ROMA11

Recensione I primi della lista

Gli anni '70 e l'avventatezza dell'età giovane nell'opera prima di Roan Johnson

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Nel 1970, in una stagione stretta tra gli idealismi del ‘68 e il volto più cruento delle lotte interne degli anni '70, Pino Masi (Claudio Santamaria) è un cantautore rinomato e stimato nella Pisa ‘giovane', che ha appena fondato il Canzoniere Pisano e dato alla luce le canzoni simbolo della lotta di classe, dalla "Ballata dei Pinelli" all'inno di Lotta Continua. Una mattina, nella soffitta del giovane musicista, ci sono anche Renzo Lulli (Francesco Turbanti) e Fabio Gismondi (Sergio Pierattini), due liceali che sognano di fare un concerto con il loro mito Masi, un ragazzo con la naturale vocazione alla leadership e fortemente legato agli ideali comunisti. E mentre i tre ‘compagni' intonano proprio uno dei pezzi di lotta, arriva una telefonata che annuncia un imminente colpo di stato. A quel punto Masi mette gli altri due ragazzi al corrente del grave pericolo che incombe (su di loro particolare, ascritti alla folta schiera di musicisti, scrittori e intellettuali presi di mira - i cosiddetti primi obiettivi nella lista dei fascisti) a fuggire verso nord (con la 112 rossa del Lulli - l'unico a possedere un mezzo di locomozione), per chiedere asilo politico all'estero al precipitare della situazione o fare rientro in caso contrario. Il giovane Lulli (pulito e ingenuo figlio di un padre severo che di lì a poco lo rimbrotterà dicendo ‘lascia perdere le cose importanti che tu non sai fare neanche quelle normali'), dapprima restio, si farà facilmente convincere della pericolosità della situazione dal carismatico Masi e diventerà dunque l'autista-eroe di quella corsa verso la fuga e il sogno di libertà. Lungo la strada, di notte, i tre si fermano per fare benzina e per prendere un caffè, mentre nel bar affluisce un mare di soldati in divisa, mitragliette a tracolla, diretti a Roma. In un attimo la certezza che il colpo di stato sia oramai imminente bracca i tre ragazzi, e li induce a riprendere sempre più infervorati ("pigia Lulli, pigia") la loro corsa verso nord. Giunti al confine Jugoslavo, però, i ferrei controlli di frontiera convinceranno il giovane trio a deviare verso il confine con l'Austria (paese che loro ritengono ben più democratico) dove di fronte alla perplessità della guardia di frontiera (alla quale come documenti hanno consegnato un patentino e una denuncia di smarrimento), e di fronte allo spauracchio di esser stati riconosciuti come fuggiaschi, decideranno di sconfinare costi quel che costi, pur di raggiungere la salvezza sperata. In territorio austriaco verranno inseguiti e poi fermati dalle guardie locali (solo il Lulli riuscirà a scappare, per poi essere convinto dai due amici a fidarsi degli austriaci che sarebbero pronti a concedere l'asilo politico) che invece, per tutta risposta, li sbatteranno nel carcere di Villach. E solo a quel punto comincerà per il trio di moderni ‘Musicanti di Brema' o alternativi Inti-Illimani a delinearsi un quadro completamente diverso da quello immaginato dalle loro giovani menti offuscate dall'inseguimento del sogno. L'assembramento di soldati non trovava infatti la sua spiegazione in un imminente colpo di stato ma nel ben più banale motivo della consueta parata militare in occasione della ricorrenza del 2 giugno, ovvero la Festa della Repubblica.

Il primo di una lunga lista?

Roan Johnson, londinese di nascita e pisano d'adozione, firma con I primi della lista il suo primo lungometraggio (speriamo di una lunga lista), una commedia grottesca tratta da un reale quanto stravagante fatto di cronaca che a suo tempo il Corriere della Sera titolò: "Stupore a Pisa: tre ragazzi chiedono asilo politico all'Austria". Una storia che sembra immersa a pieno regime nel clima di spaesamento di quegli anni, e alimentata però dalla immodificabile facilità con cui i giovani tendono a idealizzare le loro scelte e i loro obiettivi (in questo caso il sogno di suonare insieme basterà a impedire che, strada facendo, si pongano domande in merito all'autenticità di quello che sta accadendo), sempre in virtù di quello straniamento viscerale ("perché chi siamo davvero?") tipico dei giovani. E sarà la voglia di credersi per un attimo eroi, abbandonati senza obiezioni al carisma del Masi, a trascinarli in quell'avventura che li trasformerà poi in zimbelli nazionali. Si tratta dunque di un'opera in cui convivono più anime e più registri (il dramma di un clima politico/sociale indiscutibilmente teso, l'ironia scaturita dalla sicurezza con cui i tre porteranno avanti il loro scopo a fronte della sostanziale mancanza della causa scatenante delle loro azioni, e poi la gioiosa amarezza con cui nell'epilogo apprenderanno la verità e le conseguenze di quella verità, imbastendo prima del rilascio il loro primo e unico (pseudo)concerto. Molto abile Johnson nel mantenere in equilibrio le molteplici facce di questo film, scorrevole e divertente (anche grazie a una vibrante colonna sonora che include pezzi dello stesso Masi e si chiude sulle note del graffiante Quello che non ho di Fabrizio de Andrè, e a un trio di attori molto affiatati, tra cui il sempre bravo Santamaria e due interessanti volti ‘esordienti') eppure realisticamente rappresentativa di una stagione in particolare e dell'essere ragazzi in generale (sempre capaci di fare delle ‘meravigliose cavolate').

I primi della lista Il viaggio catartico, verso una fuga essenziale che si rivelerà poi una ‘cazzata di portata storica’ (anche se un tantino profetica) è al centro del primo lungometraggio di Roan Johnson, un’ottima commistione di registri e una funzionale scelta di tre attori (incluso l’oramai sempre più affidabile Santamaria) affiatati e tutti profondamente votati, pur nella loro diversità, all’ingenuità del sogno di evasione. Un’opera prima - abilmente ricostruita attorno al divario esistente tra la determinazione con cui in giovane età s’inseguono sogni e la sostanziale incapacità di mettere a fuoco le linee guida del sogno stesso - in cui s’intravede il carattere di un regista che molto probabilmente saprà regalarci altre 'sognanti' sorprese.

7

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