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Il suo ultimo desiderio, la recensione del film Netflix con Anne Hathaway

Nell'adattamento dell'omonimo romanzo, la corrispondente di guerra Elena McMahon si trova coinvolta in un intrigo nel quale non può fidarsi di nessuno.

recensione Il suo ultimo desiderio, la recensione del film Netflix con Anne Hathaway
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Il corrispondente di guerra è uno dei mestieri più pericolosi al mondo, spesso poco gratificato e ostacolato da chi vuole insabbiare situazioni scomode in vari angoli del pianeta. Il cinema ha narrato racconti avventurosi di questi individui pronti a donare tutto per una causa o un ideale. Da capolavori/cult passati del calibro di Urla del silenzio (1984) ispirati a storie realmente accadute ad altri titoli di finzione ma facenti base su drammi reali come Un anno vissuto pericolosamente (1982), fino a operazioni biografiche più recenti quali A Private War (2018) o il raffinato e struggente resoconto in forma di animazione di Ancora un giorno (2018).
Nel caso di Il suo ultimo desiderio, nuova esclusiva Netflix, ci troviamo di fronte all'adattamento di un romanzo (per quanto molto verosimile, almeno nella prima parte) pubblicato nel 1996 dalla scrittrice americana Joan Didion.

Sola contro tutti

La trama si concentra sul personaggio di Elena McMahon, giornalista del Washington Post che opera da anni in alcune delle zone più pericolose del globo, per testimoniare situazioni di estrema povertà e ingiustizie perpetrate nelle sanguinose guerre civili, spesso avallate dagli Stati Uniti. La donna ha sacrificato la sua stessa vita privata e il rapporto con la figlia pur di raccontare la verità e smascherare intrighi e complotti orditi dal suo stesso Governo, che la vede come una spina nel fianco.
In seguito al funerale della madre, Elena viene contattata dal padre che non vede da tempo e che si trova attualmente in gravi condizioni di salute. L'uomo è un affarista che gestisce traffici nei paesi sudamericani ed è alle prese con un ultimo scambio che potrebbe definitivamente sistemarlo economicamente. Pur controvoglia, ma con la contigua speranza di raccontare un altro potenziale scoop d'inchiesta, la protagonista accetta di sostituirsi al genitore nelle fasi cruciali dell'accordo ma finisce coinvolta in prima persona in una di quelle storie che ha sempre cercato di smascherare.

Mancanza di identità

La regista Dee Rees è stata la prima donna afroamericana a essere candidata all'Oscar per la Miglior sceneggiatura due anni fa, per lo script dell'intenso dramma in costume Mudbound (2017), da lei anche diretto. Un esordio che faceva ben sperare per la sua seconda prova dietro la macchina da presa, impreziosita da un super-cast e tratta da un libro potenzialmente esplosivo e ricco di spunti. Ma Il suo ultimo desiderio delude purtroppo tutte le alte aspettative di partenza, rivelandosi un confuso thriller a sfondo drammatico che procede per inerzia senza un equilibrio e un'ottica precisa, finendo per inanellare nel corso delle due ore di visione un ciclico e gratuito susseguirsi di sequenze ad alta tensione.
Il colpo di scena finale, improbabile sotto ogni punto di vista almeno per come ci si è giunti in forma filmica, è solo la punta dell'iceberg, perché nella tortuosa evoluzione degli eventi ci si trova ad assistere in più occasioni a incongruenze e forzature. Il percorso pseudo-spionistico della protagonista la catapulta in una realtà poco chiara e ambigua nella quale non si può fidare di niente e di nessuno.

Tra scontati voice-over iniziali, un rapido background in sovrimpressione che risulta poi pressoché inutile ai fini del racconto e sussulti etici che non trovano responso nelle svolte intraprese dalla trama, il film si trascina senza una precisa identità.
A un certo punto il personaggio di Anne Hathaway (brava ma vittima di un alter-ego mal caratterizzato) pronuncia queste parole: "Ho perso di vista l'obiettivo". Condizione da condividere con la regista che sembra incapace di gestire uno script che avrebbe meritato maggiori accorgimenti in fase di adattamento. Insieme alla Hathaway, comprimari di lusso come Ben Affleck, Willem Dafoe e Rosie Perez tentano con il loro carisma di nascondere la falle narrative ma devono fare i conti con figure di cartapesta che agiscono prive di una reale, credibile, logica.

Il suo ultimo desiderio Non è ispirato a una storia vera, per quanto certi passaggi nelle fasi iniziali possiedano una certa verosimiglianza, ma è tratto dall'omonimo romanzo incentrato su una corrispondente di guerra che si trova costretta a "entrare" direttamente in una delle sue storie. Il suo ultimo desiderio guarda a diversi classici a tema nella prima metà, salvo poi disfarsi come neve al sole nella piega sempre più improbabile degli eventi, che seguono le coordinate del thriller-spionistico in maniera dilettantesca. L'adattamento in fase di sceneggiatura diventa uno script confuso e ricco di forzature, con scene che si susseguono in serie su una boriosa inerzia di fondo che castra il substrato emotivo e fa perdere interesse alla vicenda, con una mezz'ora finale che si arrovella su colpi di scena mal costruiti. Il cast d'eccellenza, a cominciare da una volitiva Anne Hathaway, fa quel che può, ma l'operazione si rivela troppo debole sia dal punto di vista narrativo che di relativa messa in scena.

4.5

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