Recensione Il cielo sopra Berlino

Torna in sala, solo mercoledì 18 febbraio, il Capolavoro "fantastico" di Wim Wenders

recensione Il cielo sopra Berlino
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Soltanto pochi giorni fa gli è stato consegnato al Festival del Cinema di Berlino l'Orso d'oro alla carriera. Per celebrare l'evento Nexo Digital e Ripley's Film decidono di riportare in sala due capolavori di Wim Wenders, a distanza di una settimana l'uno dall'altro e per un solo giorno di programmazione. Si comincia mercoledì 18 febbraio con il titolo forse più famoso e significativo della carriera del maestro tedesco, quel Il cielo sopra Berlino (Premio per la Miglior Regia a Cannes nel 1987) che ha fatto innamorare generazioni di cinefili segnando un passo fondamentale nella "recente" cinematografia teutonica. Un film fondamentale (rifatto ad Hollywood nella molto libera e mediocre trasposizione di City of angels - La città degli angeli) e compiuto, pur formando uno splendido, collegato, dittico narrativo col successivo Così lontano, così vicino. Il titolo, che segnava il ritorno in patria del regista dopo il fortunato periodo americano, è ispirato per ammissione dello stesso Wenders alle poesie di Rainer Maria Rilke, anche autore di molti dei dialoghi presenti nella pellicola.

"Io ora so ciò che nessun angelo sa"

A Berlino, negli anni '80, Damien e Cassel sono due angeli che osservano le persone ascoltandone i pensieri e cercando, ove possibile, di portare conforto alle anime in pena. Il loro scopo è quello di preservare i ricordi e la storia attraverso la memorizzazione degli eventi. Mentre Cassiel prende a cuore il destino dell'anziano Homer, un vecchio scrittore, Damien, si imbatte in un circo prossimo alla chiusura nel quale lavora la bella trapezista Marion, oppressa dalla solitudine. L'angelo finisce per innamorarsene e decide, dopo un'eternità passata ad osservare, di diventare mortale e sperimentare le emozioni e il contatto umano, al fine di trascorrere la sua nuova vita con Marion.

"Il tempo guarirà tutto... Ma che succede, se il tempo stesso è una malattia?"

A tratti criptico ma mai compiaciuto, Il cielo sopra Berlino è una pellicola universale che dietro il suo forte autorialismo nasconde un'etica e un messaggio facilmente assimilabile anche dal grande pubblico. Una storia d'amore intrisa di sfumature fantastiche che ci offre un ritratto doloroso ma necessario di una Germania ai tempi ancora divisa (il muro di Berlino non era ancora caduto) ma che si può ben rispecchiare in una vastità umana più ampia e globale. La figura degli angeli, slegata dal solito concetto religioso e plasmata su una via della memoria più terrena e dolorosa (riemergono non a caso ricordi della seconda guerra mondiale e della città distrutta dai bombardamenti), assume un fascino unico e inimitabile nel tratteggio di queste figure prive di interazione che si limitano ad osservare mestamente il proseguio delle vicende mortali. Wenders opta per uno sguardo duplice ai personaggi e ai diversi piani dell'esistenza attraverso l'alternanza di bianco e nero e colore: il primo atto allo sguardo degli angeli, eterni ma privi di qualsiasi tonalità di gioia; il secondo a rappresentare infine la nuova rinascita sotto spoglie di carne e ossa. Il regista è bravo anche nella gestione della sottotrama che vede protagonista una guest star d'eccezione come Peter Falk, interprete di se stesso in una sorta di sussulto metacinematografico che convince nella sua ironia velata di amarezza. Ma sin dall'inizio, sfruttando le splendide riprese aeree (girate grazie alla collaborazione dell'aeronautica britannica) e il carrello che si sposta negli androni di un edificio, lo sguardo autoriale vive forte e possente nell'incessante flusso di pensieri in successione di persone comuni percepiti da Damien e Cassell, con sentimenti ed emozioni che traspaiono venati da una sincera aura di realismo. In questo continuo e conflittuale rendez vous di anime l'autore tedesco mantiene un mirabile equilibrio narrativo, senza eccessi di patetismo e retorica, sfruttando con millimetrica precisione la suadente colonna sonora (presenti "live" anche Nick Cave and the Bad Seeds) e le ottime performance di Bruno Ganz (La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler) e Otto Sander (U-boot 96) e l'angelica bellezza della compianta Solveig Dommartin (Fino alla fine del mondo).

Il cielo sopra Berlino Capolavoro senza tempo, Il cielo sopra Berlino torna in sala in edizione restaurata mercoledì 18 febbraio. Un'occasione imperdibile per i fan di Wim Wenders e opportunità ghiotta per i neofiti di avvicinarsi al cinema del cineasta tedesco, il film mantiene ancor oggi intatto il suo fascino ancestrale, pregno di una fascinosa autorialità dalla potenza universale. Due angeli intenti ad osservare il mondo dall'inizio dei tempi divisi esistenzialmente dall'amore di uno di loro per una donna, sentimento che lo porterà a scoprire la bellezza e la difficoltà della mortalità.

9

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