Il mio corpo vi seppellirà, la recensione del western storico

Giovanni La Parola mette in scena la storia di quattro brigantesse, ai tempi della conquista del Regno delle Due Sicilie da parte dell'esercito piemontese.

Il mio corpo vi seppellirà, la recensione del western storico
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Nel 1860 la Spedizione dei Mille, condotta dal generale Garibaldi, conquista il Regno delle Due Sicilie, retto da Francesco II di Borbone, consegnandolo nelle mani di Vittorio Emanuele II, re di Sardegna.
A pochi mesi dall'unità d'Italia, le campagne e le montagne della Sicilia vengono invase dalle truppe piemontesi e dalla guardia nazionale che inizia a epurare il territorio dal fenomeno del brigantaggio. Le bande, formate da ex soldati borbonici e da contadini espropriati delle terre, si ribellano al nuovo potere, combattendo in difesa della propria identità.
Questa è la premessa storica che fa da sfondo a Il mio corpo vi seppellirà, produzione italiana che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Giovanni La Parola, a oltre sedici anni dall'esordio con la commedia ...e se domani (2005). Una prova di coraggio da parte non solo del regista ma anche della produzione, con Matteo Rovere ancora in prima fila nelle vesti di supervisore dopo aver rivitalizzato il nostro cinema di genere con Il primo re (2019) e la conseguente serie televisiva Romulus.

Caro, vecchio west

Seppur ambientato in un contesto d'epoca ben definito, quello operato in fase di concezione è una moderna rivisitazione del western all'italiana, con un poker di protagoniste femminili pronte a tutto pur di saldare i torti subiti e senza alcuna pietà nei confronti degli invasori.
Una scelta sui generis fin a cominciare dalle caratterizzazione delle Drude, così sono chiamate le quattro antieroine, che rispecchiano caricature grottesche di determinati archetipi: dall'implacabile fuciliera con benda sull'occhio alla contadinotta armata di falcetto, ognuna di loro ha una distinta personalità.
Allo stesso modo una discreta attenzione è stata riservata alla cura dei villain, con il crudele colonnello piemontese che semina violenze e terrore per puro piacere e il tormentato Murat, ufficiale borbonico costretto a tradire i propri ideali per aver salva la vita, alleatosi con il nemico per codardia e senza non pochi rimorsi.
Probabilmente quest'ultimo rimane la figura più interessante a livello psicologico, giacché esule dalle dinamiche chiare e nette sulle quali invece si muovono la maggior parte dei personaggi.

Un gradevole intrattenimento di genere

Notevole è anche l'attenzione rivolta al paesaggio e alla fotografia, con un paio di sequenze a cielo aperto che riportano a una certa epica del cinema americano classico, con immense terre desertiche dove il cielo brilla di un blu vivido. E il versante action non ha niente da invidiare a produzioni estere ben più blasonate e con budget maggiori: la scena della diligenza che rischia di finire nel burrone o la drammatica resa dei conti finale possiedono un buon alito spettacolare.
Disponibile in vendita e a noleggio sulle principali piattaforme, Il mio corpo vi seppellirà è quindi un film tosto e cattivo al punto giusto, anche se a tratti la sceneggiatura sembra soffrire di un'eccessiva ridondanza, dovuta anche a una durata di quasi due ore non del tutto necessaria.
Qualche tempo morto e dialoghi che a volte vanno a segno ma altrove scadono in un grottesco poco riuscito, uniti a una recitazione spesso dialettale che potrebbe non essere gradita a tutti (per quanto qui più appropriata rispetto ad altre occasioni), rischiano di far scemare il climax.
Fortunatamente le solide interpretazioni dell'intero cast e la cura riposta nei costumi sono in grado di coprire queste sporadiche lacune, con le fiammate western che quando accendono la miccia sanno dove e come colpire.

Il mio corpo vi seppellirà Pur con qualche libertà storica, Il mio corpo vi seppellirà si rivela un'operazione convincente, capace di riportare ancora una volta in auge il cinema di genere nostrano. La mano di Matteo Rovere in fase di produzione si vede tutta, anche se qui non siamo ai tempi dell'antica Roma bensì nel Regno delle Due Sicilie invaso dalle truppe piemontesi di Vittorio Emanuele II, con il fenomeno del brigantaggio che prese sempre più piede per mano di un popolo oppresso ma per nulla domo all'invasore. Il regista Giovanni La Parola realizza un gradevole omaggio al western all'italiana, mettendo al centro della scena quattro Drude, bandite spietate e in cerca di vendetta che non si fermano davanti a niente e nessuno, e un tormentato colonnello borbonico passato al nemico. Una manciata di avvincenti scene action e la buona caratterizzazione dei vari personaggi permettono di chiudere un occhio su alcune lungaggini e forzature in fase di sceneggiatura, che non vanno a compromettere il buon risultato complessivo.

7

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