della folle figlia di quest'ultimo.
Folle figlia tramite la cui figura i Coen sembrano sfoderare la loro consueta, ironica critica al mondo borghese, man mano che lo script - parzialmente ispirato al romanzo Il grande sonno di Raymond Chandler - conduce verso un inaspettato risvolto finale.
Script che, tra la sequenza cult riguardante l'immenso John Goodman alle prese con la distruzione di un'automobile di lusso e una conversazione tra Ben Gazzara e Bridges curiosamente anticipatrice di quello che sarebbe diventato, soltanto anni dopo, il porno interattivo, sfodera situazioni e dialoghi - come pure le lunghe inquadrature fisse con più personaggi - che sembrerebbero influenzati in maniera evidente dal Quentin Tarantino di Pulp fiction e Jackie Brown.
D'altra parte, lo stesso enfant terrible di Hollywood, da sempre, annovera tra i suoi modelli ispiratori i fratellini autori di Blood simple - Sangue facile e Crocevia della morte, tanto da aver reclutato nel suo esordio Le iene il loro Steve Buscemi; presente anche qui, insieme a Philip Seymour Hoffman, John Turturro e Sam Elliott.
Mentre una nutrita colonna sonora comprendente la rilettura per mano dei Gipsy kings della eaglesiana Hotel California e le Run through the jungle e Lookin' out my back door dei Creedence Clearwater Revival provvede ad accompagnare le quasi due ore di visione che, non prive di sequenze divertenti, includono anche assurdi momenti onirici atti probabilmente a omaggiare un certo cinema da trip di moda nei seventies.

Il grande Lebowski The Space Movies e Universal Pictures International Italy colgono la palla (da bowling) al balzo e riportano nei cinema, per un evento speciale di due giorni, uno dei più noti (e amati) lavori concepiti dai fratelli Joel ed Ethan Coen: Il Grande Lebowski. L’occasione per riscoprire attraverso la magia della sala l’assurda avventura fatta di rapimenti e riscatti in cui finisce coinvolto un grandissimo Jeff Bridges nei panni di uno che la prende come viene. Uno che sguazza tra fumate d’erba e bevute di White Russian, mentre non manca di rendersi protagonista di tanto pericolose quanto divertenti situazioni contornato da un cast in grandissima forma comprendente, tra gli altri, John Goodman e Julianne Moore. La sceneggiatura sapientemente orchestrata fa il resto.

7

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