Il Cattivo Poeta, la recensione del film con Sergio Castellitto

L'opera prima di Gianluca Jodice si rivela un buon biopic dedicato al viale del tramonto di Gabriele D'Annunzio, con due grandi prove attoriali.

Il Cattivo Poeta, la recensione del film con Sergio Castellitto
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Debuttare a quarant'anni con un biopic dedicato a Gabriele d'Annunzio, "il Vate", una delle figure più ambigue, scomode e controverse della letteratura italiana. Gianluca Jodice, il regista de Il Cattivo Poeta, ne è sicuro: "Lo avessi diretto a 25 anni sarei stato molto più audace e strafottente", e invece il titolo prodotto da Ascent Film (con Matteo Rovere) e Rai Cinema è un film di grande ambizione intellettuale correlata a un cesellato lavoro di ricerca filologica sulla parola e la vita di D'Annunzio. È la maturità ad aver spinto Jodice a dirigere la sua opera prima d'autore con un impianto così ricercato sulla ricostruzione degli ultimi 15 anni di vita del poeta de La pioggia nel pineto, una figura che si ricorda spesso per il suo spiccato edonismo giovanile e di mezza età ma di cui si dimentica sovente la vecchiaia passata al Vittoriale e questa sorta di contrappasso etico e politico contro il Fascismo da lui precedentemente sostenuto e appoggiato.

La storia de Il Cattivo Poeta si concentra dunque sul recupero e l'analisi del D'Annunzio sul Viale del Tramonto, un comandante onorato rinchiuso nel suo castello e circondato da una corte molto particolare, composta da architetti, soldati fascisti e le donne da lui più amate, alcune compagne di sempre, altre semplicemente vizi da mantenere. Un uomo che a 70 anni non rinuncia al piacere pur assuefatto dalla nostalgia e dalla paura del futuro, aspro e critico nei confronti del Duce e delle Camice Nere, di un sistema di cui è ormai orpello destinato a traghettare l'Italia in uno dei più spiacevoli periodi della propria storia.

Confrontarsi

Il film di Jodice è una lettura franca e storiograficamente corretta del Vate che si avvale di una sceneggiatura puntuale e dettagliata, levigata sul recupero delle dichiarazioni dello stesso D'Annunzio e su di un particolare poco noto relativo al Camerata Giovanni Comini, parte essenziale del racconto. Quest'ultimo è infatti il vero protagonista dell'opera, un federale incaricato direttamente da Achille Starace, all'epoca segretario del Partito Fascista, di osservare da vicino il poeta e riferire tutto di quanto visto e sentito dal D'Annunzio.
Starace (interpretato da Fausto Russo Alesi), nel film parla del Vate come di "un dente marcio da ricoprire d'oro o estirpare", citando le dirette parole di Mussolini, vecchio amico di D'Annunzio ormai convinto del cambio di rotta idealistico del letterato, figura comunque rispettata e ammirata dall'intero partito. Da questo contesto - realmente accaduto - il titolo acquista un'inedita venatura spy-thriller forse non voluta, anche perché Il Cattivo Poeta è prima di tutto un confronto tra giovane e vecchio, un lungometraggio che si addentra con grande rispetto filologico nella decostruzione, ricostruzione e descrizione di D'Annunzio passando per espedienti narrativi validi e persino diegetici al senso stesso del racconto.

A vestire i panni del Poeta troviamo un camaleontico e bravissimo Sergio Castellitto, che restituisce al pubblico un protagonista affascinante e a suo modo enigmatico, un intellettuale persino confuso e criticato dalla stessa letteratura italiana a cui dice di "aver donato il cranio", riferendosi al gesto referenziale e obbligato di rasarsi la testa per interpretarlo ma anche alla necessità di scoprire il personaggio partendo dalla sua intelligenza.

La sua è una performance malinconica ma potente di un uomo complesso e spudorato, lo stesso che definì Hitler "un pomposo e pericoloso Nibelungo" e che non voleva nemmeno in tarda età sprecare un briciolo della bellezza vitale rimastagli. È però più saggio e distaccato dal semplice piacere e prova affetto e invidia per il federale Comini, in cui non rivede tanto se stesso quanto piuttosto gli uguali errori, un fervente attaccamento al partito che rende il ragazzo cieco davanti alla atrocità perpetrate dai mussoliniani.

Nel ruolo di Comini una piacevole e talentosa scoperta, quella di Francesco Patanè, al suo primo ruolo cinematografico dopo una carriera ancora giovane passata soprattutto in teatro. La sua recitazione è sorprendentemente composta ed efficace, capace di forte emozione e di una lettura del personaggio eccellente, per sua stessa ammissione "ragionato in particolare modo sul confronto con D'Annunzio, sul recepire consigli e punti di vista diversi, sull'apertura al dialogo". Segnatevi il nome: farà strada.

In conclusione, a dare valore aggiuntivo a Il Cattivo Poeta c'è la presenza stessa del Vittoriale, ultima casa di D'Annunzio e monumento vivente del poeta - nonché ricordo anche statuario dell'epoca fascista -, e la fotografia di Daniele Ciprì. "Una banda di pazzi", coma ha definito Jodice la squadra composta da tutti i nomi citati, soprattutto perché un film di questo genere, in cui è facilmente leggibile (ma non voluta) una critica all'esasperazione dei venti politici quotidiani, specie quelli estremisti, dieci o quindici anni fa non sarebbe stato possibile produrre. Ci ritroviamo invece a promuovere un prodotto biografico studiato al dettaglio nella scrittura e con un buon valore tecnico ed estetico, forte di ottime interpretazioni e di un valore umano, poetico e storiografico profondo, sincero ed evidente.

Il Cattivo Poeta Il Cattivo Poeta di Gianluca Jodice si rivela un più che discreto biopic, un’opera prima costruita con grande rispetto filologico e storiografico attorno alla figura di Gabriele D'Annunzio, con un focus sugli ultimi anni di vita del Vate. Si tratta prima di tutto di un confronto del Poeta con la sua giovinezza, incarnata dal federale Comini interpretato dal talentoso Francesco Patanè, ma anche di un viaggio lungo il Viale del Tramonto di una complessa, scomoda e raffinata figura della letteratura italiana, nei cui panni troviamo un grande Sergio Castellitto. Curato egregiamente anche in scenografia e fotografia, il film punta soprattutto alla riscoperta del Vate, ricordato spesso per il suo edonismo ma poco per le sue virtù riemerse in tarda età, specie ideologiche e umane.

7

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