Recensione Identicals

Un ragazzo, in seguito al rapimento della fidanzata, è costretto da una misteriosa organizzazione a cambiare la propria identità in Identicals, confuso racconto sci-fi di Simon Pummell.

recensione Identicals
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In un prossimo futuro Slater sta trascorrendo una piacevole serata in compagnia della sua ragazza Nadia, con la quale aveva appena trascorso un periodo di tira e molla. Il rinnovato idillio viene però rovinato dall'irruzione di alcuni uomini armati che, dopo una violenta colluttazione, rapiscono la giovane: i mandanti fanno capo ad una potente organizzazione chiamata Brand New-U. Questa corporazione propone ai suoi membri di assumere l'identità di individui che conducono una più felice esistenza, sostituendoli ad essi tramite avveniristici interventi di chirurgia plastica. Ma vista la reazione della coppia, il piano non va come convenuto e i boss della società decidono di incastrare il ragazzo, costringendolo a dimenticare l'amata e ad iniziare lui stesso una nuova vita. Il passato però è tutto fuorché dimenticato per Slater che, contro le rigide regole imposte dalla forzata condizione attuale, decide di mettersi comunque sulle tracce della fidanzata.

Oltre ogni limite

Ok, che il cinema di fantascienza spesso ci obblighi, o meglio ancora ci invogli, ad attuare una sospensione dell'incredulità per godere appieno della visione, non è certo una novità. A tutto però c'è un limite, limite che Identicals (conosciuto anche con il titolo Brand New-U) supera ampiamente consegnandoci un'opera eccessivamente criptica e confusionaria, mai capace di coinvolgere pienamente in una vicenda contorta e dalle alte ambizioni, purtroppo non supportate da una stesura narrativa e tecnica di che si autocompiace fin troppo della propria unicità. Esordio nel lungometraggio di finzione del documentarista inglese Simon Pummell, anche autore della sceneggiatura, il film guarda a modelli difficilmente raggiungibili quali Il mondo sul filo (1973) di Fassbinder o, per parlare di produzioni più recenti, al secondo episodio della prima stagione di Black Mirror, ma si perde ben presto in un pasticcio di influenze e sviluppi improbabili, esagerando per altro nella gestione delle sequenze, alcune (in particolare nella mezzora finale) dilungate ben oltre il dovuto. A vincere è ben presto la noia, complice anche una messa in scena elementare e piatta, mai a suo agio nell'evolversi di situazioni prive di una logica attinente (il rapimento da parte dei babbo natale sembra totalmente gratuito), che utilizza tematiche come la clonazione e il cambio d'identità per giungere infine ad un nulla di fatto in una sfida tra presunti doppelganger che confonde ancor di più le già torbide acque. A tutto questo va aggiunto un casting non certo memorabile, con la scelta di un protagonista tanto anonimo quanto dichiaratamente masochista: Lachlan Nieboer si impegna ma non è mai davvero credibile in un ruolo reso maggiormente difficile da una machiavellica caratterizzazione.

Identicals Non mancavano certo gli spunti interessanti in una sceneggiatura che, sulla carta, ci avrebbe dovuto narrare della forza dell'amore in un contesto futuristico in cui la clonazione e le sostituzioni d'identità sono all'ordine del giorno. Ma in Identicals il fascino di una realtà distopica, con l'organizzazione misteriosa dietro ai loschi piani di sostituzione d'individui, non viene mai a galla, accompagnandoci forzatamente in un racconto confuso e freddo nel quale al mistero (mai del tutto chiarito, con un finale quanto mai dilatato ed emblematico) si avvicenda ben presto la noia, complice una messa in scena mai del tutto convincente e interpretazioni incapaci di provocare nello spettatore il minimo sussulto empatico.

4.5

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