Recensione Il Commissario Torrente - Il braccio idiota della legge

La quarta avventura del trashissimo ex poliziotto spagnolo

Recensione Il Commissario Torrente - Il braccio idiota della legge
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Sebbene il titolo italiano non riporti alcuna numerazione, si tratta del quarto capitolo - in realtà datato 2011 e originariamente girato in tre dimensioni - di una saga cinematografica di produzione spagnola a tematica comico-poliziesca che, riscosso un enorme ed inaspettato successo in patria, ha finito per ispirare, addirittura, una serie di fumetti.
Saga iniziata tramite Torrente, el brazo tonto de la ley (1998) e proseguita con Torrente 2: Misión en marbella (2001) e Torrente 3: El protector; tutti diretti dal Santiago Segura visto, tra l'altro, in El dia de la bestia (1995) di Álex de la Iglesia, Beyond Re-Animator (2003) di Brian Yuzna e La notte dei morti dementi (2003) di Miguel Ángel Lamata, che non ha assolutamente nulla a che vedere con il più conosciuto L'alba dei morti dementi (2004) di Edgar Wright.
Lo stesso Segura che ne interpreta anche il rozzissimo protagonista, ex poliziotto che, ormai detective privato risucchiato dalla crisi economica che attanaglia l'intera Spagna, decide di accettare un pericoloso incarico offertogli da una vecchia conoscenza: reclutare alcuni collaboratori al fine di ucciderne il suocero; per vedersi poi costretto, però, a confrontarsi con uno dei momenti più critici della sua carriera.
Infatti, le cose non vanno come previsto e si ritrova sbattuto in carcere, dove, in mezzo a pericolosi galeotti e imprevisti sotto le docce, l'unico pensiero si rivela essere quello di escogitare il modo per tornare in libertà e mettersi sulle tracce di chi ha osato tradirlo.

Exploitation alla spagnola

Non a caso, vengono omaggiati sia lo stalloniano Fuga per la vittoria (1981) di John Huston che La grande fuga (1963) di John Sturges nel corso della oltre ora e mezza di visione che, già a partire dal prologo, non nasconde affatto le sue folli, tutt'altro che eleganti intenzioni (sarebbe sufficiente citare la battuta "Mia sorella suona il violino e mio padre la tromba").
Non parliamo, poi, dei deliranti titoli di testa alla James Bond che, piuttosto vicini a quelli di un lungometraggio pornografico ad alto budget, sfoggiano abbondanza di tette; come un po' l'intera pellicola, al cui interno non poche sono le occasioni gratuitamente finalizzate a mettere in scena nudi femminili.
Ingrediente tipico dell'exploitation underground su celluloide, nella quale le avventure di Torrente rientrano pienamente, sbattendosene del tutto del politically correct ma guardando, come sopra accennato, anche alla drammatica situazione economica della Spagna d'inizio terzo millennio.
Perché franchista, sessista e contrario al matrimonio tra omosessuali, lo sciatto, esilarante personaggio incarnato da Segura, almeno in questo quarto tassello, si ciba addirittura dei resti degli alimenti che scova rovistando nella spazzatura.

Risata segura?

Mentre non si risparmia neppure di defecare sul terreno dei cimiteri e, man mano che viene circondato da altre scapestrate figure, torna non poco alla memoria il cinema bis tricolore che fu, dal maresciallo Nico Giraldi cui concesse anima e corpo il mitico Tomas Milian ad alcuni caratteri portati sullo schermo, tra gli altri, da volti noti della comicità nostrana del calibro di Lino Banfi e Alvaro Vitali.
Un cinema a cui, comunque, l'attore e regista dichiara tranquillamente di ispirarsi, pur spingendo maggiormente sul pedale del cattivo gusto (abbiamo anche un telefono cellulare tirato fuori dal sedere) e azzardando un pizzico di spettacolarità a suon di inseguimenti automobilistici ed esplosioni.
Eppure, se lo spettatore riesce nell'impresa di stare al gioco, del tutto fuori di testa, si ride spesso e non ci si annoia affatto; tanto che perfino i brutti attacchi di montaggio e la scarna tecnica generale finiscono per assumere i connotati di elementi indispensabili a un'operazione la cui voluta, massima ambizione, appunto, è, in maniera evidente, quella di rimanere nella storia della Settima arte più trash.

Il Commissario Torrente - Il braccio idiota della legge Quarto capitolo della fortunata saga spagnola incentrata sul rozzissimo commissario Torrente, ma primo ad arrivare nelle sale cinematografiche nostrane, è un folle campionario trash di volgarità verbali, escrementi, peti, telefoni cellulari sfilati dal sedere, sesso in tutte le salse, nudi femminili a non finire ed uccisioni che avvengono con estrema leggerezza. Quindi, se riuscite a mettere del tutto da parte il buon gusto e avete nostalgia dello scapestrato cinema bis nostrano che fu, quello diretto e interpretato da Santiago Segura è il divertente spettacolo da grande schermo che fa per voi, altrimenti accendete la televisione ed accontentatevi delle scontate avventure dell’ispettore Coliandro, del commissario Manara o, peggio ancora, del Don Matteo di Terence Hill, alle quali il sempre più provinciale pubblico italiano d’inizio terzo millennio è ormai più che abituato.

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