Gli Idoli delle Donne Recensione: Lillo e Greg nel nulla comico

La commedia sbarca su Prime Video riproponendo il suo pigro approccio alla sceneggiatura, puntando tutto sui nomi altisonanti presenti nel cast.

Gli Idoli delle Donne Recensione: Lillo e Greg nel nulla comico
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Il nuovo corso della comicità italiana è curiosamente ripartito dai grandi nomi provenienti dal passato: per una generazione che ha ormai imparato ad evitare la televisione come la peste, lo show di Amazon Prime Video LoL: Chi ride è fuori ha permesso a tanti spettatori - più o meno giovani - di scoprire e riscoprire sia promesse interessanti come Max Angioni che veri e propri idoli delle masse, personalità di spicco come Guzzanti, Elio e Maccio Capatonda.

Gli Idoli delle Donne è una commedia che sfrutta l'abbrivio di un redivivo Lillo, resuscitato nel ruolo di icona nazionale proprio dalla prima stagione di LoL (ma presente anche in alcuni simpatici cameo della seconda, che abbiamo promosso a pieni voti nella recensione di LoL Chi ride è fuori 2), per sfruttare la nuova popolarità e renderlo uno specchietto delle allodole, completamente perso nella vacua tristezza di una storia senza capo né coda. La pellicola è arrivata sulla piattaforma streaming di Amazon - la trovate ad affiancare i film Amazon Prime Video di ottobre - trovando un ottimo posizionamento nella classifica dei contenuti più visti, ma chissà quanti spettatori hanno avuto il coraggio di portare a termine l'estenuante visione del film.

A volte basta essere belli

Non serve assolutamente a nulla essere carismatici, profondi o intellettuali quando il tuo lavoro si basa tutto sull'apparenza e la prestanza fisica: lo sa bene Filippo (Francesco Arca), votato per l'ennesima volta gigolò dell'anno e sepolto dalle richieste provenienti da innumerevoli clienti, capace di ammaliare qualsiasi donna che incrocia con un semplice sguardo, ma gli basta aprire la bocca per sparare a raffica terribili banalità e spegnere qualsiasi ardore psicologico.

Coinvolto in un incidente automobilistico causato da un tassista fin troppo appassionato di musica classica, il "pubblico marito" è costretto ad una profonda chirurgia facciale che gli trasforma il volto, mentre la risposta esagerata del suo organismo al cortisone lo gonfia facendogli perdere il fisico scolpito. L'uomo che esce dall'ospedale adesso ha le fattezze di Lillo, ed il suo lavoro subisce il duro contraccolpo dell'avvenenza scomparsa perché Filippo è incapace di intavolare una qualsiasi discussione decente con le donne. Sfruttando i legami della sua manager Geraldine (Daniela Piperno), il gigolò viene accolto dal guru dell'esistenza Max (Greg), un triste seduttore alla ricerca del senso della vita che insegnerà a Filippo come intrattenere e far innamorare qualsiasi donna utilizzando l'eleganza e la saggezza.

Le pochezze della scrittura

La sceneggiatura a firma Lillo e Greg - aiutati con scarsi risultati anche da Matteo Menduni e Tommaso Renzoni - chiude il suo filo consequenziale nel breve incipit appena descritto, evolvendosi in seguito attraverso eventi privi di senso e con la pedissequa reiterazione di situazioni comiche sempre uguali, in una perenne autoreferenzialità che svuota senza compassione di qualsiasi carica umoristica anche le rare trovate divertenti.

Quest'ultimo punto si rivela essere la reale debolezza del film, perché lo humor imbastito dalla coppia di comici non solo non è originale, ma nella sua ripetizione non rispetta alcun tempo comico, chiudendo l'ora e mezza di visione con qualche sorriso provocato dal nonsense di poche scene, ma senza riuscire assolutamente a sorprendere né a far ridere. La debolissima scrittura non è capace di legare in maniera plausibile le disavventure del protagonista con le gesta malavitose del trafficante di droga Joaquim (Corrado Guzzanti), né tantomeno ha molto senso l'addestramento del maestro seduttore, ma lega gli intrecci di personaggi sottilissimi in maniera del tutto casuale, senza sforzarsi di trovare una ragione che validi la loro presenza sullo schermo.

Perle ai porci

Non accontentandosi di apporre la propria firma alla malriuscita sceneggiatura, il duo comico si cimenta in una regia inutilmente artificiosa, piena di carrelli e sequenze lunghissime, incorniciata da una fotografia così luminosa da apparire irreale.

Il vero obbiettivo della pellicola si rivela nel cast messo insieme da Lillo e Greg, perché i due hanno sfruttato le loro conoscenze richiamando per l'opera personaggi abbastanza importanti della comicità italiana attuale e passata, a cominciare dal già citato Corrado Guzzanti per arrivare al più contemporaneo Valerio Lundini, protagonista di una delle tantissime sequenze dallo scarso contenuto narrativo che puntellano la visione. I loro personaggi sono solo abbozzati, ancor meno che macchiettistici, protagonisti di dialoghi piatti e monotematici che testimoniano tutte le mancanze creative in fase di scrittura. Non si comportano meglio i comprimari meno conosciuti, dando vita ad un livello di recitazione non certo di alto livello, rimarcando ancora una volta come anche i più grandi attori debbano essere gestiti nel modo .

Gli Idoli delle Donne L'ondata di inattesa popolarità che ha travolto Lillo - e di riflesso il suo compare comico Greg - si traduce in una pellicola dai contenuti colpevolmente scarsi, fiaccata da una sceneggiatura incapace di trovare anche il filo logico alla sua narrazione e da una regia artificiosa e pesante, per nulla adatta alla verve comica che l'opera ricerca. Il divertimento non latita soltanto per colpa di tecnicismi, ma sono i dialoghi, ancor prima di una recitazione non all'altezza, a castrare ogni velleità di umorismo, massacrati senza pietà dalla reiterazione di situazioni già deboli in partenza, le quali diventano poco digeribili a causa delle ripetizioni.

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