Il caso Freddy Heineken, la recensione del film con Anthony Hopkins

Nel 1983 il magnate Freddy Heineken viene rapito da cinque amici oppressi dai debiti in Il caso Freddy Heineken, film ispirato a una storia vera.

recensione Il caso Freddy Heineken, la recensione del film con Anthony Hopkins
Articolo a cura di

Amsterdam, 1983. Cinque amici di vecchia data provano a chiedere un prestito in banca ma gli viene rifiutato; oppressi dai debiti e con situazioni familiari complicate, tra chi aspetta un figlio o chi aspira ad un futuro migliore, i nostri decidono di organizzare il rapimento di Freddy Heineken, magnate dell'omonima compagnia, e richiedere il più alto riscatto di sempre nella storia del Paese. Il sequestro va a gonfie vele ma il denaro tarda ad arrivare, mettendo il gruppo in una situazione difficile e piena di sempre più aspri contrasti sulla decisione da prendere, se passare alle maniere forti con i rapiti (tra i quali vi è anche il più "sacrificabile" autista personale del milionario) per mandare un segnale o attendere infine l'agognato pagamento.

Puoi avere molti soldi o molti amici, ma non entrambi

Il più ingente riscatto mai chiesto per un rapimento non poteva che trovare un adattamento cinematografico di lusso e, almeno sulla carta, questa co-produzione europea ispirata al sequestro di Freddy Heineken aveva tutte le potenzialità per rivelarsi un titolo di peso. Un cast stellare comprendente tra gli altri Anthony Hopkins, Sam Worthington e Jim Sturgess e la regia dello svedese Daniel Alfredson, autore di La ragazza che giocava con il fuoco (2009) e La regina dei castelli di carta (2009), rispettivamente secondo e terzo capitolo della trilogia originale di Uomini che odiano le donne, non bastano però a salvare un film strutturalmente debole, incapace di mettere realmente a fuoco la complessità delle dinamiche narrative, sminuendo ben presto l'alito introspettivo dei personaggi e annegando l'istinto thriller in una generale, seppur diligente, freddezza. È proprio questo perenne senso di incompiutezza, come se la storia fosse sempre sul punto di esplodere senza poi deflagrare, a lasciare l'amaro in bocca, con una sceneggiatura che getta il sasso per poi nascondere la mano abbandonando queste figure archetipiche, rapitori e rapito, al loro destino senza sussulti di sorta. Poco importa che la vicenda sia ispirata da una storia vera e quindi di per sé già conosciuta dallo spettatore informato, giacché la mancanza di tensione rimane comunque un limite non da poco in un'operazione che dovrebbe concentrarsi principalmente sui dilemmi morali di cinque uomini improvvisatisi criminali per i mali di una società annullante: ne Il caso Freddy Heineken il cuore emotivo del racconto è espresso in maniera anonima e superficiale, e neanche le buone interpretazioni, Hopkins in primis, possono molto per infondere maggior personalità all'insieme.

Il caso Freddy Heineken Ispirato al rapimento di Freddy Heineken, magnate dell'omonima compagnia, il film di Tomas Alfredson è privo della necessaria forza drammatica e non approfondisce a fondo le potenzialmente interessanti dinamiche nel rapporto tra vittima e carcerieri. Il caso Freddy Heineken risente di una messa in scena spenta incapace di sfruttare il fascino dell'ambientazione olandese, non coglie le potenti sfumature etiche insite nella vicenda e si pone come fredda e poco ispirata operazione di genere nobilitata solo parzialmente dalle performance del cast d'eccezione. Il film andrà in onda stasera, mercoledì 8 novembre, alle 23 su RAIMOVIE.

5

Che voto dai a: Il caso Freddy Heineken

Media Voto Utenti
Voti: 2
4.5
nd