Recensione Il fuoco della vendetta - Out of the furnace

Christian Bale è lo sfortunato Russell Baze nel nuovo film di Scott Cooper

Recensione Il fuoco della vendetta - Out of the furnace
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Russell Baze (Christian Bale) è un operaio in una fabbrica nel distretto di North Braddock, in Pennsylvania. La sua è una vita faticosa e limitata entro i confini di una modesta cittadina industriale, la cui intera economia dipende dal lavoro offerto dall'acciaieria locale (la gigantesca “fornace” del titolo originale, Out of the furnace). Russell, tuttavia, riesce a trovare diversi motivi di soddisfazione: a cominciare dalla relazione con la fidanzata Lena Taylor (Zoë Saldana) e dall’affettuoso rapporto con il proprio fratello minore, Rodney Baze Jr (Casey Affleck), che al fuoco e al sudore dell’acciaieria ha preferito un’altra “fornace”, ancor più dura e rovente: l’Iraq. Dopo una serata trascorsa in un bar e qualche bicchiere di troppo, Russell si mette al volante del proprio veicolo per tornare a casa: ma il destino, o il caso, si presentano sul suo cammino, con un tragico incidente che segnerà drammaticamente, e in maniera indelebile, l’esistenza di Russell. Lo ritroveremo cinque anni più tardi, appena uscito di prigione, mentre si accinge a recuperare la vita che aveva lasciato, in un presente che si configura però ancora più amaro e doloroso...

Fuori dalla fornace

La provincia industriale degli Stati Uniti, tra sfumature rurali e anfratti di ineluttabile squallore, costituisce lo scenario, ma anche il fulcro, del secondo lungometraggio di Scott Cooper, Il fuoco della vendetta, presentato in concorso al Festival di Roma 2013; si tratta, in fondo, dello stesso ambiente già descritto magistralmente nel 1978 da Michael Cimino in uno dei massimi capolavori della settima arte, Il cacciatore. Il film di Cimino si svolgeva a partire dal 1967, e la guerra che strappava i protagonisti alla loro vita quotidiana era il devastante conflitto del Vietnam. Il fuoco della vendetta si apre quarant’anni più tardi, nel 2008, ma la realtà messa in scena da Scott Cooper e dallo sceneggiatore Brad Ingelsby è estremamente simile a quella dell’opera di Cimino, mentre al posto del Vietnam c’è ora un’altra fucina di orrori, l’Iraq, che brucia senza sosta dall’altra parte del mondo. Quella dipinta nella pellicola di Cooper è un’America dei vinti che non è mai stata toccata dalle “magnifiche sorti e progressive”: un’America messa in ginocchio dalla crisi economica, sull’orlo di un collasso al contempo sociale ed etico. Un collasso che colpisce anche Russell Baze: uomo integerrimo, grande lavoratore, fidanzato amorevole, nonché figlio e fratello sempre premuroso nei confronti dell’anziano padre, malato terminale, e di Rodney, disposto a tutto pur di evitare di rientrare nella “fornace” e in cerca di una valvola di sfogo per l’immenso carico di frustrazione e di rabbia che cova dentro di sé.

FRA DRAMMA SOCIALE E REVENGE-MOVIE

Alla sua seconda prova da regista dopo Crazy heart, malinconico ritratto di un cantante country alcolizzato che nel 2009 era valso l’Oscar al talentuoso Jeff Bridges, Scott Cooper sceglie di cimentarsi con un progetto impegnativo arricchito dalla partecipazione di un cast di prima categoria. Cooper, che ha dichiarato apertamente l’influenza, sul suo cinema, di titoli quali L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich o La rabbia giovane di Terrence Malick, riprende temi mutuati dai suddetti cult-movie - il triste declino e la desolazione morale di una provincia americana abbandonata a se stessa - per costruire un racconto in cui il dramma sociale sfocia, nella seconda parte, nei territori del thriller, seguendo un copione che però abbandona via via gli spunti di maggiore originalità per dirigersi in direzione di un canonico revenge-movie, piuttosto prevedibile nei suoi sviluppi. Alla solida fattura del film - fotografia di Masanobu Takayanagi, musiche di Dickon Hinchliffe, con il contorno del brano Release dei Pearl Jam - si aggiunge il contributo di una notevolissima squadra di attori: da Christian Bale, intenso protagonista sempre pronto ad immergersi anima e corpo nei suoi personaggi, al valido Casey Affleck, passando per un Woody Harrelson dai tratti sadici e luciferini nei panni del villain di turno, Harlan DeGroat, affiancati da comprimari del calibro di Willem Dafoe, Forest Whitaker e Sam Shepard. Sulla carta, tutti elementi in grado di dar vita ad un grande film: alla prova dei fatti, un’opera che non sfrutta appieno la complessità della storia e le sfumature dei personaggi, suscitando più di un pizzico di delusione per come gestisce il terzo ed ultimo atto della vicenda. In tal senso, inevitabile - e sfavorevole - risulta il confronto con un film per certi versi analogo uscito lo scorso anno, Come un tuono di Derek Cianfrance, assai più potente e profondo rispetto a Il fuoco della vendetta, le cui ambizioni (anche produttive) non sono state ripagate appieno dal modesto responso del pubblico.

Il fuoco della vendetta Dopo Crazy heart, il regista e sceneggiatore Scott Cooper torna sulla scena con Il fuoco della vendetta, amarissimo dramma che descrive con sguardo lucido e disincantato il senso di desolazione della provincia americana nella morsa della crisi economica. Il risultato è un film encomiabile per l’efficace ritratto dell’ambiente e per il validissimo apporto degli interpreti, fra cui un ottimo Christian Bale affiancato da Casey Affleck e Woody Harrelson, ma che non convince fino in fondo nei suoi sviluppi narrativi, improntati in direzione di un revenge-movie fin troppo convenzionale.

7

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