Recensione I Puffi in 3D

Tornano le avventure dei Puffi grazie alle magie della computer grafica

recensione I Puffi in 3D
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Tra i cartoni in assoluto più amati e seguiti degli anni '80 è impossibile non annoverare I Puffi: le avventure dei piccoli esserini blu sono difatti entrate prepotentemente nell'immaginario di più di una generazione, non solo tramite le diverse serie televisive, più volte replicate nel corso degli anni, ma anche tramite libri e fumetti, sulle cui pagine son nati nel lontano 1958. Il fumettista belga Pierre Culliford, in arte Peyo, li ideò come creature fantastiche a corredo di un'avventura dei simpatici John e Solfamì, ma presto venne inaspettatamente travolto dal successo degli Schtroumpfs, il cui nome deriva da un curioso aneddoto. Si dice, infatti, che trovandosi a pranzo con amici, Peyo chiese di passargli la saliera, con un'espressione del tipo “passami quel coso”. E per dire 'coso' il fumettista improvvisò su due piedi il termine schtroumpf! Ecco dunque da dove deriva il loro nome originale, e la loro buffa abitudine di intercalare il termine 'puffo' dentro ad ogni discorso.
E nonostante non siano più state realizzate serie animate sui Puffi dopo la morte del loro autore, avvenuta nel 1992, la loro fama resta immutata, tanto da spingere Sony Pictures a produrre un nuovo lungometraggio che li vede protagonisti.

Ma dove siamo puffati?

Secoli e secoli fa, nascosto da un incantesimo nel folto della foresta belga, potevamo trovare il villaggio dei Puffi, piccoli esserini blu dalle fattezze umanoidi e dalle buffe abitudini. Ma conosciamoli più da vicino. Ogni singolo Puffo vanta un'emblematica abilità, che mette a disposizione della comunità e dalla quale proviene il suo nomignolo: abbiamo così il puffo falegname, il pittore, il fornaio e così via, arrivando anche ad alcuni estremi come il puffo cosiddetto 'tontolone' o l'ancor più iconico 'brontolone'. I puffi sono tutti maschi, tranne uno, Puffetta, creata alchemicamente dallo stregone Gargamella (Hank Azaria) al fine di farli finire in trappola, ma con ben magri risultati. A capo del villaggio abbiamo il Grande Puffo, saggio e bonario, conoscitore della magia bianca e guida di tutti i suoi consimili.
Un giorno, Gargamella riesce a scoprire come accedere al villaggio, e intraprende una folle caccia al puffo: il suo intento è estrarre l'essenza magica da ogni singolo folletto per accrescere la potenza dei propri incantesimi. Durante la fuga, però, i Puffi cadono in un vortice spazio-temporale che li sbalza di quasi mille anni nel futuro e molto, molto lontani da casa, finendo nella New York dei giorni nostri. Trovato rifugio presso la coppia di sposini Patrick (Neil Patrick Harris) e Grace (Jayma Mays), i nostri cercheranno un modo per tornare a casa, sfuggendo al contempo a Gargamella e al suo gatto Birba, che li hanno seguiti nel loro viaggio nel futuro.

Puffiamo tutti insieme

I puffi segue l'ormai ricco filone di lungometraggi live action per ragazzi che fanno grande uso di personaggi realizzati in computer grafica: da Garfield ad Alvin e i Chipmunks, passando per Scooby-Doo. E proprio il regista dei due Scooby-Doo con Sarah Michelle Gellar, nonché esperto di film per ragazzi (avendo collaborato a, montato o diretto pellicole come Mamma ho perso l'aereo e Beverly Hills Chihuahua) Raja Gosnell è stato scritturato per dirigere questo ennesimo film tratto da un cartoon Hanna-Barbera.
La paura di trovarsi di fronte ad una semplice operazione commerciale, oltretutto poco 'rispettosa' della fonte di ispirazione originale, era in verità forte, per via di alcuni elementi. Tra i Puffi presenti in quest'avventura ve ne sono alcuni nuovi di zecca, tra cui, in particolare, Puffo Coraggioso, caratterizzato più che per il suo ruolo nella comunità per la sua 'discendenza' scozzese, cosa che cozza un po' con lo spirito originale delle caratterizzazioni. Il character design, inoltre, non rende giustizia alle curve tonde e aggraziate degli esserini disegnati da Peyo, rendendoli, nonostante tutto, non troppo riconoscibili. Infine, c'è il cambio di setting: dal medioevo centro-europeo alla moderna New York ne passa di strada, e si nota. Eppure, i tre elementi non stonano più di tanto nel complesso, anche se avremmo di certo preferito un contesto più 'classico' (e difatti, le scene migliori in assoluto sono quelle iniziali, ambientate nei pressi del villaggio).
La trasferta americana, tuttavia, mette alla prova i Puffi in maniere inaspettate e a volte spassose, come nella sequenza all'interno del negozio di giocattoli. E se le figure di Patrick e Grace sono un po' effimere (anche se dolci come si conveniva), un plauso va ad Azaria per aver interpretato un Gargamella perfetto, movenze ed espressioni comprese.
Certo, la trama scricchiola a più riprese, ma sono problemi di poco conto visto che il pubblico finale -quello infantile- non può non apprezzare le tante trovate ideate apposta per loro.

I Puffi I Puffi sono tornati, dopo tanti anni, figli del compromesso ma non per questo insipidi o mal sfruttati, donando un'oretta e mezza di spensieratezza ai loro spettatori. Gosnell confeziona con discreta perizia tecnica un film dal character design e dal 3D non sempre efficaci ma sempre godibili, regalandoci la perfetta versione live di Gargamella e, cosa più importante, lasciando contenti gli spettatori più piccoli. Quelli più grandi troveranno, com'è ovvio, la storia un po' banale, ma forse si commuoveranno anche loro, mettendosi nei panni dei due co-protagonisti umani e, soprattutto, ripensando ai pomeriggi passati a vedere i vecchi cartoni dei Puffi in onda su Bim Bum Bam.

6.5

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