Il figlio di Babbo Natale, la recensione del nuovo film di Sony Pictures

Arthur Christmas e la sua specialissima famiglia

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Con l'avvento delle festività natalizie, ecco riaffacciarsi nell'immaginario comune la figura di Babbo Natale, con tutto quello che ne consegue. Un personaggio oramai comune per tutti, ai quattro angoli del globo, e anche un protagonista di moltissime storie di fantasia ambientate in questo periodo. Le sue origini si confondono nel mito e nella storia, ma fino ad oggi nessuno è mai riuscito a spiegare un mistero fondamentale: come fa Babbo Natale a consegnare, in una sola notte, regali a tutti i bimbi del mondo? Il figlio di Babbo Natale, nuova pellicola di animazione in CG di Sony Pictures e Aardman, si prefigge, tra le altre cose, di svelare l'arcano, oltre a farci conoscere diversi retroscena sull'organigramma familiare del buffo e generoso nonnino dal costume bianco e rosso e dalla fluente barba bianca. È parte della tradizione la leggenda che Babbo Natale sia aiutato e accompagnato da una pletora di elfi che lo aiutano: ma Babbo non è l'unico umano che lavora affinché venga portata avanti la tradizione natalizia, come scopriremo grazie al film diretto da Sarah Smith e Barry Cook.

Meet Santa's Family

Come tutti gli anni, arriva il 25 dicembre ed è tempo, per Babbo Natale, di fare il consueto giro del mondo al fine di portare doni a tutti i bambini buoni che credono nella magia del Natale. È la settantesima volta che parte per la sua specialissima 'missione', in qualità di diciottesimo Babbo Natale in carica. Ormai prossimo alla pensione, da' come sempre il massimo, ma oramai è più una figura simbolica che altro, dato che è il suo organizzatissimo figlio Steve a curare la logistica della missione, dotando il team di tutta una serie di attrezzature hi-tech che semplificano notevolmente le operazioni, in primis una gigantesca slitta-astronave che viaggia a 88 volte la velocità del suono in maniera silenziosa e intracciabile. Grazie anche alle abilità ninja sviluppate dagli elfi domestici, la 'missione Natale' è diventata un'efficientissima routine a cui Steve ha dedicato tutta la sua vita e la sua professionalità. Ma Babbo ha anche un altro figlio, Arthur, decisamente imbranato e bonaccione, ma che incarna alla perfezione lo spirito natalizio. Relegato nell'ufficio corrispondenza, prende nota di tutti i desideri dei bambini che scrivono la fatidica 'letterina' e con grande entusiasmo si preoccupa che ognuno riceva quel che desidera, se se lo è meritato. Tanto che, quando per un banalissimo incidente di percorso un dono non viene consegnato al suo legittimo richiedente, Arthur si imbarca, insieme a Nonno Natale, in una vera e propria 'missione impossibile' volta a consegnare quell'unico regalo mancato...

Christmas time

Semplice, diretto e delizioso: il film di Natale targato Sony si rivela un'inaspettata quanto graditissima sorpresa natalizia. Per quanto a livello tecnico non si faccia notare per particolari virtuosismi o un chara design originale (se si eccettua il meraviglioso personaggio di Steve, davvero geniale e azzeccatissimo) né per un plot complesso o articolato, Il figlio di Babbo Natale diverte e intrattiene senza sosta il pubblico di ogni età, regalando qua e là qualche ottima trovata senza perdersi per strada o tralasciando elementi che, in altri film simili, creano buchi narrativi enormi che lasciano insoddisfatti gli spettatori. Con molta coerenza, invece, la storia scritta da Peter Baynham e Sarah Smith accompagna gli spettatori in un'avventura divertente, a tratti acuta e commovente, come i veri racconti di Natale dovrebbero essere. Altra cosa apprezzabile è il non aver sentito il bisogno, da parte degli autori, di inserire la classica e oramai abusata figura del 'cattivo' che odia il Natale e vuole rovinarlo a tutti i costi, o lo sfrutta per scopi egoistici. Avrebbero potuto, ad esempio, facilmente rovinare il personaggio di Steve con una svolta da villain, cosa per fortuna non accaduta. Ogni membro della famiglia, così come gli Elfi domestici, è ottimamente caratterizzato, spesso anche in maniera imprevedibile, e a questo molto contribuisce l'interpretazione dei voice actor originali, la cui lista comprende ottimi artisti quali James McAvoy, Hugh Laurie, Bill Nighy e Imelda Staunton. Caratterizzazioni che comunque non vengono perse nell'ottimo doppiaggio italiano, che non si affida a personaggi televisivi tanto 'di spicco' quanto passeggeri -come accade alle volte negli adattamenti nostrani dei prodotti d'animazione- ma a doppiatori professionisti di consolidata esperienza, in grado di donare ai personaggi i giusti toni.

Il figlio di Babbo Natale Il figlio di Babbo Natale, pur non raggiungendo le vette tecniche di eccellenza dei prodotti delle altre major dell'animazione, vanta una storia semplice e diretta, funzionale e soprattutto divertente, con bei personaggi e uno sviluppo concreto e coerente, che invoglia non solo a vederlo ma anche a rivederlo. Un nuovo piccolo/grande classico di Natale.

7.5

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