I peggiori, la recensione del cinecomic italiano

Dopo Lo chiamavano Jeeg robot, I peggiori di Vincenzo Alfieri porta sullo schermo altri due supereroi nel cinema italiano d'inizio terzo millennio.

I peggiori, la recensione del cinecomic italiano
Articolo a cura di

È inutile negarlo: nonostante, tra gli anni Sessanta e Ottanta, la chiacchieratissima cinematografia di genere made in Italy abbia avuto modo di vantare la presenza di supereroi nati sulla scia dei fumetti americani, da Flashman ai tre Superman in costume rosso protagonisti di una vera e propria saga, è stato necessario l'arrivo del pluripremiato Lo chiamavano Jeeg robot di Gabriele Mainetti per poter riportare all'attenzione del pubblico tricolore la tematica del giustiziere dotato di poteri più o meno speciali. Un titolo che, ancor più del precedente (di pochissimo) modello salvatoresiano Il ragazzo invisibile, sembra aver stimolato un vero e proprio desiderio di ritorno al filone, destinato ad essere ulteriormente incrementato dal primo lungometraggio diretto dall'attore salernitano Vincenzo Alfieri, il quale dichiara: "Ho cominciato a scrivere I peggiori quando ancora frequentavo il liceo. Avevo cambiato numerose città e scuole a causa del lavoro dei miei genitori, non sono mai riuscito a crearmi delle amicizie stabili. Eppure non ero mai solo. Centinaia di fumetti e film hanno accompagnato la mia adolescenza e, grazie a loro, sono riuscito a trovare una valvola di sfogo per un carattere esuberante e sempre alla ricerca di qualcosa. Soprattutto, grazie ai supereroi riuscivo ad estraniarmi, creandomi mondi e storie nelle quali io ero protagonista. Ma una cosa mi è sempre stata chiara, in Italia, un eroe votato solo alla giustizia non avrebbe potuto essere concreto quanto in America. La loro è una cultura basata sul patriottismo, mentre la nostra, molto spesso, sull'arte di arrangiarsi, soprattutto nel paese del sud in cui vivevo all'epoca, Caserta".

Roba da Durim

È lo stesso Alfieri a vestire ne I peggiori i panni di Fabrizio Miele, laureato in legge ed impiegato presso l'archivio del tribunale, nonché fratello squattrinato dell'altrettanto squattrinato Massimo, ovvero Lino Guanciale, il quale ha trovato lavoro come manovale in un cantiere gestito dal losco individuo albanese Durim Basha alias Tommaso Ragno. Individuo che sfrutta i propri dipendenti - per lo più extracomunitari - riuscendo a non pagarli anche per mesi; fino al giorno in cui i due escogitano di portare a compimento, mascherati, il furto degli stipendi arretrati, in quanto spinti non solo dalla difficoltà a pagare l'affitto, ma anche da una tragica situazione: Serena, assistente sociale che manifesta i connotati di Miriam Candurro, li avvisa che il giudice non aspetta altro che di togliergli l'affidamento della sorella tredicenne Chiara, sospesa da scuola a causa di una rissa divenuta virale su internet dopo essere stata ripresa da un cellulare. Sorella incarnata da una sorprendente Sara Tancredi e che, inevitabilmente, si trova a supportarli dal momento in cui, in maniera inaspettata, il loro colpo assume un'altra piega e gli consente di trasformarsi in autentici eroi dei cittadini di Napoli.

... e poi li chiamarono "I demolitori"

Eroi chiamati "I demolitori" e che, a pagamento, provvedono a devastare pubblicamente le identità dei disonesti del Bel Paese, nascondendo i propri volti sotto non poco simboliche maschere da Diego Armando Maradona. Perché, a partire dalla frase "Andate a rubare, tanto siamo in Italia", ad emergere tra un fotogramma e l'altro della oltre ora e mezza di visione è in maniera evidente una autentica denuncia rivolta al malcostume ed al cattivo funzionamento delle leggi nella nazione che è storica terra di scrittori e poeti, ma anche di criminali e malavitosi. Terra in cui si trovano ad affrontare la spietata ed algida imprenditrice edile Eva Perrot interpretata da Antonella Attili, dedita spesso a citare Oscar Wilde e sulle cui tracce è già da tempo il commissario di polizia Natale Piervi, al quale concede anima e corpo un lodevolissimo Biagio Izzo, una volta tanto lontano dalla comicità da cinepanettone. Sebbene sia sempre nell'ambito della commedia che ci troviamo, in quanto, pur portando in scena una coppia di nuovi avversari della delinquenza che, come il Dave di Kick-Ass, non possiedono alcun potere soprannaturale, I peggiori non punta affatto sulla violenza e, oltretutto, complice un indolente e nichilista avvocato dalle fattezze di Francesco Paolantoni, fa dell'ironia il proprio ingrediente fondamentale. Del resto, dalla esilarante sequenza ambientata nel negozio della ragazza cinese all'osservazione atta a mettere grottescamente a confronto il livello di sicurezza del capoluogo campano con quello di Gotham City (!!!), le occasioni per sprofondare in sane risate non risultano davvero assenti. E, da un poster affisso al muro di Si può essere più bastardi dell'ispettore Cliff? ad un risvolto conclusivo probabilmente influenzato da Machete di Robert Rodriguez, non mancano davvero gli omaggi cinefili nel corso di una velocissima e tecnicamente lodevole operazione che, con un'ultima sequenza posta nei titoli di coda, lascia tranquillamente intuire quanto il suo autore ben conosca gli stilemi dei cinecomic e di quelli che oltreoceano chiamano superhero movies.

I peggiori Il problema di Napoli non sono i napoletani? Non tutti i dipendenti comunali sono zelanti? Ci rispondono i nuovi (super)eroi maccheronici sfornati da I peggiori, chiaramente ispirato ai cinecomic d’oltreoceano d’inizio terzo millennio, ma capace di non abbandonarsi alla banale scopiazzatura per assumere una personale identità. Grazie soprattutto alla capacità di affondare nella sempreverde problematica della disonestà italiana un miscuglio di humour e azione che funziona senza annoiare, regalando allo spettatore una più che sufficiente dose di divertimento.

6.5

Che voto dai a: I peggiori

Media Voto Utenti
Voti: 8
7.8
nd