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Il gioco di Gerald: la recensione del film Netflix tratto dal racconto di King

Presentato quasi in sordina e mediaticamente cannibalizzato da IT, l'adattamento dell'amato romanzo del Re si rivela un portentoso e inaspettato successo.

recensione Il gioco di Gerald: la recensione del film Netflix tratto dal racconto di King
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Classificare una ad uno in una scala gerarchica qualitativa gli innumerevoli romanzi di Stephen King sarebbe un compito davvero inutile quanto complesso, ma nella bibliografia dell'autore ci sono in realtà dei punti fermi fondamentali e riconosciuti da critica e grande pubblico, ad esempio IT, The Stand e 23/11/'63, con La Torre Nera a rappresentare in qualche modo il suo magnum opus. In generale, comunque, è difficile trovare un romanzo del Re poco ispirato o del tutto non riuscito, e la sua produzione letteraria continua ancora oggi a testimoniare l'enorme creatività e la vena prolifica del maestro dell'orrore, che sin dai suoi primi esordi ha sempre e comunque spaziato tra diversi generi. È forse per questo suo bisogno di diversificare che poi il cinema ha adottato con piacere le sue opere adattandone davvero a decine, e il 2017, tra tutti, è forse il vero anno del Re, dato che ha visto o vedrà l'arrivo in sala de La Torre Nera e IT e in tv di The Myst, 1922 e questo Il gioco di Gerald, che presentato un po' in sordina poche settimane fa e per forza di cose cannibalizzato mediaticamente dall'enorme portata cinematografica di Pennywise e dei Perdenti, non ha attirato su di sé la giusta attenzione che meritava, dato che è forse una delle migliori trasposizioni di una storia di King e sicuramente un prodotto sorprendentemente riuscito e a tratti addirittura portentoso.

Un incubo a occhi aperti

Il gioco di Gerald non viene quasi mai citato come uno dei migliori romanzi dello scrittore del Maine, ma resta comunque tra i libri più conosciuti dell'autore, tra quelli inoltre più apprezzati della sua produzione minore, se proprio così vogliamo chiamarla. Fu pubblicato nel 1992, successivamente a Misery, storia con la quale ha forse un grande debito in termini strutturali, avendo in comune una certa immobilità che viene però compensata con escomatoge narrativi geniali che ancora oggi fanno scuola. Protagonisti della vicenda, come nel libro così nel film, sono i coniugi Jessie e Gerald Burlingame, che per riprendere le fila della loro relazione, specie in termini sessuali, decidono di trascorrere un week-end in un'isolata casa sul lago, dove Jessie ha deciso di concedere al marito un particolare sfogo erotico che si rivelerà essere nella sostanza una fantasia di stupro. Inconscia però dell'idea di Gerald, del suo perverso gioco libidinoso e carnale, Jessie si lascia consapevolmente legare con delle manette al letto, concedendosi inizialmente al compagno per poi capire subito di non essere in grado di assecondare la sua fantasia malata, contrariandolo nel mentre dell'atto. A questo punto, nel romanzo, la moglie sferra un calcio a Gerald quando questo ignora le sue numerose richieste di smetterla, ma il regista e sceneggiatore Mike Flanagan (Oculus, Ouija - Le origini del male) ha invece deciso di modificare un po' le carte in tavola, introducendo un'impotenza dell'uomo da curare con l'uso del viagra, motivo poi che lo condurrà a una morte per infarto durante l'ennesima discussione con Jessie. Da qui inizierà l'incubo della vera protagonista del film, bloccata in un letto, senza possibilità di raggiungere le chiavi delle manette e prigioniera in una casa praticamente sperduta nei boschi nel pieno dell'autunno. Sembra una situazione in realtà narrativamente molto statica, ma l'intelligenza stilistica di King e la sua inventiva lo hanno portato a costruire un thriller profondamente psicologico, trasposto magnificamente da Flanagan per Netflix, in un film che rende giustizia al materiale originale pur prendendosi diverse libertà, che non vanno però in alcun modo a destrutturare il delicato assetto della storia, anzi la amplificano e in parte completano. Flanagan non lavora mai per sottrazione, specie in alcune suggestioni visive e in determinate e bellissime inquadrature, e nella sua ottima regia decide anche di sfruttare al meglio i suoi incredibili interpreti, che sono una bravissima Carla Cugino e un eccezionale Bruce Greenwood, una coppia con un feeling sbalorditivo e capace insieme di creare tensione e inquietudine solo attraverso sequenze dialogate e ricche di sguardi, offese, appunti e rimpianti.

Mostri

L'analisi che prima King e successivamente Flanagan fa del rapporto di coppia è lucida e quanto mai onesta nell'estrapolare quei problemi che più di tutti affliggono relazioni in crisi, come segreti inconfessati o insofferenze taciute. Scava a fondo nell'animo umano con irreprensibile visceralità, distruggendo quegli scudi sociali eretti intorno al proprio Io, spesso e volentieri completamente diverso dalla figura che proiettiamo oltre le barriere psicologiche che pensiamo ci possano difendere.

Ma quando queste vengono giù, quando si sfalda quello spesso muro di menzogne e paure, allora ci mostriamo nella nostra vera essenza, quella, nel caso di Gerald, violenta e mostruosa, spogliata di finti sorrisi e ipocrita accondiscendenza. Ed è in quei momenti e grazie a un doloroso viaggio nei suoi ricordi d'infanzia che Jessie comprenderà di essere sempre stata incatenata a un letto astratto di bugie e inganni, sofferenze e comodità. Scoprirà così a malincuore come a dominare la sua vita ha sempre e solo trovato mostri impensabili, volti docili e stimati, nella realtà ben peggiori di autentici personaggi dall'aura malata e mortale. Il gioco di Gerald lavora con estrema minuzia d'intenti su più piani tematici, lasciandoci assistere inermi all'epifania di Jessie, a volte in preda e spesso a cavallo del suo destino, in un cammino lungo il quale abbatterà diverse maschere e ribalterà la sua visione dell'Uomo padre e marito, da temere quando troppo docile perché portatore sano e forse inconsapevole di una bestia chiamata lussuria.

Gerald's Game Diretto in modo impeccabile da Mike Flanagan e trasposto in modo organico e fedele al romanzo originale di Stephen King, Il gioco di Gerald si rivela una scommessa assolutamente vinta per Netflix, che può così vantare nel suo catalogo di esclusive anche uno dei migliori adattamenti di un'opera del Re dell'Orrore, con protagonisti due magnifici Carla Cugino e Bruce Greenwood nei panni dei coniugi Burlingame. Visivamente accattivante e dalla tensione palpabile, il film del regista di Oculus segna anche la sua consacrazione nel genere del thriller-horror, data la maturità artistica con cui è riuscito a portare su schermo una storia dalla struttura così semplice che nasconde al suo interno tematiche tanto profonde e complesse. Un must see imprescindibile per tutti gli amanti dell'autore del Maine e del buon cinema.

8

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