Il Corriere - The Mule, recensione: Clint Eastwood insegue il tempo perduto

Per Earl Stone, un floricoltore in rovina, è arrivato il momento di fare i conti con il passato nel nuovo film diretto e interpretato da Clint Eastwood.

recensione Il Corriere - The Mule, recensione: Clint Eastwood insegue il tempo perduto
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Esistono vite interamente dedicate alla carriera, al lavoro, soprattutto quando quest'ultimo coincide magari con una passione. È raro, ma accade. Potrebbe essere, in estrema sintesi, la storia dietro il nome di Clint Eastwood, attore, regista, produttore e persino compositore statunitense - per chi non lo sapesse, a oggi sono 18 le colonne sonore che portano la sua firma. A partire dal 1955, ben 64 anni fa, l'enfant terrible e scontroso di San Francisco, dal volto capace di stregare Sergio Leone, non si è fermato un solo istante, interpretando (e spesso anche girando) più di 50 film.
Oggi, all'età di 89 anni, sembra però arrivato per lui il momento di guardare indietro, di voltare lo sguardo al passato e capire cosa effettivamente si è lasciato alle spalle. Non scrivendo (o facendosi scrivere) una dettagliata biografia, continuando semplicemente a fare ciò che gli riesce meglio: dirigere e recitare su grande schermo, nascondendosi sotto i panni spesso lerci e trasandati di un nuovo personaggio.

Earl Stone è un uomo dalla doppia faccia, non perché sia un doppiogiochista, un voltagabbana, tutt'altro: la passione per i fiori, che ha curato per tutta la sua esistenza, lo porta a sorridere, a mostrare il lato più solare del suo carattere, con una battuta sempre pronta sulle labbra e occhi magnetici. Tutto si rabbuia al ritorno a casa, quando ad aspettarlo non c'è più nessuno. Moglie, figli, nipoti sono andati altrove poiché ignorati per tutta la vita, messi costantemente in secondo piano rispetto al lavoro. Il vuoto lo accoglieva anche prima, quando tornava raramente al "nido", come fosse uno sconosciuto che ha bisogno di un posto dove dormire. Ora il vento non gonfia più le vele di un mestiere sempre in poppa nei tempi d'oro, schiacciato ormai da internet e dal mercato online, è così tempo di cambiare, di rinascere per l'ennesima volta, passati gli 80 anni. È tempo di diventare Il Corriere - The Mule.

Portare i soldi a casa

Nell'incipit di Anna Karenina, Tolstoj scriveva: "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo". La famiglia di Earl è cresciuta senza una figura paterna, sempre messa in ombra da un evento, da una convention, dalla fioritura di una nuova specie. L'uomo è stato talmente indaffarato da non accorgersi neppure di aver negato il suo amore a chi gli stava vicino. Ora, sfrattato dalla banca, senza più un lavoro da coltivare, con la famiglia che non vuole neppure vederlo da lontano, il mondo odierno gli ha rifilato una soluzione semplice, lineare: guidare, né più né meno, da un punto A a un punto B. Per un cartello della droga messicano. L'importante è non guardare mai nelle borse che trasporta, solo accelerare.
Pensateci: un uomo di 80 anni è effettivamente un corriere perfetto per destare meno sospetti possibile - soprattutto in un'America piena di pregiudizi.
Il suo sguardo fiero, la targa del pick-up personalizzata che ricorda il suo esser reduce della guerra di Corea, l'anzianità lo rende la persona più insospettabile e patriottica che possa esistere (del resto Eastwood è un convinto repubblicano anche nella vita reale). Il suo "stile" inoltre è quantomai particolare: un ragazzotto qualsiasi farebbe di tutto per arrivare a destinazione nel più breve tempo possibile, guardandosi costantemente attorno e tirando dritto a ogni occasione.
Earl è invece genuino, autentico, se vuole si ferma a divorare il miglior panino con il maiale che gli USA abbiano da offrire, presta aiuto a un automobilista che ha forato, affronta persino i poliziotti faccia a faccia, data la sicurezza che la sua figura trasmette. Il corriere perfetto, che il cartello sfrutta ogni giorno di più, aumentando con costanza i carichi. Senza neppure accorgersi, Earl torna a lavorare senza sosta, giorno e notte, voltando per l'ennesima volta le spalle alla sua famiglia.

Generazione di insolenti

Sono due i temi chiave de Il Corriere - The Mule. Da una parte il dramma di un marito, un padre, un nonno, che per troppo tempo non concede una sola briciola d'amore agli affetti familiari, dall'altra la sfacciataggine delle nuove generazioni, che spavalde e tronfie pensano di poter dispensare insegnamenti anche ai più anziani - gente che al più ha messo il naso fuori di casa che si mette a far la voce grossa con un veterano di guerra. Clint Eastwood, aiutato dalla sceneggiatura di Nick Schenk (già autore di Gran Torino), affronta entrambi i versanti con sorprendente energia.
Il volto scavato di Earl, i suoi movimenti lenti, il suo sguardo profondo dimostrano tutto il rimorso dell'aver ignorato ciò che più contava nella sua vita, l'amore dei suoi familiari - che ora lo odiano e lo mettono da parte, ricambiando anni di sofferenze. Allo stesso tempo ruggisce più vivo che mai il patriota, il reduce di guerra, che mette al loro posto i ragazzotti banali e gradassi di oggi. Non è un caso che il film critichi fortemente l'avvento degli smartphone, senza i quali molti di noi sono completamente spaesati e non riescono neppure più a cambiare una gomma bucata, così come non interagiamo più con chi potrebbe venderci le cose faccia a faccia, scambiando idee e opinioni - acquistando invece tutto online.
All'interno del cartello messicano esplode invece l'incoscienza giovanile: basta una pistola in mano per credere di poter comandare tutto e tutti, quando invece la questione è più complessa e coinvolge il rispetto, l'esperienza, l'educazione, il carattere. Attraverso toni agrodolci, intrisi di profonda ironia e sentimento, Clint Eastwood scatta un'istantanea dei tempi in cui viviamo, mostrandoci come il nostro animo sia incline a dare spazio a ciò che è più futile, dimenticando ciò che invece vale davvero. Il tutto senza sapere più cosa sia il rispetto e l'autorità, pensando di poter comandare il mondo a poco più di vent'anni. È anche grazie ai piccoli criminali di frontiera che Earl capisce quanto sia stato assente nella sua famiglia, finendo a dispensare consigli "da buon padre" al suo supervisore criminale, convinto di esser qualcuno quando in realtà vale meno di niente.

Il tempo perduto

Viviamo tutti con affanno una corsa eterna, in costante movimento, ma non si può fuggire per sempre, come dimostra il personaggio di Bradley Cooper. Un agente della DEA alla disperata ricerca del più efficiente corriere della droga che la sua carriera abbia mai visto, un osso duro, difficile da rintracciare poiché assolutamente imprevedibile. Anche quando un informatore riferisce di un percorso ben preciso, tappa dopo tappa, le tracce di Tata (questo il nome in codice del "mulo") possono disperdersi in qualsiasi momento - e soltanto Dio è a conoscenza del motivo.

Più che una nemesi vera e propria, Cooper rappresenta il personaggio di Earl allo specchio: schiacciato dalle responsabilità, dal senso del dovere e dalle pressioni dei superiori, l'agente ha tempo e occhi solo per il suo lavoro investigativo, ignorando completamente i suoi affetti più cari. Il confronto diretto che vede Eastwood e Cooper faccia a faccia è uno dei momenti più intensi dell'intera produzione, un'opera capace di far sorridere ed emozionare, di far pensare e intrattenere, nonostante una costruzione e uno sviluppo del tutto lineari, senza particolari guizzi tecnici.
Il senso del film non è dunque da ricercare nello stile e nella messa in scena, al contrario esplode nei volti e nei corpi dei protagonisti (Eastwood su tutti, in grado di colpire allo stomaco lo spettatore suscitando una grande empatia, sin dalle battute iniziali), nelle parole, nei gesti, che in più momenti valgono più di qualsiasi dialogo.

Il Corriere - The Mule Clint Eastwood (regista e attore) e Nick Schenk (lo sceneggiatore) partono da una storia realmente accaduta per parlare di quanto sia il tempo che, da esseri umani impegnati, perdiamo inseguendo cose futili, ignorando magari la famiglia e gli affetti. Errori che le nuove generazioni ripetono senza accorgersi, convinte che a vent'anni si sia già padroni ed eredi del mondo. Niente di più sbagliato e a dirlo è il volto stanco, scavato ma deciso di Eastwood, la cui potenza travalica lo schermo e colpisce lo spettatore. Dalla poltrona del cinema si sorride, ci si emoziona, ci si diverte e si riflette grazie alle ottime sfumature agrodolci della scrittura e della messa in scena, lineari ma assolutamente efficaci. Un'opera che riesce a parlare, con lo stesso linguaggio, a giovani e adulti con un fare paterno, protettivo, riservando al pubblico ciò che il protagonista ha sempre negato ai suoi familiari - e che ora deve correre contro il tempo per recuperare il terreno perduto.

7.5

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