Recensione I spit on your grave 2

Il sequel del remake di Non violentate Jennifer!

recensione I spit on your grave 2
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Andando per ordine, prima, nel 1978, vi fu quel Non violentate Jennifer di Meir Zarchi che, conosciuto in patria come I spit on your grave e Day of the woman, vide la Camille Keaton di Cosa avete fatto a Solange? nei panni (pochi) della scrittrice del titolo, impegnata ad attuare una feroce vendetta nei confronti del manipolo di bruti che avevano più volte abusato sessualmente di lei tra i boschi; poi, nel 2010, è stato il turno del fedele rifacimento I spit on your grave, interpretato da Sarah Butler e diretto dallo Steven R. Monroe che, già responsabile del mediocre Devil on the mountain, firma anche questo sequel che vede coinvolto, in qualità di produttore esecutivo, proprio il regista del lungometraggio originale, come avvenuto con il precedente capitolo.
Sequel che non si ricollega in alcun modo al suo predecessore per tirare in ballo il personaggio tutto nuovo dell'aspirante modella Katie alias Jemma Dallender, la quale, preso a New York un appuntamento per posare in un servizio fotografico, dopo aver rifiutato di farsi immortalare nuda viene aggredita nella sua casa dai tre tipi che l'avevano convocata e, in seguito, violentemente stuprata e sepolta viva dagli stessi all'interno di uno scantinato.

Non violentate Katie

Quindi, con la protagonista che, risvegliatasi in Bulgaria e rivoltasi inutilmente alla polizia, decide come di consueto di andare alla ricerca dei suoi stupratori al fine di "regalargli" la giusta punizione, per la prima volta nella serie non solo si passa dall'ambientazione boschiva a quella urbana, ma si sfiorano le tematiche alla base della splatterissima saga Hostel, in quanto vi è di mezzo, in questo caso, anche un facoltoso individuo che paga in cambio di sadico sfogo da esercitare su povere malcapitate.
E, Monroe, complice una sceneggiatura non priva di colpi di scena, come dimostrato attraverso il primo film costruisce l'oltre ora e quaranta di visione in maniera decisamente efficace, disturbando lo spettatore tramite la lunga serie di cattiverie inflitte su Katie, per poi prepararlo fotogramma dopo fotogramma al desiderio di liberatoria caccia ai colpevoli, che avviene quando la ragazza, ridotta allo stato primitivo, legge la frase "La vendetta è mia, ha detto il Signore" all'interno della Bibbia.
Caccia ai colpevoli destinata ad occupare l'ultima mezz'ora della pellicola, tra utilizzo di elettricità, teste infilate in water colmi di escrementi e una sequenza di stritolamento di testicoli che rientra a pieno titolo tra i momenti più insostenibili della storia della Settima arte.
Con la risultante di un apprezzabile secondo tassello che, proprio come il primo, riesce nell'impresa di non apparire affatto inferiore al tanto freddo quanto rozzo film di Zarchi, chissà per quale motivo conquistatosi la decisamente immeritata qualifica di horror cult.

I spit on your grave 2 Diretto come il precedente capitolo da Steven R. Monroe, il sequel del rifacimento di Non violentate Jennifer (1978) non sfrutta più la classica, desolata ambientazione tra i boschi, ma preferisce uno scenario urbano accentuando, paradossalmente, il senso di mancanza di aiuto e di esposizione al pericolo. Un elemento che contribuisce ad avvicinare questo sequel - costruito su un plot del tutto scollegato dai due predecessori - alla sanguinolenta saga Hostel, man mano che lo script di Neil Elman e Thomas Fenton si struttura in maniera efficace sfoderando diversi colpi di scena; fino all’attesa, sadica vendetta messa in atto dalla protagonista nei confronti dei suoi stupratori. Vendetta che, come di consueto, riserva non pochi colpi bassi allo spettatore, lasciandolo in ogni caso soddisfatto di aver assistito a un pienamente riuscito e tutt’altro che noioso rape and revenge al sapore di torture porn.

7

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